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Risiko risparmio gestito, Morgan Stanley riaccende febbre M&A? Occhio alle italiane: che faranno Anima, FinecoBank & Co.?

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Per Morgan Stanley, l’acquisizione della società americana Eaton Vance significa che Morgan Stanley Investment Management arriverà quasi a raddoppiare gli asset gestiti, a 1,2 trilioni di dollari, e che la società risultante dall’operazione di M&A avrà un fatturato dal valore combinato superiore ai $5 miliardi. Per il colosso bancario Usa, il deal annunciato ieri significa la possibilità di competere, nell’arena del risparmio gestito, contro colossi del calibro di BlackRock e Vanguard.

The Morgan Stanley worldwide headquarters building in New York October 21, 2009. The market reacted to news of record profits for banking giant Wells Fargo and positive earnings for Morgan Stanley after three consecutive quarterly losses. Wells Fargo shares lifted 1.21 percent to 30.83 dollars and Morgan Stanley shot up 6.73 percent to 34.71 dollars. AFP PHOTO TIMOTHY A. CLARY (Photo by Timothy A. CLARY / AFP) (Photo by TIMOTHY A. CLARY/AFP via Getty Images)

Ma il deal, del valore di $7 miliardi, non ha un significato ‘soltanto’ per le strategie di espansione della banca made in Usa.
Le nozze Morgan Stanley-Eaton Vance potrebbero infatti inaugurare o confermare un trend ben preciso: il risiko delle società attive nel risparmio gestito: prospettiva che, in Italia, era stata rafforzata già con l’operazione con cui Intesa SanPaolo ha acquisito Ubi Banca, e da altri rumor che assediano quasi quotidianamente il settore bancario.
Non solo risiko banche, dunque, e non solo risiko borse – con la notizia del giorno che riguarda l’accordo con cui la cordata guidata da Euronext e composta da Cdp Equity e Intesa Sanpaolo acquisterà Borsa Italiana dal London Stock Exchange Group (LSEG).
All’orizzonte ci sarà secondo alcuni esperti anche un risiko del risparmio gestito. A pronosticare una febbre di M&A nel settore è uno stesso articolo pubblicato su pubblicato su Forbes.
“Siamo ancora nelle prime fasi del gioco, quando si parla di consolidamento – ha commentato Greggory Earren, strategist del settore servizi finanziari di Morningstar – Il futuro dell’M&A sarà di quelle società che riusciranno a colmare le lacune nei prodotti, nella distribuzione, e nella geografia”.
Guardando ai campioni italiani del risparmio gestito, non si possono non ricordare i rumor dello scorso aprile, che individuarono Anima come fulcro del risiko delle sgr, con Azimut e Banca Generali spettatori interessati, ma anche Amundi.
La febbre M&A nel risparmio gestito del made in Italy è stata accesa anche all’inizio di giugno, con Banco Bpm che ha aumentato la propria partecipazione in Anima, fino al 19,4% del capitale, appena sotto la soglia del 20% che richiede l’autorizzazione della Banca d’Italia, a Bankitalia. Tra l’altro, l’AD di Anima Alessandro Melzi d’Eril aveva detto chiaramente che la crisi scatenata dall’emergenza coronavirus COVID-19 avrebbe spinto il settore del risparmio gestito ad operazioni di M&A.
Che dire poi anche di FinecoBank? All’inizio dell’anno, le parole dell’AD Foti su potenziali interessati avevano fatto scattare gli acquisti sul titolo.

I rating di Goldman Sachs sulle italiane del risparmio gestito

Un nuovo report di Goldman Sachs appena pubblicato fa il punto della situazione sulle opportunità presenti tra i titoli del risparmio gestito. Di seguito i rating delle italiane, insieme ai dati che le big del settore hanno pubblicato nelle ultime ore e negli ultimi giorni, relativi alla raccolta di settembre.
Anima (Buy): “I principali rischi al ribasso includono il deterioramento delle condizioni macroeconomiche dell’Italia, flussi in uscita più alti delle attese da parte del segmento retail, operazione di M&A diluitiva, una performance dei fondi inferiore alle attese e una compressione dei margini da commissioni più alta del previsto”.
Da segnalare che proprio qualche giorno fa il Gruppo Anima ha riportato una raccolta netta positia per 103 milioni nel mese di settembre.
Azimut (Neutral): “I rischi al rialzo e al ribasso chiave sono legati ai flussi rispettivamente più alti o più bassi, soprattutto in relazione al segmento dei mercati; a un contesto macroeconomico migliore o peggiore delle attese; al trend dei mercati emergenti migliore o peggiore delle attese.
Proprio in queste ore si mette in evidenza la buona performance in Borsa del titolo Azimut, successiva alla comunicazione dei dati relativi alla raccolta di settembre.
Banca Generali (Buy): “I rischi al ribasso principali sono un eventuale peggioramento del contesto macroeconomico, una domanda più bassa delle attese per Lux IM, l’assenza della domanda in Svizzera, una normativa avversa e problemi tecnologici”.
Nel mese di settembre la raccolta netta totale di Banca Generali è risultata positiva per 390 milioni di euro e ha portato il valore cumulato da inizio anno a sfiorare i 4,1 miliardi. Il dato, si legge nella nota, è ampiamente superiore, sia su base mensile che annuale, a quanto realizzato lo scorso anno.
Banca Mediolanum (Neutral): “I rischi al ribasso e al rialzo chiave sono la presenza di flussi più alti o più bassi, specialmente nel settore assicurativo; un contesto macroeconomico peggiore o migliore delle attese, e una operazione M&A accrescitiva o diluitiva”.
Nel mese di settembre, come riportato dagli analisti di Equita SIM, Banca Mediolanum ha riportato una raccolta netta sostanzialmente in linea con attese, ancora guidata dal risparmio gestito con flussi prevalentemente indirizzati verso soluzioni azionarie. Settembre
è stato anche influenzato da una marcata attività bancaria in uscita, soprattutto alla luce del fatto che Banca Mediolanum rappresenta la banca di riferimento principale per i suoi clienti. In particolare:1) Raccolta netta totale -3 milioni rispetto alla nostra stima di -25 milioni; raccolta netta AUM +216 milioni rispetto ai +175 milioni attesi; Raccolta netta AUC: -219 milioni. Un altro dato significativo è stato quello relativo all’acquisizione di nuovi clienti, ben +12.000 nel mese di settembre, +105.0000 da inizio anno.
FinecoBank (Buy): “I rischi al ribasso chiave sono il peggioramento del contesto macreconomico, una domanda più bassa delle attese per i fondi FAM, una volatilità più bassa, una crescita del PIl UK inferiore alle stime, e una maggiore competizione da parte di player che offrono gli stessi prodotti multi-canale di FinecoBank”.
Solida la raccolta del mese di settembre per Fineco Bank, che è balzata di ben +176% rispetto ai 197 milioni di euro dello scorso anno, attestandosi a 545 milioni, senza fare ricorso a politiche commerciali di breve periodo. Focus sulle dichiarazioni del numero uno, l’amministratore delegato Alessandro Foti,  che ha commentato i numeri.