Notizie Notizie Italia Effetto Bce su banche: 16 mld di utili in nove mesi per UniCredit e le altre Big

Effetto Bce su banche: 16 mld di utili in nove mesi per UniCredit e le altre Big

10 Novembre 2023 11:55

Effetto tassi Bce: le prime cinque banche italiane hanno incassato nei primi nove mesi del 2023 utili per ben 16 miliardi di euro. E’ quanto emerge da un’analisi pubblicata dal sindacato dei bancari FABI.

“L’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca centrale europea spinge ancora i risultati del settore bancario del Paese”, si legge nel rapporto ‘Banche, dai primi cinque gruppi 16 miliardi di utili in nove mesi’.

Per primi cinque gruppi si intendono UniCredit, Intesa SanPaolo, Banco BPM, Bper, Mps Monte dei Paschi di Siena.

Effetto Bce: 16 mld utili in 9 mesi per UniCredit, Intesa, Banco BPM, Bper, Mps

Le cinque Big del credito italiano UniCredit, Intesa SanPaolo, Banco BPM, Bper e Mps hanno tutte annunciato ai mercati, nei giorni scorsi, i risultati di bilancio relativi ai primi nove mesi del 2023 e al terzo trimestre dell’anno.

La cifra degli utili di quasi 16 miliardi di euro in nove mesi, presentata dal rapporto stilato dalla FABI, è da capogiro.

I ringraziamenti vanno alla Bce di Christine Lagarde , che ha deciso di interrompere la scia continua di rialzi dei tassi di interesse dell’area euro soltanto il 26 ottobre scorso, in occasione dell’ultima riunione del Consiglio direttivo, dopo una politica monetaria incentrata sugli aumenti del costo del denaro avviata nel luglio del 2022.

Quelle strette monetarie hanno sostenuto la redditività del settore bancario, incidendo la loro firma, in modo particolare, nella voce di bilancio del margine netto di interesse (NII).

La Fabi ha reso noto con l’analisi non solo il valore complessivamente guadagnato dalle banche italiane in termini di utili, ma anche i livelli di fatturato, di NII, e i ratio di cost/income.

Tutte voci, ha precisato il sindacato, che dimostrano come il settore versi in buone condizioni di salute, e che, nell’ottica della Fabi, più che consentono agli istituti di credito di alzare gli stipendi dei rispettivi dipendenti.

Nessun regalo da parte delle banche italiane ai dipendenti del settore, ha fatto notare infatti  Lando Maria Sileoni, segretario generale del sindacato Fabi:

“I dati che ho presentato oggi (ieri per chi legge) durante l’incontro in Abi dimostrano, ancora una volta, che col nuovo contratto nazionale vanno garantiti alle lavoratrici e ai lavoratori importanti riconoscimenti economici. I 435 euro medi mensili chiesti da tutti i sindacati rappresentano una richiesta legittima e giustificata tanto dal recupero dell’inflazione tanto dal riconoscimento per la produttività. Nel 2020 e nel 2021, le banche avevano cominciato a guadagnare più con le commissioni che con i prestiti. Con il rialzo dei tassi, già l’anno scorso è cambiato tutto. Nel 2023 il margine d’interesse è addirittura raddoppiato. È un regalo, semmai, quello che guadagnano gli amministratori delegati: quelli dei primi 16 gruppi guadagnano, complessivamente, 30 milioni di euro l’anno, una cifra stratosferica che consentirebbe di assumere fino a 1.000 giovani in banca”.

Per quanto riguarda l’imposta varata dal governo Meloni, dall’analisi del sindacato è emerso che “la tassa sugli extraprofitti è stata ‘sostituita’ da 4,2 miliardi di accantonamenti a riserva non distribuibile”.

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Fabi: i numeri sul fatturato, NII e cost-income con effetto tassi Bce

Di seguito i numeri diffusi dal sindacato Fabi relativi al fatturato, al margine di interesse e al cost/income delle cinque principali banche italiane.

Il ‘fatturato’ di UniCredit & Co, ha reso noto la Fabi, si è attestato, dopo tre trimestri, a 47,4 miliardi prevalentemente grazie ai ricavi legati agli interessi sul credito erogato alle imprese e alle famiglie (27,6 miliardi), “ambito che corrisponde quasi al doppio di quanto incassato, tra altro, con le commissioni su servizi e attività di risparmio gestito (15,9 miliardi)”.

In rapporto alle entrate, si legge nel rapporto, le 5 Big del credito hanno guadagnato il 58,3% con il margine di interesse e il 33,7% con le commissioni, mentre l’8% (3,7 miliardi) è stato realizzando attraverso altri ricavi (trading e altri proventi finanziari).

Così la Fabi:

“Una fotografia, quelle che emerge dai conti dei primi nove mesi dell’anno, che sembra rilanciare, nel settore bancario italiano, l’importanza delle attività tradizionali, che avevano subìto, nel 2020 e nel 2021, il sorpasso a vantaggio delle commissioni. Già lo scorso anno, il margine d’interesse era tornato a essere la prima fonte di ricavo degli istituti di credito italiani”.

Ottime notizie per le banche italiane anche con il cost/income, che ha confermato il “netto miglioramento della qualità del credito per tutto il settore che si è tradotto, per i primi cinque gruppi, in minori accantonamenti sui rischi e minori svalutazioni”.

In particolare la crescita degli utili e della redditività, che si deve anche a “una attenta gestione sul fronte delle spese” ha portato il cost/income, in media, ad attestarsi al 46% (si va dal 39% al 49,5%).

Tra l’altro il ratio, “che indica l’efficienza di una banca (più è basso, più è positivo), non è mai stato così contenuto e solo cinque anni fa, nel 2018, per l’intero settore, si attestava al 62% medio”.

2023 anno da incorniciare per le banche. Stoccata Sileoni su quella ‘regola d’oro’

Non per niente la Fabi ha messo in evidenza che le cinque banche italiane sono riuscite a centrare i target dei loro piani in anticipo, durante un anno, il 2023, “da incorniciare”.

“Gli obiettivi dei piani industriali sono stati ampiamente realizzati con largo anticipo e i non performing loan (npl) ormai non catalizzano più l’attenzione come in passato perché la qualità del credito si mantiene decisamente buona – si legge nel rapporto – Tutti i principali istituti di credito – ma in generale questo vale per l’intero settore – hanno beneficiato delle mosse della Banca centrale europea e la fotografia dei bilanci parla di due leve di crescita dei numeri: da una parte l’aumento del margine di interesse, dall’altra il minor rischio di credito (si registrano, infatti, pochi accantonamenti e poche coperture)”.

“Se a questo si aggiunge il miglioramento degli indici patrimoniali e dei livelli di liquidità – conclude il sindacato – il 2023 sarà un anno da incorniciare e il prossimo biennio, stando anche alle indicazioni contenute nei documenti delle principali banche, porterà a risultati analoghi se non migliori. Il rialzo dei tassi di interesse, inoltre, ha restituito alle banche un canale di ricavi ormai dimenticato: il margine di interesse è raddoppiato quasi per tutti e la parte inaspettata del cost/income non ha mai raggiunto livelli così bassi e con un tale velocità. C’è una regola d’oro che ancora accomuna tutto il settore: i vertici delle banche sono attenti ad assicurare i dividendi, anche oltre le stime, per remunerare gli azionisti, ma non sembra essere preso in adeguata considerazione quanto gli effetti finanziari della crisi stiano pesando sul risparmio e sui patrimoni delle famiglie”.