Mercati sotto la lente a marzo: i grafici di Brent, Vix, euro/dollaro e Bitcoin
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Il mese di marzo è stato caratterizzato da una forte volatilità. Le tensioni geopolitiche sono tornate a dominare la scena, innescando un’impennata dei prezzi delle materie prime e riaccendendo i timori inflazionistici. Le riunioni della Fed e della Bce hanno confermato un approccio prudente e guidato dai dati, ma gli operatori sono già tornati a prezzare nuovi rialzi dei tassi in Europa e un minore accomodamento monetario negli Usa. Sull’azionario, si è assistito ad una significativa rotazione settoriale con una correzione del tech e dei titoli legati all’AI, a fronte di un riposizionamento su energia, utilities e materiali. Ecco alcuni grafici significativi di questo mese, con focus in particolare su petrolio Brent, Vix, cambio euro/dollaro e Bitcoin.
Petrolio Brent schizza sopra i 100$/bbl
L’attacco militare congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran all’inizio del mese ha innescato un conflitto tuttora irrisolto nell’area del Medio Oriente. Tra le principali conseguenze, la chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha compromesso l’offerta di greggio facendo schizzare verso l’alto i prezzi dei barili. Il Brent, benchmark europeo del petrolio, ha superato i 100 dollari, con un incremento superiore al 50% nell’arco del mese e un massimo in prossimità dei 120$.
La struttura tecnica resta impostata al rialzo, con le quotazioni che si stanno riportando sopra la media mobile di breve periodo (linea gialla) e in prossimità della media a 200 periodi (linea arancione), che ora rappresenta un livello chiave di equilibrio. Nel brevissimo, il livello chiave da monitorare si colloca in area 108-110 dollari: un superamento deciso di questa fascia potrebbe favorire un allungo verso i massimi recenti in area 112-115 dollari. Al contrario, eventuali ritorni sotto i 104 dollari indebolirebbero il quadro, aprendo spazio a una nuova fase correttiva verso 100 dollari, supporto principale di breve periodo. L’RSI in area 65 indica una buona forza, ma senza eccessi, coerente con una fase di costruzione più che di trend esplosivo.
Vix: picchi oltre 30 punti a marzo
A marzo 2026 il Vix, il cosiddetto “indice della paura”, è esploso, passando da area 20 punti a picchi fino a oltre 30 punti, a causa dello shock geopolitico in Medio Oriente. Dopo una fiammata iniziale di panico, l’indice è rimasto stabilmente alto sopra i 24 punti, confermando un clima di profonda incertezza che ha spinto gli investitori a proteggere i portafogli per tutto il mese.
Dal punto di vista tecnico, il mantenimento sopra 29-30 rappresenta un segnale di persistenza dello stress di mercato, con possibili estensioni verso 31-32 e successivamente 33-35 punti, dove si collocano le resistenze più rilevanti. Al contrario, un ritorno sotto 28 sarebbe il primo segnale di normalizzazione, con spazio per una discesa verso 26 e 25 punti. L’RSI in area 68 evidenzia una condizione di forza, vicina ma non ancora in ipercomprato, coerente con una fase di espansione della volatilità più che di eccesso estremo.
Cambio euro/dollaro: biglietto verde in rafforzamento nell’ultimo mese
A marzo 2026 il cambio euro/dollaro si è indebolito, scivolando da un’apertura in area 1,18 fino a toccare minimi intorno a quota 1,14 a metà mese. Il biglietto verde ha beneficiato del suo ruolo di “rifugio sicuro” durante le tensioni in Medio Oriente e delle aspettative di tassi USA elevati, portando l’euro a chiudere il mese in calo di circa il 2% rispetto ai valori iniziali.
Il cambio si mantiene in una fase laterale dopo il rimbalzo dai minimi del mese a 1,1410. La struttura resta fragile, con i prezzi ancora sotto la media mobile a 200 periodi (1,1570), che può fungere da resistenza. Un ritorno sopra 1,1550–1,1570 aprirebbe spazio verso il recupero dell’area 1,1600, mentre sotto 1,1500 aumenterebbe il rischio di nuove discese verso 1,1450 e 1,1410. RSI neutrale (56), quadro ancora interlocutorio.
Tendenza ribassista nel breve termine per il Bitcoin
A marzo 2026 Bitcoin ha vissuto un mese di estrema volatilità: dopo una salita verso i $74.000 a metà mese, ha subito pesanti correzioni legate alle tensioni in Iran, in un clima di incertezza che tendenzialmente penalizza le criptovalute. Il prezzo è poi scivolato verso l’area dei $65.000-$66.000, risentendo dell’avversione al rischio globale e delle liquidazioni forzate sui mercati dei derivati.
La rottura della zona dei 70.000, che rappresentava un supporto chiave nel breve periodo, ha innescato un’accelerazione ribassista con prezzi ora stabilmente sotto le medie mobili a 50 e 200 periodi, segnale di deterioramento del quadro tecnico. Nel breve, il supporto più immediato si colloca in area 65.000-63.000 dollari, dove passa anche il minimo recente. Una perdita di quest’area aprirebbe spazio a ulteriori estensioni verso 62.000. Al rialzo, solo un recupero sopra 68.000 e soprattutto 70.000 riporterebbe un primo segnale di stabilizzazione. L’RSI in area 20 evidenzia una condizione di forte ipervenduto, che potrebbe favorire un rimbalzo tecnico, ma per ora il momentum resta chiaramente negativo.



