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UniCredit dice addio a Mediobanca, Mustier presenta ‘trimestre tra migliori decennio’. Titolo apprezza con +4%

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Nel terzo trimestre, gli utili della banca si sono attestati a 1,1 miliardi, come l’utile netto rettificato di gruppo, quest’ultimo +25,7%.

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Le scelte strategiche di UniCredit sconvolgono l’azionariato di Mediobanca, che perde il suo primo socio: qualche ora prima della diffusione dei risultati del terzo trimestre, che l’AD della banca Jean-Pierre Mustier ha definito “tra i migliori dell’ultimo decennio”, arriva la notizia ufficiale dell’addio dell’istituto di Piazza Gae Aulenti a Piazzetta Cuccia.
UniCredit comunica l’intenzione di smobilizzare quella quota pari a circa l’8,4 per cento del capitale sociale di Mediobanca. Come dirà oggi l’AD Mustier nella conference call indetta con le agenzie di stampa (per commentare il bilancio appena diffuso), Mediobanca è una società “estremamente ben gestita” ma per Unicredit era un “asset non core”.

Di conseguenza, “in linea con la nostra strategia di dismissione di partecipazioni non strategiche”, abbiamo deciso di vendere la nostra quota in Piazzetta Cuccia, “un’altra banca, un competitor”.
L’AD ha confermato che i proventi derivanti dalla cessione della quota, pari a 750 milioni, saranno investiti per sostenere l’economia.

Nello specifico, dal comunicato della banca si apprende che UniCredit ha completato ieri, in serata, la procedura di accelerated bookbuilding per la cessione a investitori istituzionali di circa 74,5 milioni di azioni ordinarie detenute in Mediobanca – Banca di Credito Finanziario, corrispondenti a circa l’8,4 per cento del capitale azionario esistente della Società, al prezzo di 10,53 per azione.
Il prezzo incorpora uno sconto del 2,3 per cento circa rispetto all’ultimo prezzo di chiusura di Mediobanca pre-annuncio. L’operazione sarà contabilizzata nel quarto trimestre 2019, e avrà un impatto sostanzialmente neutrale sul CET1 capital ratio del Gruppo UniCredit.
A chi stamattina gli chiedeva se avesse avuto contatti con Leonardo Del Vecchio, Mustier ha tenuto a precisare che non è solito parlare di contatti coi singoli: “Nessun commento su clienti o azionisti”, ha tagliato corto.
Mustier ha dato altre spiegazioni sulla sua decisione di vendere l’intera quota detenuta in Mediobanca. Decisione che è arrivata anche dopo che lo scorso anno, alla scadenza del patto di sindacato di Piazzetta Cuccia e con l’uscita di Bollorè, non è stato possibile raggiungere un’intesa sulla formazione di un nuovo accordo “più forte” fra i soci, come richiesto da Unicredit
Quando la nostra proposta è stata respinta abbiamo considerato la nostra quota non strategica e in linea con la nostra strategia è stata venduta”, ha detto.
Rispondendo a chi gli chiedeva se l’addio a Mediobanca non rischiasse di ripercuotersi negativamente su Generali, rischiando di renderla più esposta alle mire degli investitori esteri, Mustier ha risposto:
Generali “è una compagnia estremamente ben gestita. Abbiamo sempre ribadito l’auspicio che resti indipendente e italiana. Avevamo proposto agli azionisti di Mediobanca un patto forte per proteggere Piazzetta Cuccia e le sue controllate ma la nostra proposta è stata respinta”.

UniCredit esce da Mediobanca, proiettata verso Team 23

Nel terzo trimestre dell’anno, gli utili di UniCredit si sono attestati a 1,1 miliardi di euro, uguale all’utile netto rettificato di gruppo, quest’ultimo in rialzo del 25,7%, e meglio delle attese. E’ quanto emerge dal bilancio della banca guidata da Jean-Pierre Mustier. A fine settembre il Cet1 ratio della banca si attestava al 12,6%.
Guardando ai primi nove mesi del 2019, il risultato netto contabile è stato pari a 4,3 miliardi e l’utile netto rettificato a 3,3 miliardi, in aumento dell’8,2% su base annua.
Complessivamente, i ricavi sono scesi nei nove mesi del 2%, a fronte del calo delle commissioni pari a – 2,1% a 4,7 miliardi.
“Uno dei migliori trimestri del decennio”: Così l’amministratore delegato di UniCredit, Jean-Pierre Mustier, ha commentato la trimestrale del gruppo.
“I risultati trimestrali di Unicredit “si confermano ancora una volta solidi, abbiamo eseguito con successo Transform 2019. Grazie alle nostre azioni proattive e decise abbiamo già raggiunto i nostri obiettivi chiave o comunque li supereremo entro la fine di quest’anno”.
Chiuso il piano Transform 2019, il prossimo 3 dicembre Unicredit presenterà il nuovo piano “Team 23”. Lo ha reso noto il Ceo Jean Pierre Mustier, commentando i risultati trimestrali.
“Vorrei ringraziare ancora una volta tutti i colleghi di UniCredit che hanno reso possibili gli eccezionali risultati di Transform 2019. Insieme continueremo ad andare avanti con successo e presenteremo la nostra nuova strategia di business, ‘Team 23’, il prossimo 3 dicembre”.
Mustier ha fatto notare che “dal lancio di Transform 2019, le esposizioni creditizie deteriorate lorde di Gruppo sono scese di quasi 50 miliardi”.
UniCredit ha confermato la guidance sui ricavi e sull’utile netto rettificato per il 2019, confermando contestualmente anche il target, sempre per quest’anno, di portare il carico degli NPL – crediti deteriorati lordi – a scendere al di sotto di quota 10 miliardi.

Addio Mediobanca anticipa minore presenza in Italia?

UniCredit ha fatto parlare un bel po’ di sé negli ultimi mesi, e non sempre in termini positivi. Proprio il suo numero uno Jean-Pierre Mustier è stato investito da un’ondata di polemiche per aver ventilato prima la possibilità che UniCredit imponesse tassi negativi ai clienti con depositi per un importo superiore a 100.000 euro, scatenando così l’ira di sindacati e varie associazioni di settore; poi correggendosi, precisando che la tassa colpirà chi ha depositi presso la banca per un importo superiore a 1 milione di euro.
Qualche giorno nuovo, di colpo, tutti sono tornati sull’attenti in Italia per la diffusione di alcuni rumor, secondo cui il ceo francese vorrebbe rendere l’istituto meno italiano, anche attraverso la costituzione di una subholding tedesca che possa allontanarlo sempre di più dal rischio Italia e contribuire a diminuire i costi della sua raccolta.
La scelta della Germania per la creazione di una subholding non sarebbe  casuale. Si tratta infatti di un paese con rating a tripla A, che consentirebbe di tagliare il costo della raccolta della banca.
Così come aveva riportato il Sole 24 Ore, in questo modo UniCredit (presente in territorio teutonico con la controllata HypoVereinsbank)   potrebbe di fatto “emettere debito beneficiando del rating del paese della subholding”, senza sborsare tassi troppo onerosi.