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Elezioni Usa, Trump vs Biden: l’impatto sulla Borsa, con grande incognita Senato. Ecco su cosa scommettono gli speculatori

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Ormai ci siamo: domani, maertedì 3 novembre, è l’Election Day, il giorno delle elezioni presidenziali Usa, che vedrà il presidente in carica Donald Trump sfidare Joe Biden, ex vicepresidente dell’amministrazione di Barack Obama, democratico.

Countdown elezioni presidenziali Usa: il nodo del Senato aumenta l'incertezza su chi vincerà davvero tra Donald Trump e Joe Biden
A poll worker watches the entrance as Park Slopers finally get to cast their votes early in the presidential election at the YMCA Armory in the Park Slope neighborhood of Brooklyn, New York, on October 27, 2020. (Photo by Gabriele Holtermann/Sipa USA)
Sipa Usa/LaPresse
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L’esito del voto diventerà il market mover principale dei prossimi giorni, mesi, anni, condizionando le sorti del mondo intero.
Difficile pronosticare l’impatto che il risultato avrà sulla borsa Usa: le elezioni rappresentano in questo momento il rischio più grande per i mercati, e la preoccupazione numero uno è che l’assenza di un risultato chiaro possa tradursi in un periodo di incertezza e di turbolenza per i mercati e l’economia.
Molti strategist ritengono di conseguenza che una vittoria certa e il riconoscimento della sconfitta da parte dell’altro potrebbero far tirare un sospiro di sollievo agli investitori.
C’è però un’altra incognita che potrebbe creare ansia sui mercati: l’esito del Senato.
Potrebbe trascorrere infatti del tempo prima di conoscere davvero chi ha in pugno il Senato americano. “L’assenza di un chiaro vincitore sarà negativa per gli asset rischiosi…il mercato è davvero preoccupato per il rischio che non ci sia chiarezza dopo le elezioni. Il timore è che per settimane non si sappia chi ha vinto, e che i risultati vengano contestati”, ha commentato alla Cnbc Ian Lyngen, responsabile della strategia sui tassi USA presso BMO.
Lyngen ha fatto notare che il problema non sarebbe solo politico, in assenza di un chiaro ‘winner’, visto che “siamo in una pandemia, e nessuno vuole un risultato elettorale incerto che lasci il paese preoccupato per la mancanza di leadership”.

Ha già minacciato di farlo, Trump contesterà esito elezioni?

Il punto è che con Donald Trumo il rischio è più che concreto, visto che non sono passati molti giorni da quando il presidente si è rifiutato di impegnarsi a un trasferimento pacifico dei poteri, in caso di sconfitta. Alla fine di luglio Trump aveva parlato anche dell’opzione di rinviare le elezioni presidenziali Usa, sottolineando che con il sistema di votazione per posta l’esito dell’Election Day sarebbe stato il più inaccurato e fraudolento della storia degli Stati Uniti.
Fatto sta che così si sta votando – a oggi sono più di 93 milioni gli americani che hanno già dato il loro voto – e si voterà domani: la pandemia del coronavirus e il balzo dei nuovi contagi negli States hanno costretto molti elettori a rimanere a casa e a optare per il voto via mail.
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L’incognita, di certo, non si presenterebbe in caso di Blue Wave, ovvero di quella situazione che si verrebbe a creare nel caso in cui i democratici riuscissero ad aggiudicarsi la vittoria alle elezioni presidenziali, conquistando non solo la Casa Bianca ma anche entrambi i rami del Congresso americano, ovvero la Camera dei Rappresentanti e il Senato. A tal proposito alcuni, come ha detto anche il gestore leggendario degli hedge fund Paul Tudor Jones, parlando di una certezza che sarebbe comunque negativa, visto che l’arrivo eventuale della blue wave potrebbe mettere sotto pressione la borsa Usa, nel lungo termine.
Allo stesso tempo, se dal Senato non emergesse un chiaro vincitore, i mercati rischierebbero di perdere la bussola e di non sapere quale direzione prendere. Il Senato è infatti un fattore chiave per capire quanti soldi si deciderà di stanziare per aiutare le famiglie e le imprese americane a non affondare in tempi di COVID.
I negoziati che l’amministrazione Trump e la speaker della Camera, la democratica Nancy Pelosi, hanno portato avanti, non hanno sfornato fino a oggi nessun piano di stimoli fiscali.

