Commodity della settimana: Brent, il premio geopolitico si riduce ma il mercato resta ostaggio di Hormuz
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Il future sul Brent continua a muoversi in un contesto estremamente delicato, sospeso tra tentativi di de-escalation in Medio Oriente e timori che un conflitto prolungato possa compromettere in modo più persistente l’equilibrio globale tra domanda e offerta. Dopo la fiammata alimentata dagli attacchi alle infrastrutture energetiche del Golfo e dai timori per lo Stretto di Hormuz, il mercato ha iniziato a ridimensionare parte del “war premium”, ma lo scenario resta tutt’altro che normalizzato. Di seguito il commento tecnico al grafico del future.
Mercato del Brent: la condizione di domanda ed offerta
Nonostante il grande balzo sui listini mondiali dei future sul petrolio, a favorire un parziale raffreddamento è stata la disponibilità manifestata da alcune grandi economie europee e dal Giappone a contribuire agli sforzi internazionali per garantire un passaggio sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo da cui transita circa il 20% del petrolio e del GNL mondiale. In parallelo, Washington ha lasciato intendere di poter intervenire anche sul lato dell’offerta, valutando un possibile allentamento delle sanzioni sul greggio iraniano bloccato sulle petroliere ed un nuovo ricorso alle riserve strategiche statunitensi. Questi segnali hanno aiutato a stemperare la corsa dei prezzi, ma il punto critico non è ancora superato. Il danno logistico e operativo è già stato innescato e, anche nell’ipotesi di un corridoio marittimo più sicuro, la piena normalizzazione dei flussi richiederebbe tempo.
Il mercato non teme solo l’eventualità di nuovi attacchi, ma anche la durata delle conseguenze sulle infrastrutture. Gli strike iraniani contro impianti energetici nei paesi del Golfo hanno già portato a sospensioni della produzione, mentre il protrarsi della guerra con Israele mantiene elevata la vulnerabilità dell’intera regione. Secondo Goldman Sachs, qualora i flussi da Hormuz dovessero rimanere compromessi più a lungo del previsto, il mercato petrolifero potrebbe trovarsi davanti al più grave shock di offerta degli ultimi decenni. La banca d’affari sottolinea che il suo scenario base prevede un recupero graduale dei flussi solo a partire dalla primavera del 2026, ma ammette che i rischi restano orientati al rialzo fino al 2027. In altre parole, anche se il mercato ha ridotto parte del premio geopolitico, la possibilità di nuove interruzioni resta concreta.
A complicare il quadro interviene anche il fronte macro. La guerra ha infatti riacceso i timori inflazionistici, spingendo diverse banche centrali ad adottare toni più aggressivi. I mercati hanno rivisto le aspettative sui tassi non prezzando più tagli negli Stati Uniti ed Europa, e con lo spettro di nuovi rialzi nel Regno Unito.
Punto tecnico sul grafico del future
Il future sul Brent prosegue il 2026 con una performance pari a circa +82%, confermando e amplificando lo scenario rialzista delineato nelle precedenti analisi. Il movimento in atto si inserisce in un contesto di forte tensione geopolitica, che ha alimentato un’accelerazione significativa dei prezzi, rendendo il quadro tecnico particolarmente direzionale.
Sul timeframe weekly si emerge con chiarezza come l’oro nero sia stato protagonista di una lunga fase di accumulazione, durante la quale i prezzi hanno costruito le basi per un’inversione di medio periodo. La rottura della trendline ribassista (in rosso) ha rappresentato il primo segnale strutturale di cambio di trend. Il passaggio si è concretizzato con l’uscita rialzista dal box di accumulazione (in arancione), sostenuta da un deciso incremento dei volumi. Questo breakout ha proiettato i prezzi verso l’area del box superiore (in blu), replicando la distanza verticale della figura precedente e confermando la validità del pattern. La successiva fuoriuscita anche da questa seconda area di congestione evidenzia un’estensione del movimento, sintomo di un mercato guidato da fattori esogeni. Attualmente, il limite superiore del secondo box (in blu) sta assumendo un ruolo chiave, trasformandosi in un supporto di riferimento per la struttura.
L’RSI a 14 periodi non evidenzia al momento divergenze ribassiste significative, segnale che il momentum rimane solido nonostante l’iperestensione dei prezzi. L’assenza di segnali di debolezza rende più complessa l’individuazione di punti di ingresso, spostando l’attenzione sulle principali aree di supporto come possibili zone di correzione.
In questo contesto, il trend rialzista resta dominante ma accompagnato da condizioni di ipercomprato, elemento che impone cautela nel breve periodo. Eventuali fasi correttive potrebbero svilupparsi in modo rapido e violento, soprattutto in presenza di cambiamenti nel quadro geopolitico.
