Notizie Notizie Mondo Banche Centrali Bce e taglio tassi, Cipollone suona la sveglia a Lagarde: ‘Agire in fretta anche con nodo salari-inflazione’

Bce e taglio tassi, Cipollone suona la sveglia a Lagarde: ‘Agire in fretta anche con nodo salari-inflazione’

27 Marzo 2024 13:25

Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce, si è confermato oggi voce dovish sui tassi dell’area euro.

Con il discorso “The confidence to act: monetary policy and the role of wages during the disinflation process”, l’ex vice direttore di Bankitalia ha invitato  i falchi dell’area euro e la presidente dell’Eurotower Christine Lagarde a non preoccuparsi in modo eccessivo per l’impatto della crescita dei salari sull’inflazione dell’area euro.

Motivo:

su base reale i salari rimangono ancora al di sotto del livello precendente la pandemia“, a fronte di “una crescita dei profitti unitari che fino ai tempi recenti è rimasta relativamente elevata rispetto alla media storica”.

Bce, Cipollone smorza l’ansia di Lagarde per la spirale salari-prezzi

Piero Cipollone, che lo scorso anno ha assunto l’incarico in seno alla Bce precedentemente ricoperto da Fabio Panetta – a sua volta nominato nuovo governatore della Banca d’Italia – ha cercato di smorzare quell’ansia per la dinamica dei salari a cui Lagarde si è riferita più volte di recente, nel rimarcare la sua ostinazione a prendere tempo prima di tagliare i tassi di interesse dell’area euro.

Un atteggiamento, vale la pena di ricordare, che ha indispettito più volte, in primis, il governo Meloni, che aveva già alzato la voce contro Francoforte a causa di quelle strette monetarie incessantemente annunciate nel corso degli ultimi due anni.

Il punto, ha spiegato oggi Cipollone, è che “oggi l’incidenza del lavoro sul valore aggiunto rimane più bassa rispetto al periodo precedente lo shock del Covid-19, nonostante il livello dell’occupazione sia salito del 3,8% nello stesso arco temporale”, in una situazione in cui i fondamentali dell’economia sono, di fatto, a rischio.

Il quadro attuale generale è quello di “profitti che in questo momento si stanno normalizzando” e di un “continuo ribaltamento degli shock negativi sull’offerta, che sta creando un ulteriore spazio per la ripresa dei salari reali”.

Questa ripresa dei salari reali, ha ricordato Cipollone, “contribuirà a un recupero dell’economia che sarà in linea con le proiezioni stimate dal nostro staff e con la convergenza dell’inflazione al nostro target”.

Fin qui, tutto bene, visto che proprio questa capacità dei salari reali di rimettersi alla pari con il trend dei prezzi sarà una delle condizioni che faranno “salire i consumi privati”, dando impulso all’economia dell’Eurozona.

L’economista ha però fatto notare che, “anche considerando la fine dell’orizzonte a cui le proiezioni si riferiscono, le attese sono tuttora di salari reali lievemente inferiori a quel livello che sarebbe giustificato dalla crescita della produttività del lavoro avvenuta a partire dai tempi della pandemia”.  E, ovviamente, “è improbabile che la crescita della produzione e quella della produttività possano confermarsi sostenute se i salari e la domanda domestica rimangono depresse in modo permanente”.

Una tale situazione potrebbe infatti tradursi in un “sottoutilizzo protratto delle risorse” e dunque nel rischio che la produzione potenziale finisca per intraprendere un percorso di aggiustamento al ribasso “al fine di centrare la domanda depressa”: alimentando così, più che una spirale salari-prezzi, una situazione di indebolimento ulteriore del Pil.

“Fatemi essere chiaro – ha tenuto a precisare l’esponente della Bce – è necessario che la crescita dei salari moderi il passo, nel medio termine, per consentire all’inflazione di convergere in modo sostenuto verso il nostro target. Ma una attenzione eccessiva sugli sviluppi dei salari di breve termine potrebbe non prendere in piena considerazione la ripresa (complessiva) dei salari che può – e che deve – concretizzarsi, affinché l’attuale ripresa fragile dell’area euro diventi più forte”.

Pil euro a rischio, Cipollone: con conferma dati muoversi velocemente

Cipollone non ha voluto minimizzare il rapporto tra salari e prezzi, riassunto nell’espressione “spirale salari-prezzi”.

Ma un’altra espressione che non è mancata nel suo discorso è stata quella di stagnazione.

Certo, “aspettare l’arrivo di ulteriori dati prima di iniziare a normalizzare i nostri tassi, ci permette di disporre di una maggiore garanzia contro i rischi al rialzo che incombono sull’inflazione”.

Detto questo, “dovremmo agire in modo proporzionato andando avanti, visto che l’economia è rimasta stagnante per 18 mesi, che i rischi sull’outlook dell’economia sono orientati verso il basso, e che le condizioni del credito versano in un territorio restrittivo”.

Tra l’altro, Piero Cipollone ha sottolineato che, anche in caso di taglio ai tassi, la politica monetaria dell’Eurotower rimarrebbe “molto restrittiva”.

