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UniCredit: il titolo affonda. Mustier fuori per non aver detto sì alla mela avvelenata Mps

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Fino alla fine l’AD di UniCredit, il francese Jean-Pierre Mustier, ha opposto resistenza al piano del Tesoro di sbolognare Mps alla banca da lui gestita: per settimane, nel bel mezzo di una febbre da risiko bancario che ha coinvolto tutte le big italiane dopo il matrimonio tra Intesa SanPaolo e Ubi Banca, si è parlato da un lato dell’ipotesi di un deal tra le due banche, e dall’altro delle precisazioni di Mustier, che ha ripetuto fino allo stremo il no di UniCredit a qualsiasi operazione di M&A.

Il mercato vede nell'addio di Jean-Pierre Mustier una grande perdita per UniCredit e i suoi azionisti. Tutto per salvare Mps
CEO of Italian banking group Unicredit, Jean-Pierre Mustier speaks during the presentation of the group’s first quarter 2019 results on May 9, 2019 in Milan. (Photo by Miguel MEDINA / AFP) (Photo credit should read MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Alla fine ha vinto il Mef, ansioso di liberarsi di quella quota del 68% nella banca senese che detiene dai tempi della ricapitalizzazione precauzionale del 2017 e che, in base quanto pattuito con Bruxelles, avrebbe dovuto accollare a qualcuno, per uscire dalla posizione di maggior azionista dell’istituto e privatizzarlo.
Peccato che Mps si è confermata fin da subito la banca che nessuno vuole.
Mustier ha deciso di lasciare e, come ha detto Paolo Mieli a 24 Mattino, si conferma personaggio di giornata. “Se ne va sbattendo la porta da UniCredit rifiutando un regalo, Mps, perché evidentemente lo ritiene un regalo avvelenato“, ha detto Paolo Mieli.
Chapeau alla coerenza del ceo francese, che non si è lasciato incantare, dunque, neanche dal regalo di Stato, ergo dalla dote fiscale iscritta nella stessa legge di bilancio, e offerta dal Mef per convincere UniCredit a smarcarsi da quella posizione di no al risiko del credito.
Ma nessuno è riuscito a convincere Mustier, che alla fine è stato visto come il vero e principale ostacolo al piano del governo M5S-Pd di orchestrare il matrimonio tra Mps e UniCredit.

Adieu Mustier: titolo UniCredit affonda fino a -7%, Mps gode

Fonti di mercato hanno riportato nelle ultime ore come lo scontro tra il ceo da un lato e i membri del board dall’altro si fosse intensificato già da mesi: il piano di Mustier di convogliare gli asset esteri di UniCredit in una subholding tedesca da quotare alla borsa di Francoforte, così come il suo rifiuto netto di inchinarsi ai voleri del governo, hanno decretato alla fine la frattura insanabile creatasi nel board.
In realtà il no di Mustier alle nozze con Mps non è mai stato una mera presa di posizione: fonti interpellate dal Financial Times vicine all’ad hanno sottolineato, infatti, che il manager è sempre stato aperto aperto a considerare l’opzione Mps, a patto che l’operazione fosse “neutrale, in termini di costi, per UniCredit“. La sua priorità, insomma, è stata dal principio la tutela degli azionisti.
Non per niente la notizia dell’addio di Mustier ha subito messo sotto pressione le quotazioni del titolo UniCredit a Piazza Affari. L’azione oggi non è riuscita a fare prezzo, per poi affondare fino a -7% . Già ieri aveva perso quasi il 5%, confermandosi la peggiore del Ftse Mib, visto che il mercato aveva già captato che qualcosa di grosso stava per arrivare.
L’annuncio della decisione di Mustier di lasciare lo scranno più alto di UniCredit alla fine del suo mandato è arrivato dopo qualche ora sia dal diretto interessato che da UniCredit.
Mustier, in particolare, ha spiegato che negli ultimi “mesi” è emerso che la “strategia del Piano Team 23 e i suoi pilastri fondanti” non sono “più in linea con l’attuale visione del Consiglio di Amministrazione”. Di conseguenza, è stato lui stesso ad anticipare le mosse, decidendo di far proseguire il suo mandato fino alla scadenza naturale dell’aprile del 2021.
L’addio non ha fatto felice il mercato, che ha invece scommesso sulla, a questo punto sempre più probabile, preda predestinata; Mps, le cui quotazioni hanno riportato un trend diametralmente opposto, balzando fino  a +7%.
Tutto questo mentre le polemiche montano, sia sulla stampa che sui social: “In UniCredit decide lo Stato”: è il titolo dell’articolo di apertura di Mf: “Il ceo francese costretto a lasciare, al suo posto subito un manager gradito al Tesoro“. E ancora “Scontro: il governo costringe alla resa Mustier, che non voleva le nozze col Monte”.

Carnevale Maffè: “Invece di privatizzare #MPS, Governo ha nazionalizzato #Unicredit”

Non c’è spazio per il mercato in Italia“, scrive su Twitter @ChiozziAle, mentre l’economista e docente presso la Bocconi University School of Management Carlo Alberto Carnevale Maffè commenta:
Invece di privatizzare #MPS, il Governo ha nazionalizzato #Unicredit“.
E La Stampa scrive Per i Cinque stelle una “ottima notizia”, ora il ruolo di Padoan diventa centrale.
Un articolo di Bloomberg che porta la firma di Elisa Martinuzzi mette in evidenza il ruolo dello Stato italiano sempre più interventista, ricordando tutti i successi di Mustier:
“Nei suoi quattro anni alla guida della banca, il ceo francese ha ridotto in modo significativo una montagna di crediti deteriorati, ha migliorato l’efficienza e ha venduto asset non-core. Poco prima dell’esplosione della pandemia, UniCredit era in buone condizioni di salute, tali da poter pianificare un aumento significativo dei dividendi a favore degli azionisti, raccogliendo finalmente i frutti della sua svolta”.
E’ stato ricordato anche come, non per niente, Mustier fosse entrato nelle mire di HSBC, che lo aveva corteggiato per la carica di ceo. Invece no: Mustier aveva deciso di rimanere alla guida di UniCredit.
Ma, scrive Martinuzzi su Bloomberg, “proprio mentre cercava di rivitalizzare la redditività della banca dopo lo shock della pandemia, (Mustier) ha capito che il suo compito “non era quello di soddisfare gli azionisti, ma il Tesoro italiano e altre parti del governo”. A tal proposito, ha fatto notare l’editoriale, la nomina lo scorso mese di Pier Carlo Padoan, ministro delle Finanze in Italia ai tempi della nazionalizzazione di Mps, per la carica di prossimo presidente di UniCredit, ha mostrato la direzione” che lo Stato aveva deciso per la banca.
Fosse una scelta vincente per UniCredit e i suoi azionisti, qualcuno potrebbe anche capire. Ma per Bloomberg non è così e, vista la reazione del mercato, l’opinione è piuttosto diffusa:
“Acquistare Mps è una distrazione di cui UniCredit potrebbe fare a meno, anche in presenza di un grande sussidio di stato (per l’appunto, la dote fiscale), che coprisse i costi e qualsiasi ammanco di capitale”.
Di fatto, “la combinazione non darebbe a UniCredit una posizione migliore in Lombardia, motore dell’economia italiana. E potrebbe anche mettersi in mezzo nel caso in cui si presentassero target internazionali più attraenti. Strategicamente, alla banca italiana converrebbe piuttosto acquistare Commerzbank, aumentando la sua presenza già considerevole in Germania”. E invece no. Lo Stato comanda, e la banca di Piazza Gae Aulenti è costretta a chinare il capo.