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Banco BPM-Bper: le nozze non sarebbero così lontane. UniCredit a caccia AD post Mustier: spunta nome Passera

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Pochi giorni fa il numero uno di Bper Alessandro Vandelli aveva definito una eventuale operazione di M&A difficile se non impossibile. E invece gli ultimi rumor diffusi da Reuters riportano che le nozze tra Bper e Banco BPM potrebbero avvenire entro la prima metà del 2021.
Le indiscrezioni sul risiko del credito, così come anche quelle sul futuro di UniCredit del post era Mustier, continuano a tenere banco a Piazza Affari.

Jean-Pierre Mustier lascerà la guida di UniCredit il prossimo anno: meriti e colpe secondo il Financial Times
Claudio Furlan / Lapresse
05-08-2018 Milano Italia
Cronaca
Conferenza stampa di presentazione dei risultati del primo semestre di UniCredit
Nella foto: Ceo Jean Pierre Mustier

Nelle ultime ore Reuters ha fatto tornare alla ribalta il piano M&A per le due ex popolari Banco BPM e Bper: una fusione che ha la benedizione sia di Carlo Cimbri, AD di Unipol (Unipol ha in mano il 19% di Bper), che del numero uno di BPM, Giuseppe Castagna.
Reuters ha citato tre fonti vicine al dossier, secondo cui Banco BPM e Bper Banca starebbero considerando l’opzione di “una possibile fusione, con l’obiettivo di raggiungere un accordo nel primo semestre del 2021”.
E’ stato ricordato come Banco BPM, “terza banca italiana, si sia messa alla ricerca di eventuali soci da quando Intesa Sanpaolo ha acquistato Ubi Banca quest’anno”.
Castagna ha rivolto la sua attenzione a Bper “dopo che le discussioni preliminari con UniCredit non hanno portato da nessuna parte, mentre questioni politiche hanno successivamente deragliato le trattative con Credit Agricole Italia” (che infatti ha deciso di spostare le sue mire su Credito Valtellinese-CreVal)”.
Banco BPM ha snobbato invece Monte dei Paschi, che Reuters definisce come la “bailed-out bank per cui Roma sta cercando un acquirente”.
Dal canto suo Bper, con sede in Emilia Romagna, si sta focalizzando al momento sull’acquisizione delle 600 filiali circa di Intesa-UBI: operazione che porterà il valore totale dei suoi asset a 120 miliardi di euro, trasformandola nella quinta principale banca italiana.
Fonti interpellate da Reuters hanno precisato che le trattative tra Banco Bper e Banco BPM potrebbero iniziare all’inizio dell’anno prossimo a seguito di un’analisi approfondita da parte delle due ex popolari. Una fonte, in particolare, ha sottolineato che, se tutto filerà liscio, un accordo potrebbe arrivare nel secondo trimestre, anche se non può essere esclusa una accelerazione dei tempi.

Nozze Banco BPM-Bper hanno placet Davide Serra e Carlo Cimbri

Per ora le due dirette interessate non hanno rilasciato commenti. Ma c’è da dire che il dossier non è certo nuovo: un endorsement alla fusione era arrivato anche da Davide Serra che, con il suo fondo Algebris, è azionista di entrambi gli istituti e anche di altre banche italiane.
E Cimbri aveva illustrato le eventuali nozze tra Bper e BPM, in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore verso la fine di novembre, in questi termini: “L’idea di creazione del terzo gruppo bancario italiano attraverso l’aggregazione tra Banco Bpm e Bper è affascinante sia sotto il profilo industriale sia perchè si tratterebbe di un grande progetto italiano”.
Ancora, l’AD di Unipol aveva detto che, con una operazione di M&A, “verrebbe a consolidarsi il settore bancario con un gruppo da 300 miliardi di attivi, con quote di mercato importanti nelle regioni più produttive del Paese ed economie di scala estremamente rilevati”.
Occhio però alle dichiarazioni recenti del numero uno di Bper Alessandro Vandelli che aveva parlato, almeno per ora, di una M&A difficile se non impossibile.
Qualche giorno fa, erano circolate anche voci su un matrimonio a tre tra Bper, Banco BPM e la Popolare di Sondrio.
E i rumor proprio non mancano, visto che ieri si parlava di un matrimonio tra Bper e UniCredit.