Di conseguenza, “se i dati in arrivo dovessero confermare lo scenario previsto nelle proiezioni di marzo, dovremmo prepararci ad agire in modo veloce (swiftly) per fare un passo indietro rispetto alla nostra politica monetaria restrittiva”.

Il problema, infatti, è che “se l’economia non si riprenderà, l’effetto sarà una pressione al ribasso sulla crescita della produttività oppure dell’occupazione”.

L’ex funzionario della Bce ha ricordato che, in risposta all’inflazione elevata, la Bce ha apportato aggiustamenti alla sua politica monetaria.

“Abbiamo alzato i tassi in modo consecutivo per 10 volte, per un valore complessivo di 450 punti base, lanciando l’aggiustamento più imponente della nostra storia”.

Il punto su cui Cipollone ha tuttavia insistito è che, a fronte di una inflazione è stata domata – anche se ancora distante dal target del 2% fissato dalla Banca centrale europea – il Pil reale dell’area euro ha sofferto una stagnazione che è andata avanti “negli ultimi sei trimestri”.

Tra l’altro, “visto che la politica monetaria produce effetti in ritardo, l’impatto negativo sull’attività economica” delle strette monetarie continuerà ad andare avanti, con il Pil previsto rimanere anemico nel primo trimestre del 2024″.

A dispetto dell’angoscia di Lagarde per il trend dei salari, Piero Cipollone ha avvertito oggi che, “guardando oltre il breve termine, se non si assisterà al recupero dei salari reali, il rischio di una debolezza protratta dell’economia aumenterà, provocando effetti che lasceranno il segno, dal momento che sia gli investimenti che la capacità dell’offerta si adegueranno a una domanda bassa in modo persistente”.

Una tale situazione “ridurrebbe la produzione potenziale, facendo scendere il livello in corrispondenza del quale la domanda diventa inflazionistica”.

Cipollone ha aggiunto che a pagare lo scotto sarebbe ovviamente anche la produttività, che verrebbe ulteriormente erosa rispetto a quella di altre parti del mondo.

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Alert tassi anche da Panetta. Colombe scelte da Meloni alla carica

Piero Cipollone ha parlato qualche giorno dopo il discorso proferito dall’altra voce dovish scelta dal governo Meloni, ovvero da Fabio Panetta, governatore di Bankitalia.

Anche Panetta ha lanciato un monito alla Bce di Christine Lagarde, che continua a essere riluttante a tagliare i tassi, a causa della persistenza dell’inflazione.

Ma il rischio che questa cautela finisca per uccidere la ripresa viene ormai indicato non solo dal governo Meloni, che fin da subito ha lanciato una vera e propria crociata contro la Banca centrale europea, ma anche da una platea di colombe che sembra farsi sempre più affollata.

A difesa di Lagarde, va detto che ultimamente dalla presidente dell’Eurotower è arrivata una maggiore apertura verso la possibilità di iniziare a tagliare i tassi dell’area euro, in un momento in cui la tanto attesa mossa della Bce, così come quella della Fed, è stata anticipata dalla sorpresa arrivata dalla Svizzera.

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L’impressione è che Piero Cipollone abbia comunque invitato Lagarde a muoversi:

“Una domanda debole – ha detto oggi il funzionario della Bce – ha ripercussioni sull’attività economica”, e “gli ultimi sondaggi della Commissione europea” sulle condizioni delle aziende hanno messo in evidenza che “una domanda insufficiente è il fattore più comune tra quelli che limitano la produzione”.

Tra l’altro – ha continuato il banchiere – questo freno è aumentato”.

Allo stesso tempo “la produzione industriale è stata piatta nel quarto trimestre del 2023, scendendo in modo significativo a gennaio e rimanendo ben al di sotto del suo livello precedente la pandemia”.

Così come ha fatto più volte anche Panetta, Cipollone ha oggi confermato quel DNA dovish che ha portato il governo Meloni a proporre la sua candidatura e che è stato messo in evidenza subito, quando niente era ancora ufficiale, dal Financial Times, con l’articolo Rome turns to Bank of Italy veteran to keep seat on ECB board”, che ha riassunto la grande rabbia del governo Meloni contro l’Eurotower.

La candidatura di Cipollone è stata poi approvata nel bel mezzo del caos Mes.

Gli attacchi del governo italiano contro la Bce considerata troppo hawkish sui tassi sono rimasti, di fatto, nella storia della banca centrale capitanata da Christine Lagarde, a partire dalle aspre critiche che videro protagonisti, all’alba del governo Meloni,
il ministro dei Trasporti e leader della Lega Matteo Salvini e il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

Il vicepremier Matteo Salvini è tornato poi più volte a tuonare contro la Bce, forte degli attacchi che hanno visto protagonista la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Francoforte è stata considerata dal governo Meloni anche la responsabile di quella tassa sugli extraprofitti delle banche annunciata in pompa magna nell’agosto del 2023, che si è tradotta alla fine in una versione decisamente più light, a beneficio delle banche italiane.

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