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Pandemia COVID e lockdown: croce e delizia per Big Tech Apple, Amazon, Facebook, Google. C’è chi non riesce a fornire guidance

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Pandemia COVID croce e delizia per le Big Tech Usa Amazon, Apple, Facebook, Alphabet, componenti dei FANG o FAANG. Delizia perchè le restrizioni che tutto il mondo ha imposto nella prima ondata di contagi da coronavirus, e che ora sta tornando a lanciare nel pieno della seconda ondata con lockdown totali o parziali, hanno costretto e stanno costringendo i consumatori a fare soprattutto la spesa o lo shopping online.

Apple ha comunicato il bilancio del terzo trimestre. Effetto COVID, anche su Facebook e Amazon. Niente advertising crunch per Google
A person walks past the Apple store on Fifth Avenue on September 28, 2020 in New York City. – Coronavirus infection rates have increased at “an alarming rate” in several New York neighborhoods, particularly among the Orthodox Jewish community in Brooklyn, city health authorities warned Sunday, threatening to sanction certain schools if they fail to comply with anti-virus regulations. (Photo by Angela Weiss / AFP) (Photo by ANGELA WEISS/AFP via Getty Images)

Se prima della pandemia il click per fare compere era una scelta, ora è anche una necessità. Lo dimostra bene il caso Amazon, intasato durante il primo lockdown da un boom tale di ordinazioni da non essere accessibile per ore a chi sperava di riempire il proprio frigorifero.
E lo dimostrano anche i casi di altre società che non sono entrate ancora nell’Olimpo delle Big Tech, ma che forniscono servizi considerati in periodi di lockdown e quarantene varie più o meno essenziali, come Zoom, che non per niente ha visto il titolo volare di quasi +700% dall’inizio dell’anno e Peloton, che ha letteralmente stregato Wall Street.  Delizia, dunque per questi titoli e, nel caso in questione, per le Big Tech che, con le loro capitalizzazioni monstre, fanno il bello e il brutto tempo di Wall Street.
Ma la pandemia, che nella vita reale è una tragedia, diventa una croce anche per le Big Tech della realtà virtuale, nel momento in cui scatena un livello di incertezza tale da rendere impossibile, per i titani tecnologici, riuscire a fare previsioni certe per il futuro.
E’ il caso, tra le Big Tech, di Facebook ed Apple. In particolare, in un’intervista rilasciata alla Cnbc, il numero uno di Apple Tim Cook si è così espresso: “Se guardate alla conta dei nuovi contagi, i casi stanno salendo nell’Europa occidentale, e stanno salendo negli Stati Uniti. C’è un bel po’ di incertezza là fuori…e non crediamo che sia una situazione che consenta di fornire una guidance”.
Apple non aveva fornito alcuna guidance anche nei due trimestri precedenti, a causa dell’incertezza legata alla pandemia da coronavirus COVID-19. Cook ha detto tuttavia di essere ottimista sulle vendite degli iPhone 12, e per diversi motivi, tra cui il fatto che sono supportati dalla rete 5G, che possono contare su una base di utenti leale e grazie, anche, alla promozioni delle compagnie telefoniche. Tra l’altro, “i dati iniziali sono davvero positivi”. Parole che però non sono bastate, visto il calo del titolo nelle contrattazioni dell’afterhours, nonostante il bilancio abbia battuto le stime.
Il fatturato di Apple si è attestato infatti a $64,7 miliardi, meglio dei $63,48 miliardi attesi dal consensus e rispetto ai $64 miliardi del quarto trimestre fiscale dello scorso anno. L’utile per azione è stato di 73 centesimi, meglio dei 70 centesimi per azione stimati e dei 51 del quarto trimestre fiscale del 2019. (su base adjusted dopo lo split azionario di 4 a 1).
Un’altra nota stonata, oltre alla guidance, è arrivata con i dati sulle vendite di iPhone, scese del 20% su base annua. Inoltre, anche se migliori delle attese, i profitti sono scesi del 7% su base annua, a $12,7 miliardi.

Facebook: “livello significativo incertezza in 2021”, no guidance per incognita COVID-19

Mercato deluso anche da Amazon, come dimostra il trend del titolo: in questo caso la guidance c’è stata, ma non è stata delle migliori, a causa delle spese che il gigante dell’e-commerce dovrà sostenere per gestire l’emergenza COVID. Il colosso ha comunque riportato un bilancio più che solido, se si considera che, anche senza l’evento Amazon Prime Day (che di solito si tiene a luglio, e che quest’anno è stato posticipato a ottobre), gli utili netti hanno quasi triplicato il loro valore rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, visto che la chiusura dei negozi retail e le restrizioni imposte per arginare la pandemia COVID-19 hanno incoraggiato, per l’appunto, lo shopping online. Gli utili netti si sono così attestati a $6,33 miliardi, rispetto ai $2,13 miliardi del terzo trimestre del 2019. Su base netta, il fatturato è salito inoltre a $96,1 miliardi, rispetto ai $70 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno.
Facebook ha assistito a una crescita degli utenti attivi, in generale, ma anche qui la delusione non è mancata, visto che, così come Apple, nessuna guidance è stata fornita per l’ultimo trimestre dell’anno, che è tra l’altro particolarmente cruciale, visto che corrisponde alla stagione dello shopping natalizio.
Facebook ha pronosticato piuttosto un 2021 che porterà “un livello significativo di incertezza”, a causa della pandemia da coronavirus COVID-19, che rende impossibile fare previsioni certe. Inoltre, Facebook ha assistito a un calo della base degli utenti negli Stati Uniti e in Canada, a 196 milioni di utenti attivi su base giornaliera, rispetto ai 198 milioni del trimestre precedente. La campagna StopHateForProfit per boicottare il social non sembra invece aver avuto un impatto sul fatturato pubblicitario del gruppo, salito del 22% su base annua. In generale, il bilancio del terzo trimestre ha messo in evidenza utili netti per un valore di $7,8 miliardi su un fatturato di $21,5 miliardi, meglio delle attese.
Molto bene il titolo Alphabet, in rialzo del 9% dopo che la conglomerata di cui fa parte Google è stata capace di sventare i timori di un ‘advertising crunch’, come dimostrano i numeri relativi alle entrate pubblicitarie
Gli utili netti si sono attestati a $11,2 miliardi, così come anche gli utili operativi, rispetto ai $6,96 miliardi di utili netti del terzo trimestre del 2019. L’utile per azione è stato di $16,40, rispetto agli $11,29 per azione attesi. “Abbiamo assistito a un trimestre solido – ha detto Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet e Google – che è anche un testamento dei grandi investimenti che abbiamo fatto nell’Intelligenza artificiale (AI) e in altre tecnologie”.
Tonfo invece per Twitter, con le azioni crollate del 18%. Gli analisti hanno passato al setaccio i conti e hanno mostrato una certa delusione sul fronte della crescita dei nuovi utenti nel terzo trimestre 2020, aumentati ma a un ritmo meno sostenuto delle aspettative nonostante anche l’assist delle imminenti elezioni presidenziali. Nel trimestre in esame gli utenti sono cresciuti di un solo milione fino a raggiungere la soglia di 187 milioni rispetto al trimestre precedente pari a 186 milioni, mentre il consensus Bloomberg si attendeva 195,1 milioni.