Cda UniCredit: banca ragiona su identikit successore Mustier

Cosa succede intanto a Piazza Gae Aulenti? Succede che ieri si è riunito il cda per la prima volta dall’annuncio shock del ceo francese Jean-Pierre Mustier, che sembra essere stato costretto a lasciare in quanto contrario alle nozze tra UniCredit e Mps, volute dallo Stato maggiore azionista della banca senese.
Il Messaggero parla di una riunione fiume del cda, durata ben quattro ore, in cui si è definito meglio l’identikit qualitativo del prossimo amministratore delegato. I tempi non saranno però brevi, scrivono sia il quotidiano romano che Il Sole 24 Ore.
“Nell’occasione, a quanto si apprende, è stata anche formalmente approvata la lista dei profili qualitativi del futuro Ceo e dei componenti del nuovo board – sottolinea il quotidiano di Confindustria, secondo cui, tuttavia, “per conoscere il successore di Jean Pierre Mustier si potrebbe dover aspettare almeno fino a inizio gennaio“.
Insomma: “nessun nome, almeno ufficialmente, è sul tavolo. Nè tanto meno sarebbe stata definita una road map temporale. L’agenda ufficiale vede un incontro del Comitato Nomine nella seconda settimana di gennaio, e in quell’occasione ragionevolmente si potrebbe arrivare a una rosa di possibili candidati”.
Certo, non è esclusa una accelerazione nei tempi. E i candidati al vaglio della società ingaggiata per la scelta, Stuart Spencer, rimangono quelli già segnalati, ovvero l’ex AD di Mps Marco Morelli, oggi presidente di Axa Investment Management, l’attuale AD di Banco BPM Giuseppe Castagna che però, a conferma dei rumor di cui sopra, scrive il Messaggero, “avrebbe fatto sapere di essere indisponibile in quanto concentrato in questo momento nelle trattative con Bper”; Fabio Gallia, dg di Fincantieri.
Il Messaggero tira fuori inoltre anche il nome di Corrado Passera, fondatore e azionista di Illimity, ex numero uno di Intesa SanPaolo, che però sarebbe anch’egli concentrato sulla propria attività.
Secondo quanto riferisce anche il giornale, il successore di Mustier dovrà essere in ogni caso “un manager competente sul business bancario a 360°, in grado di coinvolgere la rete, capace di muoversi tra istituzioni e normative europee e nazionali e di comunicare, preferibilmente, anche in italiano“.

La nota di Equita SIM su rumor M&A Banco BPM-Bper

“Secondo quanto riportato da Reuters, ci sarebbe stata un’intensificazione dei contatti tra Bper e Banco BPM che potrebbe portare ad una business combination già nel primo semestre del 2021. Nel caso di un’operazione carta contro carta, la fusione sarebbe sostenibile dal punto di vista del CET ipotizzando il riconoscimento delle DTA per coprire gli oneri di ristrutturazione. L’operazione, come anche le altre business combination prospettate per Banco BPM (eg UCG), avrebbe senso dal punto di vista industriale vista la complementarità delle reti distributive, con la combined entity che diventerebbe il secondo operatore domestico con una quota di mercato del 14% in termini di sportelli. Secondo le fonti Reuters, Bper aspirerebbe ad un merger of equals, uno scenario che potrebbe trovare l’opposizione della frammentata base azionaria di Banco BPM, considerando le differenti valutazioni delle due banche (Bper ha un P/TE = 0.36x e BAMI un P/TE = 0.26x)”.
La nota di Equita SIM continua:
“Riteniamo inoltre che la combined entity, con una solida posizione patrimoniale (Cet1 ratio in area 13%), asset quality in linea con i peers (npe ratio 5% dopo derisking) e un ottimo posizionamento competitivo (c.20% quota di mercato in Lombardia) continuerebbe ad avere un certo appeal speculativo in un orizzonte di medio termine. La nuova entità tratterebbe con un 2021 P/TE 2021 di 0.29x, 2021-22 P/E
post sinergie di 5.5x-4.2x con un ROTE del c7%. A nostro avviso, nel caso di una business combination tra BAMI e BPE aumenterebbero le probabilità di un conferimento di Arca in Anima Holding, operazione che avrebbe senso da un punto di vista industriale, sarebbe sostenibile senza aumento di capitale e con possibilità di estrarre sinergie di costo e di creazione di valore per gli azionisti di Anima. Arca SGR è controllata da BPER e Popolare di Sondrio che detengono rispettivamente il 57,1% e il 36,8% del capitale. Arca ha chiuso il 2019 con un utile netto di 43 milioni e AUM per oltre €33 miliardi (rispetto ai 192 miliardi di Anima o 96 miliardi ex-Ramo I)”.