Notizie Criptovalute The Rock Trading, nuovi dettagli sul crollo dell’exchange di criptovalute

The Rock Trading, nuovi dettagli sul crollo dell’exchange di criptovalute

13 Aprile 2023 10:54

La strada verso l’adozione di massa delle criptovalute, inevitabile secondo alcuni e impossibile secondo altri, è ancora molto lontana e i numerosi fallimenti di exchange e piattaforme di trading di criptovalute a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi di bear market dimostrano che c’è ancora molto da fare sul fronte della regolamentazione e, soprattutto, sull’educazione degli investitori.

Quello che è successo mesi fa col crack dell’exchange FTX è accaduto anche con la piattaforma tutta italiana The Rock Trading, un exchange di criptovalute fondato a Milano nel 2011 da Andrea Medri e Davide Barbieri.

Il caso The Rock Trading e le similitudini con FTX

Cosa è successo? Dal febbraio scorso la piattaforma ha messo in pausa gli account dei suoi oltre 18mila utenti, impedendo loro di fatto di prelevare le criptovalute acquistate. Il motivo? Un ammanco di oltre 20 milioni di euro legato a una cattiva gestione degli asset.

I clienti sono stati avvisati con una nota ufficiale il 17 febbraio scorso, poche settimane dopo il crack di FTX e in pieno bear market. Le similitudini col caso del grande exchange fondato da Sam Bankman-Fried, arrestato lo scorso gennaio alle Bahamas per reati che potrebbero portare a una condanna a 115 anni di carcere, sono molte.

In un periodo di incertezze economiche come quello che stiamo vivendo, col sistema bancario tutt’altro che stabile e un importante crollo del valore di tutte le criptovalute, Bitcoin incluso, gli utenti si sono riversati in massa sugli exchange per prelevare gli asset che pensavano di possedere.

Risultato? Vale per FTX come per The Rock Trading: la reale disponibilità degli asset su questi exchange era di molto inferiore a quanto dichiarato. In queste ore sono emersi nuovi dettagli sulla situazione dell’exchange italiano che evidenziano la pessima gestione degli asset da parte dei broker di The Rock Trading, società che fa capo alla Digital Rock Holding.

Cosa è successo dietro le quinte? Le chat dell’AD Andrea Medri

La verità è emersa dalla videoregistrazione della seduta del consiglio di amministrazione della Digital Rock Holding del 16 febbraio scorso e dalle chat interne che gli inquirenti stanno passando al vaglio da quando è stata avviata un’indagine per truffa e appropriazione indebita. È il Corriere della Sera ad anticipare il contenuto di quelle chat private da cui emerge il caos, a partire dalle ammissioni dell’ad Andrea Medri:

Quando noi abbiamo un ammanco, in una società come la nostra dove in un conto omnibus ci sono i vari asset di tutta la clientela, quindi non c’è una distinzione se non all’interno della nostra contabilità dove diciamo che il cliente A ha tot e il cliente B ha tot… secondo me l’ammanco è superiore a quello evidenziato… Durante questo periodo capitava a volte che, a fronte di richieste di prelievi in euro, io mi permettevo, magari erroneamente, probabilmente erroneamente, di convertire criptoasset detenuti sulla piattaforma in attesa che fossero poi rimpiazzati, dopo, dai trasferimenti dei wallets che non sono sempre immediati.

Dalle parole di Metri emerge che gli asset degli utenti erano conservati in un unico wallet, senza apparenti distinzioni tra utente e utente.

Facciamo un esempio molto semplificato: tre utenti che hanno acquistato 1 Bitcoin a testa per un totale di 3 Bitcoin e altrettanti utenti che hanno acquistato 1 Ethereum a testa, per un totale di 3 Ethereum. Invece di organizzare un wallet Bitcoin per ciascun utente, la piattaforma aveva un unico wallet Bitcoin contenente tutti i fondi acquistati dagli utenti, e lo stesso, seguendo questo esempio, valeva per Ethereum. Per cercare di sopravvivere al bear market la piattaforma ha scambiato gli asset con quelli che riteneva più favorevoli al momento e sperando che gli utenti non si riversassero in massa per prelevare ciò che ritenevano essere di loro proprietà.

The Rock Trading: una pessima gestione degli asset degli utenti

È successo proprio questo. Quando i tre utenti convinti di possedere 1 Bitcoin a testa hanno provato a prelevare i propri asset, quei Bitcoin erano spariti. L’exchange, come ammesso da Medri, ha tentato di mettere una pezza convertendo in Bitcoin gli altri asset disponibili, quei 3 Ethereum seguendo il nostro esempio. Quando gli utenti che pensavano di possedere quegli Ethereum hanno tentato il prelievo dei propri asset, quegli asset non erano di fatto più disponibili. E, a catena, è scoppiato il caos.

Lo ha ammesso senza mezzi termini Medri nelle chat pubblicate dal Corriere della Sera:

Stanno tutti prelevando cripto che non abbiamo… oggi abbiamo il panico. Il problema è che abbiamo differenze abissali in apparenza. Oltre 7.000 ethereum e 1.500 bitcoin di scarto in apparenza.

Che fine abbiano fatto gli asset degli utenti è ancora tutto da chiarire ed è ciò a cui stanno lavorando gli inquirenti senza sosta ormai da settimane.

“Not your keys, not your coins”

In attesa di capire come si chiuderà questa vicenda e come saranno risarciti gli utenti che avevano deciso di affidare i propri investimenti a The Rock Trading, l’insegnamento che emerge da questa e da tante altre storie simili è la regola base delle criptovalute: not your keys, not your coins, vale a dire che se non si è in pieno possesso delle chiavi del proprio wallet non si può davvero dire di essere in possesso delle criptovalute.

Gli exchange non sono delle banche, ma delle piattaforme di scambio di criptovalute da utilizzare esattamente per questo motivo: scambiare i propri fondi in criptovalute e trasferirli subito dopo nei wallet di cui si ha la piena custodia.