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Nozze a tre Pop Sondrio-Bper-Banco BPM: qualcuno ci crede. Ultime news su Mps e CreVal

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Popolare di Sondrio oggi negativa, in linea con il settore bancario, che ieri è tornato sotto pressione dopo l’alert della Bce sulle sfide del comparto. Il rally del titolo di due giorni fa ha indicato tuttavia nella banca un altro possibile partecipante attivo nel risiko bancario che sta interessando gli istituti italiani.

E' las Popolare di Sondrio la preda perfetta tra le banche italiane? Qualcuno ipotizza nozze a tre con Bper e Banco BPM
©Alessandro Paris/Lapresse
Roma 15-09-2007
economia
Banche
nella foto Banca popolare di Sondrio

L’azione è tornata l’altroieri ai livelli precedenti l’esplosione della pandemia da coronavirus, con un balzo in una seduta di ben il 12%. Ma a essere interessanti sono altri numeri ancora più importanti, che fanno della banca l’unica tra le italiane ad aver registrato nel 2020 un trend positivo. Il titolo è salito di ben +58% dai minimi del 29 ottobre, balzando dall’inizio dell’anno dell’11%. Non male, se si considera che dall’inizio del 2020 Bper ha segnato un tonfo pari a -51%, UniCredit ha fatto -30%, Intesa SanPaolo -18%, Banco BPM -9%, Mps -17%. Da segnalare che la capitalizzazione di Popolare di Sondrio è pari tra l’altro a 1,04 miliardi, quasi pari a quella di Mps (1,27 miliardi).
Dell’ipotesi di una operazione di M&A che potrebbe coinvolgere Popolare di Sondrio ha parlato un articolo de La Stampa firmato da Gianluca Paolucci, che riporta come l’opzione circolata nelle sale operative sia quella di un “matrimonio a tre con Bper e Banco BPM”.
“Di certo Sondrio, che porterebbe in dote in un’eventuale fusione oltre 900 milioni di asset fiscali trasformabili in crediti d’imposta, è una delle prede favorite nel gioco a incastro delle aggregazioni”.
Un articolo di Reuters ha riportato a tal proposito la nota di Fidentiis, che vede nella banca valtellinese le caratteristiche della preda perfetta:
L’unico target a breve termine possiamo identificarlo nella Popolare di Sondrio che dovrebbe diventare una società per azioni presto e quindi entrare nel radar di Bper, suo partner industriale”.
Viste poi le recenti indiscrezioni – e anche dichiarazioni – su possibili nozze tra Bper e BPM, il matrimonio potrebbe essere anche a tre: Pop Sondrio-Bper-BPM.
Lo stesso broker Fidentiis ha però frenato su imminenti nozze a tre, e in realtà anche a due tra Bper e Banco BPM, nonostante l’apertura manifestata nei confronti del deal, negli ultimi giorni, sia da Carlo Cimbri, AD di Unipol (primo azionista di Bper con una quota del 19%) che da Giuseppe Castagna, AD di Banco BPM (rimasta per ora senza pretendenti, visto che Credit Agricole Italia, che si diceva inizialmente che fosse interessata alla banca milanese di Piazza Meda, ha scelto poi Creval).
Il punto, secondo il broker, è che Bper Banca e Banco Bpm potrebbero fondersi, “ma non lo vediamo accadere nel breve termine, dato che Bper Banca ha bisogno di consolidare più di 500 filiali acquistate da Intesa Sanpaolo”.
Fidentiis non prevede neanche un boom di operazioni di M&A visto che, per l’appunto, l’unico target di breve termine nel risiko bancario è identificato nella Popolare di Sondrio.
L’attenzione su Pop Sondrio è alta, se si considera che la banca è l’unica banca popolare a non essersi trasformata ancora in Spa.

Mps sempre sotto i riflettori, ipotesi stand-alone con più capitale

Mps sempre sotto i riflettori, con la riunione del consiglio di amministrazione che la presidente della banca Patrizia Grieco ha convocato per la giornata di oggi. Pur se non è all’ordine del giorno, precisa il Corriere della Sera, la questione della ricapitalizzazione dell’istituto sarà sicuramente affrontata.
Le indiscrezioni indicano un aumento di capitale che dovrebbe essere di circa 2-2,5 miliardi. Sempre secondo il quotidiano – che ricorda anche la dote fiscale da “2 miliardi netti” che il Mef ha messo a disposizione per convincere un potenziale acquirente ad accollarsi Mps – il Tesoro avrebbe stanziato già 1,5 miliardi per coprire l’aumento di capitale.
Non viene di conseguenza esclusa, accanto all’opzione di trovare un acquirente magari in UniCredit ((vedi pressing di Roberto Gualtieri, con tanto di tre mosse per convincere l’AD francese Jean Pierre Mustier a capitolare, tra cui la dote fiscale-regalo di Stato di 2 miliardi di euro netti), l’opzione Mps stand-alone sulla scia dell’operazione di ricapitalizzazione.
Altre voci non escludono invece che la banca possa alla fine confluire in un possibile deal tra Bper e Banco BPM, con la regia di Mediobanca.
Per ora, l’unico annuncio arrivato dal mondo bancario e relativo al risiko del credito, oltre a quello di mesi fa, già tradotto in realtà, del matrimonio tra Intesa SanPaolo e Ubi Banca, riguarda l’Opa che Credit Agricole Italia ha lanciato su CreVal.
Il Credito Valtellinese si è fatto finalmente sentire, definendo l’offerta inattesa e non concordata. Di conseguenza, il cda ha deciso di conferire delega all’amministratore delegato, Luigi Lovaglio, d’intesa con il presidente, per la nomina degli advisor finanziari e legali.
Il trend negativo di oggi dei titoli bancari si spiega con i diversi alert che sono arrivati dal report sulla Stabilità Finanziaria pubblicato ieri dalla Bce.
Intanto, la Bce ha detto chiaramente che, insieme all’Olanda, l’Italia è la più esposta al rischio di uno shock che si verrebbe a creare nel caso di un ritiro troppo rapido di alcune misure a sostegno dell’economia lanciate dal governo, tra cui le moratorie sui prestiti. La Bce ha lanciato anche l’ennesimo avvertimento sul rischio  NPL (crediti deteriorati) a causa delle conseguenze della pandemia sulle famiglie e imprese che, vista la crisi, avranno maggiori difficoltà a rimborsare i prestiti erogati.
“Le vulnerabilità del settore corporate stanno aumentando con la recrudescenza della pandemia e la loro comparsa potrebbe testare la resilienza delle banche dell’area euro nel futuro”.
La Bce ha avvertito, anche, che gli utili del settore bancario rimarranno deboli per tutto il 2021, e che una ripresa dei profitti ai livelli pre-pandemia non avverrà prima del 2022. La debolezza della redditività rischierà di ostacolare anche l’erogazione del credito all’economia reale. Rendendo così ancora più ‘sofferta’, per certi versi, la decisione di Francoforte di scongelare i dividendi.