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Carige: una settimana per scongiurare liquidazione. Piano c’è, ma come si troveranno 900 milioni?

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Soltanto il Fondo Interbancario di tutela dei depositi sarebbe disposto a iniettare immediatamente cash. Gli altri eventuali partecipanti continuano a valutare il dossier.

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Carige, il tempo per salvarla sta per scadere: la banca ligure ha una settimana per essere messa in sicurezza, e i nodi da sciogliere continuano a essere diversi: un campanello d’allarme non solo per l’istituto ma, come ha dimostrato il mercato, anche per Piazza Affari e i BTP che, spesso, hanno scontato o beneficiato delle notizie relative alla banca. In diversi casi gli analisti hanno messo in evidenza una certa correlazione tra il caso Carige e il trend dei titoli di stato italiani.

Carige, che fine ha fatto opzione salvataggio in stile Mps?

Ma perchè si parla di rischio liquidazione, quando nel decreto salva Carige compariva la soluzione, sebbene in extremis, della ricapitalizzazione precauzionale in stile Mps?

Il tutto è spiegato QUI:

“La riunione chiarificatrice a Palazzo Chigi – di qualche giorno fa, stando a quanto riportato dal quotidiano La Repubblica – da una parte i tecnici di Tesoro e Bankitalia, dall’altra i politici della maggioranza di governo, in agenda da lunedì, ha chiarito alcuni aspetti del dossier. Non tutti. Il principale, come emerge, è che la soluzione della ricapitalizzazione precauzionale dello Stato – prevista fino a un miliardo dal decreto di sei mesi fa, che pure è esecutivo – pare al momento impraticabile. Il motivo, secondo i tecnici, è che Carige potrebbe in seguito a un esame sui crediti denotare un deficit di capitale per “perdite pregresse o probabili”, ipotesi che vieterebbe la fattispecie sfruttata nel 2017 per Monte dei Paschi”.

Carige, Maccarone: piano con Ccb entro data Bce 25 luglio

IPoco fa ha parlato il presidente dell’Fitd, Salvatore Maccarone, a margine dell’assemblea annuale dell’Abi. Maccarone ha reso noto che “il piano di salvataggio per Carige con Cassa Centrale Banca (Ccb) nel ruolo di partner industriale dovrebbe essere definito entro il 25 luglio” (che sarebbe la data fissata dalla Bce).

Nello specifico, in merito alla possibilità che sia Cassa Centrale Banca ad assumere il ruolo di partner industriale, ha precisato:

Così pare, allo stato questa sembra essere la situazione. Abbiamo un consiglio lunedì per convocare l’assemblea dello Schema volontario per la conversione del bond”. Mentre su un ulteriore intervento attraverso il Fondo obbligatorio, ha detto: “Vedremo quando, ma in tempi brevi”.

Maccarone non si è scomposto neanche sul fabbisogno di capitale di Carige, che il Sole ha calcolato in 900 milioni: “Non sappiamo ancora le dimensioni esatte dell’aumento di capitale“, visto che “lo stiamo definendo”.

Il Sole 24 Ore ha ribadito anche oggi che il fabbisogno dell’istituto è salito a 900 milioni di euro, rispetto ai 780 milioni che erano stati stimati dai commissari straordinari nominati dalla Bce a gestire la banca in amministrazione straordinaria.

La necessità di capitali sarebbe aumentata per “permettere alla banca ligure di liberarsi della sostanziale totalità (pari a 3,3 miliardi) dei crediti deteriorati in pancia, grazie all’intervento della Sga”.

Chi li metterà? Un piano c’è ma soltanto il Fondo Interbancario di tutela dei depositi sarebbe disposto a iniettare immediatamente cash. Gli altri eventuali partecipanti continuano a valutare il dossier.

I 900 milioni di capitali, spiega il quotidiano di Confindustria, sarebbero composti per 700 milioni dall’equity, ovvero dall’aumento di capitale, e per 200 milioni da un bond subordinato Tier 2, che è “ancora in cerca di sottoscrittori”. In particolare, secondo il piano salva-Carige, riguardo alla componente equity, 320 milioni arriverebbero con la conversione del bond subordinato sottoscritto dallo Schema Volontario dell’Fitd, mentre altri 380-400 milioni dovrebbero arrivare da privati.

Tra questi c’è sempre l’Fitd con il Fondo obbligatorio, come emerso anche negli ultimi giorni. Ciò significa che le banche italiane partecipanti al Fondo obbligatorio si accollerebbero insieme parte dell’equity necessario.

Il loro contributo non è tuttavia ancora quantificabile, visto che altri ipotetici soggetti stanno vagliando la disponibilità a partecipare.

La stessa iniezione di cash del Fondo obbligatorio dipende dalla famiglia Malacalza che, con il suo 27,8%, è azionista di maggioranza di Carige. Saranno Vittorio Malacalza & Co. a dover dare, insomma, l’ok all’aumento di capitale.

In ogni caso, il Sole scrive che “il Fondo, suo malgrado, farebbe comunque da rete di sicurezza dell’intera operazione, per coprire eventuali ammanchi derivanti da defezioni di altri soggetti”.

Carige, da Cassa Centrale ‘solo’ 70-90 milioni?

Sul coinvolgimento di Cassa Banca centrale, l’istituto “potrebbe mettere sul piatto tra i 70 e i 90 milioni”, stando a quanto scrive ancora Il Sole 24 Ore.

Il polo trentino delle banche di credito cooperativo starebbe ancora studiando il dossier, che sarà all’ordine del giorno in occasione del cda straordinario che il gruppo ha convocato per il prossimo 18 luglio.

Un chiarimento è arrivato poco fa, per l’appunto, dal presidente dell’Fitd Maccarone, che ha fornito la data del 25 luglio per la definizione di un piano con la banca.

Riguardo alla parte del bond subordinato, la questione si fa ancora meno chiara, visto che non c’è alcun segnale che indichi che l’Istituto di credito sportivo e il Mediocredito centrale – che hanno nel Mef il loro azionista di riferimento – abbiano ricevuto l’ok all’operazione.

Rumor segnalano che in ogni caso le due banche non sottoscriverebbero un bond per un valore superiore ai 175 milioni; 150 milioni di Credito sportivo e 25 milioni il Mediocredito centrale.

Si continua a lavorare insomma al salvataggio all’italiana di Carige, un caso diventato Odissea, tracciato dalla ritirata di BlackRock, che sarebbe stata provocata dal rischio Italia; dai rumor riportati sui colloqui con altri fondi stranieri, come Blackstone;  dai nomi caldi citati di Creval, Credem e Sondrio, poi volatilizzatisi; dalla bocciatura della proposta del fondo Apollo, considerata più stracciata di quella di BlackRock; dai rumor rinnovati sull’opzione nazionalizzazione ; dalle notizie e indiscrezioni varie su un ipotetico ruolo di UniCredit e Bper. Dall’interesse, ora, di Cassa Centrale Banca. Nella speranza, per il sistema bancario italiano, che il dossier si concluda con un lieto fine.