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Carige: cavaliere bianco sarà Cassa Centrale? Intanto costo per salvare banca ligure sale a 900 MLN. E ne mancano 400

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Rumor: Indiscrezioni: “La capogruppo trentina avrebbe accettato di avviare in via riservata un esame preliminare dei conti e di studiare la fattibilità di un’alleanza industriale, mentre viene esclusa la possibilità …

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Cavalieri bianchi italiani per Carige? Troppi i dubbi su chi sia davvero disposto a mettersi in gioco nel dossier Carige: UniCredit, Bper, Credito Sportivo, Cassa Centrale Banca, Mediocredito centrale.

Negli ultimi giorni i quotidiani hanno dato spazio al ruolo che potrebbe avere Cassa Centrale banca, alias il polo trentino delle Bcc, ovvero delle banche di credito cooperativo che, secondo quanto riporta oggi il Sole 24 Ore, “potrebbe valutare un primo ingresso attorno al 10% del capitale per poi salire”.

Nelle ultime ore Milano Finanza ha scritto che la capogruppo trentina avrebbe firmato con i vertici di Carige un non-disclosure agreement. Le munizioni ci sarebbero, visto che il gruppo Cassa Centrale ha capitale «libero», cioè non immobilizzato per altri scopi, pari a 3 miliardi di euro. E la Bce starebbe già esaminando, secondo MF, il piano di Cassa Centrale.

Così il sito Adige.it, riprendendo le indiscrezioni di Milano Finanza:

“La capogruppo trentina avrebbe accettato di avviare in via riservata un esame preliminare dei conti e di studiare la fattibilità di un’alleanza industriale, mentre viene esclusa la possibilità di rilevare il 100% della banca di Genova. Le risorse per partecipare all’operazione Fitd ci sono, dato che il gruppo Ccb (Cassa Centrale Banca), su 6,4 miliardi di patrimonio complessivo pari a un indice di solidità (Cet1) di oltre il 18%, ne ha 3 liberi, che non vuol dire tutti disponibili ma che dà un’idea delle munizioni a disposizione per un’eventuale operazione”.

Nel frattempo, la lista dei nomi dei potenziali istituti italiani pronti a salvare l’istituto ligure sembra aumentare, ma di certo non c’è niente. E così i giorni sono contati non solo per chiudere la partita Alitalia: mancano pochi giorni anche per riuscire a sventare il peggio per Carige, in corsa contro il tempo per evitare l’incubo della liquidazione.

Con la differenza, rispetto a qualche giorno fa, che l’ammontare del capitale necessario a salvarla sale: se fino allo scorso 4 luglio si parlava di una cifra di 800 milioni di euro, oggi il Sole 24 Ore parla di 900 milioni. Così il quotidiano:

“Se fino ad oggi l’asticella è lievitata da 630 a circa 800 milioni, non è da escludere che l’ammanco alla fine da coprire sia anche superiore, magari non lontano dai 900 milioni, come si segnala in alcuni ambienti finanziari”. Il Sole  conferma come serrate siano le trattative tra i vertici del Fondo volontario e del Fitd, il Mef, i commissari della banca e gli advisor per mettere in sicurezza l’istituto commissariato all’inizio dell’anno dalla Bce. Si respira, sembra, anche un certo ottimismo sul buon esito dell’operazione di salvataggio, che verrebbe condotta, così come trapelato nelle ultime settimane, con la regia del Fondo interbancario di tutela di depositi.

Ma si tratta, forse, soltanto di un ottimismo di facciata.

Reuters ha riportato nella giornata di ieri, citando due fonti vicine al dossier Carige, che il governo italiano sta facendo fatica a mettere a punto un piano di salvataggio per Banca Carige ed evitarne la messa in liquidazione“. L’articolo ha confermato come l’opzione preferita del Tesoro sia l’intervento dell’Fitd, che dovrebbe fornire circa 520 milioni (320 milioni legati al bond subordinato sottoscritto da tempo +200 milioni che arriverebbero dal Fondo obbligatorio), su un totale di 800 milioni (che però, facendo riferimento all’articolo del Sole, potrebbe lievitare fino a 900 milioni).

Ciò significa che, se fino a ieri si parlava della necessità di trovare ancora 300 milioni di euro, oggi, tenendo in considerazione le nuove stime del Sole, mancherebbero all’appello ben 400 milioni di euro.

Riguardo ai soggetti potenzialmente interessati a entrare nel capitale di Carige, fino a ieri le fonti interpellate da Reuters facevano i nomi dei due istituti pubblici, Credito Sportivo e Mediocredito Centrale, e di Cassa Centrale Banca.

Cassa Centrale, per l’appunto, viene menzionata oggi anche dall’articolo del Sole 24 Ore. Riferendosi al capitale necessario, indicato a 900 milioni, il quotidiano afferma che “cifre definitive ancora non ne esistono anche perché l’esito dei calcoli finali dipenderà dalla finalizzazione del nuovo business plan. E dalla definitiva partecipazione di tutti i soggetti privati coinvolti, a partire da Cassa Centrale Banca che potrebbe valutare un primo ingresso attorno al 10% del capitale per poi salire”.

C’è da dire tuttavia che, finora, dai tre soggetti menzionati nella girandola di indiscrezioni, Credito Sportivo, Mediocredito Centrale, Cassa Centrale Banca, non è stato rilasciato ancora nessun commento.

Giorni fa alcune fonti del M5S avevano lasciato intendere come l’intervento del Credito Sportivo rischiasse il flop. Sempre negli ultimi giorni,  Bper di Alessanfro Vandelli ha mostrato interesse a valutare il dossier, ma a precise condizioni che, praticamente, garantiscano il replicarsi del modello Intesa SanPaolo-banche venete.

E poi ci sono gli ultimi rumor, che indicano Bper e Unicredit disposte a salvare Carige gratis, a condizione che il Tesoro inietti 1 miliardo in Sga, società pubblica che si occupa di gestione dei crediti problematici.

Intanto il tempo passa. E Carige corre sempre di più il rischio di andare a sbattere contro il muro della liquidazione. Per ora, tra i soggetti privati, la soluzione su cui si scommette è quella di Cassa Centrale. Forse l’unica, sempre stando alle indiscrezioni, fattibile.