Notizie Obbligazioni Treasury al bivio del 4%: il mercato obbligazionario sta sottovalutando la crescita Usa?

Treasury al bivio del 4%: il mercato obbligazionario sta sottovalutando la crescita Usa?

19 Marzo 2026 15:25

Dopo aver archiviato un febbraio da record, il miglior mese nell’ultimo anno per i titoli di Stato americani, il mercato dei Treasury bonds si trova oggi a un delicato giro di boa. Con i rendimenti del decennale che gravitano attorno alla soglia psicologica del 4%, l’entusiasmo degli investitori sembra scontrarsi con una realtà economica più solida di quanto le quotazioni attuali lascino intendere.

Pictet Asset Management: troppo pessimismo su economia Usa

Un report di Pictet Asset Management,  esprime la convinzione che i Treasury non siano destinati ad estendere i loro guadagni nei prossimi mesi ma è invece “più probabile che i rendimenti invertano la rotta e tornino a salire”. Questo per via della “crescita statunitense o, più nello specifico, la possibilità che l’economia statunitense si espanda a un ritmo più rapido di quanto attualmente previsto dai mercati.”

Le aspettative del mercato obbligazionario sulla crescita economica americana vedono generalmente il convergere tra la performance dell’economia statunitense con quella delle controparti del mondo sviluppato, in crescita più lenta.

Il report riconosce “che questo scenario potrebbe effettivamente realizzarsi”, tuttavia ritiene che il mercato obbligazionario “sia eccessivamente pessimista sulle prospettive economiche statunitensi”, e stia forse trascurando “il potenziale vantaggio derivante dal boom della spesa in conto capitale legato all’Intelligenza Artificiale.”

L’osservazione del cambiamento dei rendimenti reali suggerirebbe inoltre un’accelerazione della crescita in Europa e nelle economie più sviluppate, scenario ritenuto “poco plausibile”.

I bond in valuta locale battono i mercati sviluppati

Mentre i mercati globali cercano nuovi punti di equilibrio, gli occhi degli analisti restano puntati sulle obbligazioni in valuta locale dei paesi emergenti. La convinzione, supportata dai dati, è che il rally del comparto sia destinato a proseguire “almeno per alcuni mesi”, alimentato da un miglioramento strutturale delle condizioni economiche nelle nazioni in via di sviluppo.

La tesi di investimento della Strategy Unit di Pictet Asset Management è fondata sull’ “aspettativa di un continuo miglioramento delle condizioni economiche in tutto il mondo emergente.” 

Gli economisti della società “prevedono una crescita del PIL di oltre il 4% negli emergenti, superando di gran lunga l’espansione dell’1,7% attesa nei Paesi sviluppati”.

I modelli mostrano un divario di crescita “coerente con l’apprezzamento delle valute emergenti rispetto al dollaro, una delle principali fonti di rendimento per le obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti”.

Inoltre il fatto che” l’inflazione CPI media nei mercati emergenti sia scesa al 3,1% rende i bond in valuta locale particolarmente interessanti, perché combinano rendimenti reali insolitamente elevati con un potenziale di ulteriore apprezzamento valutario.”

Sul fronte delle valute, si prevede un perdurare della debolezza del dollaro, sia rispetto ai mercati emergenti, sia rispetto all’euro e franco svizzero.

La rivincita degli asset fisici: il boom dei titoli “Halo” sfida il dominio del software

A febbraio la “flessione guidata” dell’intelligenza artificiale ha paradossalmente penalizzato Wall Street (-1%), mentre Europa, Giappone e mercati emergenti hanno registrato forti rialzi.

Il timore della “disruption” dovuta all’AI ha spinto gli investitori a fuggire dal software per rifugiarsi nei titoli Halo (Heavy asset, low obsolescence), ovvero aziende con asset fisici difficili da rimpiazzare. Come osservato nel report “tutto ciò che può essere facilmente rivoluzionato dall’IA è improvvisamente sotto osservazione e considerato più rischioso”, evocando il precedente di Blockbuster nell’era dello streaming.

Di conseguenza, mercati con una maggiore quota di asset tangibili hanno sovraperformato: il Giappone è balzato di quasi il 10% e il Regno Unito del 7%, portando l’intero mercato azionario a un guadagno mensile dell’1,5%.

La divergenza settoriale è netta: mentre i materiali (+10%) e le utility (+9%) hanno dominato la scena, il comparto del settore software e i servizi di comunicazione sono rimasti al palo. Pesano inoltre “i timori sulle prospettive economiche degli Stati Uniti e le preoccupazioni legate al possibile impatto dell’IA sulla sostituzione dei lavoratori”, che hanno zavorrato i beni voluttuari (-3%).

Effetto dazi e venti di guerra: l’inflazione torna a preoccupare

Una nota di Mps Capital Services alla luce dei recentissimi sviluppi del conflitto mediorientale e della Fed rileva “un’elevata incertezza economica dovuta agli effetti ancora poco chiari del conflitto e ai segnali contrastanti provenienti dal mercato del lavoro”.

La decisione della Fed di lasciare invariati i tassi, presa con l’opposizione interna di Miran, favorevole ad un taglio, ha rispettato le attese, mentre i dots del “dot plot” indicano ora una maggiore prudenza, con una fetta crescente di membri che si aspetta un solo intervento entro fine anno.

Il quadro macroeconomico statunitense mostra segnali di surriscaldamento: l’istituto ha rivisto al rialzo le stime su PIL e inflazione, quest’ultima influenzata pesantemente dalle politiche commerciali. Come sottolineano gli analisti, il presidente della banca centrale Jerome Powell ha esplicitamente legato l’aumento dei prezzi “in buona parte all’effetto dei dazi”, una dinamica confermata dai prezzi alla produzione (PPI) di febbraio, balzati al 3,4%. Questo dato, pur non includendo ancora l’impatto della guerra, spingerebbe il PCE verso lo 0,4%, alimentando i timori di una spirale inflattiva persistente.

In scia alla prudenza di Washington, anche Tokyo sceglie la via della cautela. La Bank of Japan ha infatti mantenuto i tassi invariati, “giustificando la decisione con l’incertezza legata al conflitto”, confermando un approccio attendista che accomuna le principali banche centrali globali di fronte all’attuale instabilità geopolitica.