Incognita Senato, occhio alla regola dello stato della Georgia

Gli americani attendono ancora gli aiuti per andare avanti nel pieno della pandemia. Per capire il fattore Senato, vale la pena riprendere i due esempi riportati da un articolo della Cnbc:
Biden avrebbe chiari problemi e sarebbe costretto a scendere a compromessi su un piano fiscale (per non parlare del suo piano specifico di alzare le tasse), se vincesse le elezioni ma se, contestualmente, i democratici non riconquistassero il Senato. D’altro canto, Trump troverebbe non pochi ostacoli nella realizzazione dei suoi piani, se vincesse le elezioni, ma i democratici riconquistassero il Senato, che si affiancherebbe a quel punto a una Camera dei Rappresentanti Usa già democratica.
“E’ improbabile che la composizione complessiva del Senato possa essere determinata prima di gennaio, a causa delle regole sulle elezioni dello stato della Georgia, che stabiliscono che il testa a testa va avanti fino al ballottagio, se nessun candidato conquista la maggioranza del 50% dei voti nelle elezioni presidenziali”, hanno scritto in una nota gli strategist di Bank of America, ricordando che, “al momento, nessun candidato sembra destinato a centrare quella soglia”.
Gli stessi strategist fanno notare che, se un breve ritardo nel conoscere i risultati delle elezioni avrebbe un impatto irrilevante sull’economia, un risultato contestato per diverse settimane potrebbe trascinare al ribasso la crescita del Pil del primo semestre (dell’anno nuovo) di 0,5-1 punto percentuale“.
In ogni caso, “una volta che ci sarà un vincitore, l’attenzione tornerà sul piano di stimoli” e “i tassi sui Treasuries Usa (decennali) potrebbero salire da 5 a fino +25 punti base a seguito della notizia sul risultato finale, sulla scia delle aspettative di uno stimolo fiscale e per il miglioramento delle aspettative di crescita”. Da segnalare che i tassi sui Treasuries decennali hanno chiuso la sessione di venerdì scorso allo 0,86%.

Speculatori già messi in moto, scommesse bullish a record in due anni su….

Detto questo, Bloomberg ha reso noto con l’articolo Speculators Boost Bullish U.S. Stock Bets to Highest Since 2019 che, nel mondo della speculazione, i bullish non mancano, anzi, abbondano. Al punto che le scommesse rialziste sull’azionario Usa sono balzate al record in quasi due anni, dopo il sell off che ha colpito nelle sessioni precedenti l’indice benchmark S&P 500.
Stando a quanto emerge dalla Commissione di trading sui futures delle commodity, nella settimana che si è conclusa lo scorso 27 ottobre, le posizioni nette lunghe sui futures e-mini sullo S&P sono salite al massimo dal gennaio del 2019, dopo che la caduta del listino che, la scorsa settimana, è stata pari a -5,6%.
E non mancano gli analisti bullish su Wall Street: è il caso di Julian Emanuel, responsabie strategist sull’azionario e i derivati presso BTIG LLC, che ha scritto in una nota che lo scenario di base della società è il raggiungimento di “nuovi massimi quando la correzione si concluderà“, forse nel primo trimestre del 2021.
Più cautela, invece, da parte degli esperti dell’analisti tecnica. Gli strategist Jason Hunter e Alix Tepper Floman di JPMorgan Chase & Co, in particolare, hanno avvertito che lo S&P 500 sta rivisitando “un insieme di supporti” attorno al livello di 3200 punti. E che di conseguenza, nel caso in cui quel livello venisse bucato, la debolezza dei prezzi potrebbe accelerare il passo, creando una fuga verso gli asset più di qualità a discapito dell’indice, che potrebbe tornare nell’area compresa tra 2.950 e 3.050 punti. Da segnalare che lo S&P 500 ha terminato la sessione di venerdì a 3.269,96, in calo del 9% circa dalla chiusura record testata lo scorso 2 settembre.