Notizie Notizie Mondo OCSE: guerra e shock energetico frenano l’economia globale. Inflazione torna a salire

OCSE: guerra e shock energetico frenano l’economia globale. Inflazione torna a salire

26 Marzo 2026 16:08

L’escalation in Medio Oriente riporta al centro dei mercati il tema dell’inflazione, interrompendo una fase che, a inizio anno, mostrava segnali di consolidamento della crescita globale. A evidenziarlo è l’OCSE, che nell’ultimo aggiornamento delle prospettive economiche ha rivisto in modo deciso al rialzo le stime sui prezzi, segnalando un nuovo equilibrio più fragile tra crescita e stabilità.

Secondo l’organizzazione con sede a Parigi, l’inflazione nei Paesi del G20 è ora attesa al 4% nel 2026, in netto aumento rispetto al 2,8% indicato solo pochi mesi fa, con dinamiche ancora più accentuate negli Stati Uniti. Un cambio di scenario che riflette l’effetto combinato delle tensioni geopolitiche e del nuovo shock energetico, destinato a condizionare le traiettorie dei mercati nei prossimi trimestri.

Shock energetico e incertezza, la crescita globale perde slancio

“La resilienza dell’economia globale è messa alla prova dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, che ha generato nuove pressioni inflazionistiche e aumentato in modo significativo l’incertezza” inizia così il Global Economic Outlook pubblicato dall’OCSE, la prima delle principali istituzioni economiche internazionali ad aggiornare formalmente le proprie previsioni per l’economia globale.

Nel breve periodo, le revisioni al ribasso della crescita risultano contenute, sostenute da un avvio d’anno più solido delle attese che ha parzialmente assorbito l’effetto negativo della guerra con l’Iran. Tuttavia, il quadro resta esposto a rischi rilevanti. L’OCSE segnala infatti un “significativo rischio al ribasso” legato a possibili nuove interruzioni delle esportazioni dal Medio Oriente, uno scenario che potrebbe riaccendere le pressioni inflazionistiche, indebolire ulteriormente la crescita e innescare un repricing sui mercati finanziari. “L’ampiezza e la durata del conflitto sono altamente incerte, ma un periodo prolungato di prezzi energetici elevati aumenterà sensibilmente i costi per le imprese e farà salire l’inflazione al consumo, con conseguenze negative sulla crescita”, sottolinea l’OCSE.

“La crescita globale si presentava solida all’inizio del 2026, sostenuta dalla forza della produzione legata alla tecnologia, da dazi effettivi più bassi sulle importazioni statunitensi e dal momentum ereditato dal 2025. Tuttavia, lo shock sull’offerta energetica seguito allo scoppio del conflitto in Medio Oriente è destinato a pesare in modo rilevante sulla crescita globale, esercitando al contempo nuove pressioni al rialzo sull’inflazione”, si legge nel report. In assenza del conflitto, l’OCSE avrebbe potuto rivedere al rialzo le previsioni di crescita globale per il 2026 di 0,3 punti percentuali. Invece, alla luce di questi sviluppi, la stima è stata mantenuta invariata al 2,9%, mentre quella per il 2027 è stata ridotta di 0,1 punti al 3%.

Crescita in rallentamento, inflazione ancora sotto pressione

Sul fronte delle principali economie, le prospettive restano improntate a una crescita moderata, accompagnata da un quadro inflazionistico ancora persistente. Secondo l’OCSE, negli Stati Uniti il PIL è atteso espandersi del 2,0% nel 2026, prima di rallentare all’1,7% nel 2027. Nell’area euro la dinamica appare più debole, con una crescita prevista allo 0,8% nel 2026 e in lieve recupero all’1,2% nel 2027, mentre la Cina dovrebbe registrare un ulteriore rallentamento, con un’espansione del 4,4% nel 2026 e del 4,3% nel 2027.

Parallelamente, le pressioni sui prezzi sono destinate a rientrare più lentamente del previsto. L’inflazione nel 2026 è ora attesa su livelli più elevati rispetto alle stime precedenti, riflettendo il rialzo dei prezzi energetici a livello globale. Nei Paesi del G20, l’inflazione headline è prevista attestarsi al 4,0% nel 2026, per poi ridursi al 2,7% nel 2027, delineando un percorso di disinflazione graduale e non privo di ostacoli.

Energia e tassi, lo scenario si complica per governi e banche centrali

Il quadro delineato evidenzia ulteriori tensioni sul fronte dei prezzi, con il rincaro di energia e fertilizzanti destinato a riflettersi anche sui beni alimentari, colpendo in misura più intensa le fasce di popolazione più vulnerabili. Allo stesso tempo, l’aumento dei costi energetici rischia di gravare sui bilanci dei Paesi europei, chiamati ogni anno a ricostituire le scorte di gas naturale in vista dei mesi invernali.

Sul versante finanziario, il contesto resta esposto a una maggiore volatilità, mentre il rialzo dei rendimenti sovrani a lungo termine tende ad amplificare le fragilità fiscali, soprattutto nei Paesi con livelli di debito più elevati. In questo scenario, l’attenzione dei policymaker si concentra sulla necessità di interventi mirati, in grado di contenere gli effetti dello shock energetico senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. “Le banche centrali dovrebbero mantenere un atteggiamento prudente e assicurare che le aspettative restino ben ancorate. Sono necessari sforzi più incisivi per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche. Le misure volte ad attenuare l’impatto economico dello shock energetico dovranno essere mirate, temporanee e compatibili con lo spazio fiscale limitato della maggior parte dei governi”, si legge nel report.

Sul fronte della politica monetaria, l’OCSE prevede un orientamento attendista: i tassi ufficiali dovrebbero restare invariati per tutto il 2026 sia negli Stati Uniti sia nel Regno Unito, mentre nell’area euro è atteso un possibile intervento restrittivo nel secondo trimestre per mantenere sotto controllo le aspettative di inflazione. Parallelamente, l’organizzazione invita i governi, ancora appesantiti da livelli elevati di debito accumulati nelle crisi recenti, a evitare interventi generalizzati sul fronte fiscale.

“Le misure per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi energetici dovrebbero essere tempestive, mirate alle famiglie più vulnerabili e alle imprese sostenibili, preservare gli incentivi alla riduzione dei consumi energetici e prevedere meccanismi chiari di scadenza”, conclude l’OCSE.