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Anno 2021: UniCredit ‘divorata’ da un colosso francese, UBS che agguanta Deutsche Bank. Febbre M&A in tutta Europa

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Mentre il futuro di Mps e UniCredit continua a essere sotto riflettori, e nelle ultime ore arrivano la decisione di Fitch di tagliare il rating watch sui rating di lungo termine della banca senese, e la notizia su Jean-Pierre Mustier che lascerà la guida di Piazza Gae Aulenti senza buonuscita, gli investitori si chiedono quale sarà il futuro del risiko del credito: sia in Italia, che all’estero.

Si torna a parlare di UniCredit non solo come cavaliere bianco di Mps, ma come preda perfetta. Magari di un colosso francese
The Unicredit Tower skyscraper, where Italys biggest bank UniCredit is headquartered, is pictured in the Porta Nuova district of Milan on July 9, 2019. – UniCredit said on July 9, 2019 it secured 1 billion euros from the sale of its 18,3 percent stake in online brokerage business FinecoBank, as part of moves to strengthen the groups finances. (Photo by Miguel MEDINA / AFP) (Photo credit should read MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

Se è vero che l’opzione delle nozze tra Mps e UniCredit rimane per ora valida agitando, anche, il mondo della politica, è altrettanto vero che UniCredit, vista come il cavaliere bianco perfetto del Monte di Stato (più che altro è l’unico), continua a essere considerata anche alla stregua di preda perfetta.
Basta far riferimento al grafico stilato da Bloomberg che, in un articolo, esce dai confini italiani guardando ai possibili deal, nel 2021, tra le banche europee.
Dal grafico, che riassume le possibili operazioni di M&A che potrebbero provocare un terremoto nell’industria bancaria europea, emerge come tra le opzioni ci sia quella di un’acquisizione di UniCredit da parte della francese BNP Paribas.
Ma anche l’opzione di UniCredit che ingloba la tedesca Commerzbank.
Altre ipotesi sono: la spagnola Santander che acquisisce la spagnola BBVA; la britannica Barclays che acquista la rivale sempre britannica Standard Chartered; la svizzera UBS che rileva l’altra svizzera Credit Suisse; la svizzera UBS che acquista la prima banca tedesca Deutsche Bank; Barclays che acquista Credit Suisse.
L’articolo di Bloomberg segnala che le banche hanno quasi fretta di lanciare un nuovo capitolo di operazioni di fusioni, dopo tutti questi anni di tassi di interesse negativi che hanno eroso la loro redditività.
In più, nonostante i tagli pesanti con cui hanno sforbiciato la loro forza lavoro (di ben 1/5 dalla crisi finanziaria globale), e nonostante le operazioni con cui si sono sbarazzate di divisioni non redditizie e di business più rischiosi, il gap che le dai titani del mondo della finanza made in USA, del calibro di JP Morgan e Morgan Stanley, ha continuato solo a crescere dal 2008.
Esempi concreti non mancano: nel mese di febbraio 2020 HSBC Holdings ha annunciato che ridurrà la sua forza lavoro di 35.000 unità, nell’ambito di un piano mirato a tagliare $4,5 miliardi di costi; Deutsche Bank sta portando avanti un piano per licenziare 18.000 dipendenti entro il 2022. Banco Santander SA ha raggiunto un accordo con diversi sindacati, questo mese, per tagliare più di 3.500 posti di lavoro in Spagna.
Tornando in Italia, oltre all’ipotesi discussa di un matrimonio tra Mps e UniCredit, un altro dossier da seguire nel 2021 sarà quello dell’Opa di Credit Agricole Italia su CreVal (Credito Valtellinese).
Tra le Big del settore bancario del made in Italy si continua a scommettere, inoltre, sull’asse Bper e Banco BPM , anche se le ultime dichiarazioni del numero uno della prima, Bper, hanno fatto capire che per ora la priorità è un’altra.
Il Messaggero dedica un articolo alle possibili operazioni di M&A che potrebbero presentarsi nel 2021 tra le banche medio-piccole del made in Italy, avvertendo tuttavia anche sul rischio che alcuni scenari facciano flop:
“Se il banchiere Carlo Messina (ad di Intesa SanPaolo, che ha inglobato Ubi Banca) – scrive Rosario Dimito – ha profetizzato un consolidamento della fascia alta mediante la nascita di 2-3 grandi gruppi (Intesa SanPaolo-Ubi già in cammino, più le ipotesi Agricole-Creval, UniCredit-Mps e Banco BPM-Bper), nel secondo anello del sistema è ancora tutto fluido, con alcune pedine che potrebbero restare stand alone per vocazione campanile (specie tra le popolari) e altre con velleità di poli aggreganti”.

Credem, obiettivo ora Nord Italia?

Una di queste è Credem, che il quotidiano ricorda aver fatto una “campagna di acquisti serrata al Sud” e che, dopo aver rilevato la maggioranza di Cassa Cento, punta a questo punto al Nord Italia: “Sondrio, Banca Asti, Banca Valsabbina sono le potenziali opzioni”. Dunque gli scenari, oltre a Credem-Banca Asti, comprendono “Banco Desio e Brianza-Cassa Lombarda, Banca Sella-Banca Passadore, mentre a Sant’Ambrogio il cda di Consulia ha dato l’esclusiva ad Attestor Capital”.
Su Credem viene segnalato che la banca reggiana potrebbe decidere di valutare anche la vicina Banca Valsabbina.
Regista delle operazioni di fusione al Centro Sud potrebbe essere inoltre Mediocredito Centrale (Mcc), attraverso la Popolare di Bari: Mcc potrebbe per esempio, continua il Messaggero, “razionalizzare la presenza di istituti in Campania come la Paopolare di Torre del Greco, Popolare Vesuviana, Banca del Sud e saldare un’alleanza con la Banca Agricola di Ragusa”.
C’è anche la “nuova Carige”, su cui entro il 31 dicembre del 2021 la Cassa Centrale Banca potrebbe esercitare l’opzione per salire ulteriormente nel suo capitale.
Matrimonio tra pesci grandi per dar vita magari a una JP Morgan europea, magari. Ma anche, almeno in Italia, matrimoni tra pesci piccoli.