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Tassi negativi, l’incubo si è già avverato. Correntisti Credit Suisse e UBS dovranno pagare per depositi in banca

Il trasferimento dei costi dei tassi negativi dalle banche ai clienti è già realtà, e non solo in Svizzera. Così come è una realtà per i clienti di diverse banche …

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E alla fine, una delle tante paure più grandi dei correntisti si è avverata: la scure dei tassi negativi ha portato Credit Suisse a condividere i costi con i suoi clienti. Quelli più ricchi, ha precisato il colosso bancario svizzero.

Si avvera comunque anche per la banca elvetica, o meglio per i suoi clienti, il paradosso che sta facendo tremare diversi correntisti: hai un conto presso una banca? Non solo non ci guadagni quasi niente, ma devi anche pagare, nonostante tu abbia parcheggiato presso l’istituto il tuo contante.

Nel caso di Credit Suisse, Bloomberg riporta che l’istituto colpirà i clienti più ricchi che hanno depositi in franchi svizzeri. Il gigante aveva già imposto una commissione dello 0,4% su tutti i conti in euro che superano la soglia di 1 milione. Ora, verranno colpiti anche i conti in franchi svizzeri, con un costo che la banca, stando a quanto ha riportato la fonte, comunicherà ai propri clienti durante l’autunno.

Credit Suisse non è l’unica svizzera ad aver deciso di trasferire parte dei costi che sostiene ai correntisti. La rivale elvetica UBS ha già annunciato che introdurrà i tassi negativi sui conti di quei clienti che detengono più di 2 milioni di franchi nei loro conti.

Nel frattempo tra le banche svizzere, ma non solo, la frustrazione, per il contesto di tassi negativi che si è venuto a creare, cresce.

Gli istituti elvetici stanno tentando di mitigare, così come le banche dell’Eurozona e anche le banche danesi, le conseguenze di tassi che stanno diventando sempre più negativi e che dunque le costringono a sostenere costi sempre più alti per parcheggiare i loro depositi presso le rispettive banche centrali.

I tassi negativi sono una realtà introdotta non solo dalla Bce di Mario Draghi, ma anche dalla Swiss National Bank (SNB), ovvero Banca centrale svizzera: anzi, i tassi sui depositi svizzeri (quelli che le banche devono pagare se depositano i loro soldi presso la SNB) sono ancora più negativi rispetto a quelli dell’Eurozona, che Draghi ha appena sforbiciato ulteriormente dal -0,40% al -0,50%. I tassi elvetici, così come anche quelli danesi, sono infatti pari a -0,75%.

Per far fronte alla rabbia crescente delle banche, la SNB, che giovedì ha lasciato i tassi invariati, ha reso noto che esenterà un valore maggiore delle riserve degli istituti dai tassi negativi.

Dal canto suo, Draghi ha lanciato la misura cuscinetto del tiering (che, secondo JP Morgan e Goldman Sachs apporterebbe benefici soprattutto alla tedesca Deutsche Bank), che pur prevede una esenzione dai tassi negativi per parte delle riserve in eccesso degli istituti. Ma la redditività delle banche in molti casi è già compromessa, ed è probabile che molte di esse decidano di passare subito all’azione, spartendo i costi direttamente con i correntisti.

Come dimostrano i casi di Credit Suisse e UBS, il trasferimento dei costi dei tassi negativi dalle banche ai clienti è già realtà. Così come è una realtà per i clienti di diverse banche scandinave. Gli istituti danesi Jyske Bank e Sydbank hanno già imposto tassi negativi ai clienti retail con depositi che partono da 7,5 milioni di corone, l’equivalente di $1,1 milioni.

In Danimarca è stata la stessa associazione di settore Finans Danmark a lanciare l’allarme redditività sulle principali 17  banche danesi, i cui utili aggregati – ha reso noto – sono scivolati su base netta del 20% nella prima metà del 2019, attestandosi a 15,6 miliardi di corone, rispetto ai 19,4 miliardi di utili dello stesso periodo dello scorso anno.

Stremata dai tassi negativi introdotti dalla Nationalbanken,  la Finans Danmark ha chiesto alla banca centrale di aumentare l’ammontare dei depositi che gli istituti possono detenere presso di essa al tasso dello zero per cento.

In Germania, dove il quotidiano Bild ha ribattezzato Draghi addirittura come il Conte Draghila, la Baviera si è già mossa per convincere Berlino a dichiarare fuori legge i tassi negativi sui clienti retail delle banche.