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Perdita record per Swiss National Bank alias hedge fund tra più grandi al mondo: colpa di Covid ma anche del franco

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Il bagno di sangue coronavirus che ha colpito i mercati di tutto il mondo ha provocato perdite monstre all’hedge fund più grande al mondo: peccato che si tratti della SNB -Swiss National Bank – banca centrale svizzera. E’ almeno dal 2017 che l’istituto viene considerato il fondo speculativo che occupa il primo posto nella classifica degli hedge fund mondiali, per lo shopping sfrenato che fa, in generale…di tutto.
Nel 2017 l’economista Dennis Gartman, presidente dell’Akron University Investment Committee, economista e autore di “The Gartman Letter” lo scrisse chiaramente: “la Swiss National Bank è diventata uno dei principali hedge fund al mondo, se non il principale. La trasformazione è iniziata diversi anni fa, quando la SNB giurò che avrebbe fatto il possibile, ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili, per indebolire il franco svizzero rispetto all’euro e al dollaro Usa. E così ha fatto, fino a poco fa, creando franchi svizzeri dal nulla, e vendendo quei franchi contro euro e dollari, per poi utilizzare quegli euro e dollari acquistati per comprare azioni e debiti europei e americani”.

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Peccato che la tempesta finanziaria che, soprattutto nel mese di marzo, si è abbattuta sui mercati globali, abbia fatto scendere di molto le quotazioni di quelle azioni e di quelle obbligazioni di cui il portafoglio di investimenti della Swiss National è ingolfato ormai da anni. Queste alcune partecipazioni che deteneva in data 31 dicembre 2019:

Ora, nell’ultimo periodo, le quotazioni dei suoi titoli hanno scontato soprattutto l’effetto del cambio: la paura per gli effetti del coronavirus e del relativo lockdown dell’economia mondiale ha scatenato infatti una forte avversione al rischio da parte degli investitori, che si sono rifugiati nelle valute rifugio: non solo in yen, dunque, ma anche in franchi svizzeri.
Il risultato è che il rafforzamento della valuta ha ‘svalutato’ le quote detenute in azioni e obbligazioni straniere, portando la SNB a soffrire la perdita trimestrale più forte in più di un secolo.
La banca centrale ha chiuso il primo trimestre con un passivo di 38,2 miliardi di franchi svizzeri – l’equivalente di 39,34 miliardi di dollari circa -spiegando che l’esplosione dei contagi di coronavirus hanno “avuto un impatto grave sui mercati finanziari”.
In particolare, il suo portafoglio di equity ha riportato una perdita di 31,9 miliardi di franchi svizzeri, e un passivo legato al tasso di cambio di 17,1 miliardi.
“Il primo trimestre del 2020 è stato dominato dalla diffusione globale del coronavirus. Le misure lanciate per contenere la pandemia hanno avuto un impatto molto grave sui mercati finanziari, dalla metà del trimestre in avanti, colpendo anche i risultati dell’SNB”, si legge nel comunicato della banca centrale. Di seguito il grafico con il trend del titolo:
L’agenzia di stampa Reuters ha fatto notare che la perdita di bilancio è stata la più grande nella storia della Swiss National Bank, fondata nel 1907.
Il rosso è stato inoltre superiore a quanto stimato da UBS, che aveva previsto un passivo di 30 miliardi di franchi circa. C’è da dire che parte delle perdite è stata compensata dall’aumento dell’esposizione verso l’oro, salito di 2,8 miliardi di franchi.

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“La portata dell’impatto economico negativo della crisi COVID-19 è ancora difficile da valutare e siamo cauti, indicando che esiste anche la possibilità di ulteriori accantonamenti di riserve e di svalutazioni nei prossimi trimestri”. La SNB ha comunque aggiunto che “siamo ben preparati a continuare a servire i nostri clienti, e riteniamo di poter mantenere una performance finanziaria resiliente durante la crisi”.
A tal proposito, vale la pena ricordare che il portafoglio di investimenti di SNB, del valore di $820 miliardi, è tra i più ricchi del mondo. Almeno fino a novembre, la banca centrale deteneva una quantità record di titoli azionari Usa, inclusi Facebook, Apple, Netflix e Google.
Così nel suo commento del 2017 Dennis Gartman commentava come, alla fine, non ci fosse nulla di illecito nell’operato della banca centrale svizzera. La sua strategia – spiegava l’economista – è molto simile a quella della Bank of Japan, che acquista ETF in modo regolare, tanto da essere diventata tra i principali azionisti pubblici del Giappone”. E comunque, potremmo aggiungere noi, anche la Bce, soprattutto con la svolta storica sui titoli junk annunciata ieri, è una banca centrale destinata ad aspirare anche carta più che straccia, convogliandola nel suo bilancio.