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Paolo Savona (Consob): forti pressioni per chiudere Borsa. Ma noi non abbiamo questi poteri’

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L’ex ministro degli Affari esteri Paolo Savona torna a parlare, difendendo la decisione della Consob di non chiudere la Borsa nel bel mezzo della tempesta finanziaria scatenata a marzo dallo shock Covid, e indossando di nuovo le vesti di paladino del debito pubblico e del risparmio del made in Italy.

President of Consob (Commissione Nazionale per la Societa’ e la Borsa, National Commission for companies and stock exchange) Paolo Savona gives a speech during the annual meeting with financial market in Palazzo Mezzanotte in Milan, on June 14, 2019. (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP) (Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images)

Non manca il monito a chi avrebbe magari voglia di attaccare l’Italia: “gettare sfiducia sul debito pubblico italiano non è un comportamento corretto“. Anche perchè, aggiunge l’economista, “il sistema non è a rischio. Il volume di risparmio è più che sufficiente per affrontare ogni grave crisi”.
E’ lo stesso Paolo Savona che, l’estate scorsa, ha criticato la numero uno della Commissione europea, Ursula von der Leyen, affermando che non avrebbe dovuto dire che stava monitorando l’Italia sul debito pubblico. Ed è anche lo stesso che non ha mai avuto dubbi sulla solidità e sostenibilità dei conti pubblici italiani, e che aveva parlato di una Italia collocata nella caverna di Platone, nonostante la “forza competitiva delle nostre imprese a livello globale” e il “nostro buon livello del risparmio”.

“Per la comunità europea e globale – aveva affermato in quell’occasione -l’Italia non rappresenta un problema finanziario, ma una risorsa alla quale molti paesi attingono per soddisfare le loro necessità”.  Sempre con quel discorso, Savona aveva detto che “l’esempio del Giappone è istruttivo”. Ovvero, che “se la fiducia nel Paese è solida e la base di risparmio sufficiente livelli di indebitamento nell’ordine del 200% rispetto al Pil non contrastano con gli obiettivi economici e sociali perseguiti dalla politica”.
Oggi Paolo Savona ha parlato di come la Consob sia riuscita a fronteggiare in modo tempestivo la tempesta finanziaria che si è abbattuta sui mercati a marzo, quando trader e investitori hanno iniziato ad avere consapevolezza dello shock sanitario ed economico della diffusione mondiale del coronavirus. Tra gli interventi più radicali della Commissione, quello storico di vietare le vendite allo scoperto su tutte le azioni di Piazza Affari per tre mesi, a partire dallo scorso 18 marzo.
Oggi, guardando a quelle decisioni, Savona ha detto che la Consob ha “operato in 24 ore” , mettendo in evidenza la velocità con cui le misure sono state lanciate.
L’ex ministro ha difeso anche la decisione della Commissione che presiede di non chiudere la Borsa, contrariamente a quanto auspicato da imprenditori del calibro del numero uno di Tod’S Diego della Valle, che agli inizi di marzo si era così espresso:
“In un momento come questo perché non si è pensato di chiudere le borse per un certo periodo, onde bloccare quelli che sono stati degli sperperi di centinaia di migliaia di miliardi? Le aziende sono le stesse di dieci giorni fa, quindi bloccare le borse avrebbe significato dare respiro al sistema, verificare ciò che succedeva e poi riaprire le borse quando il mercato fosse diventato stabile. Non vorrei che dietro a queste cose ci fossero dietro magari un po’ di furbetti che vogliono che la borsa nell’arco di due giorni cresca, salga e scenda, per fare un po’ gli affari loro”. Della Valle si era espresso anche sullo spread:
“Abbiamo avuto forti pressioni per chiudere le contrattazioni di Borsa. Poteri che la Consob non ha“, visto che la Borsa non può essere bloccata per ragioni di natura economica, ha detto Savona. Tra l’altro, ha aggiunto l’ex ministro degli Affari europei del primo governo Conte, nessuna Borsa nel mondo ha deciso di chiudere i battenti, a parte quella di Manila per un periodo limitato.
Savona ha precisato che le pressioni “sono arrivate anche da grandi imprese”. Aggiungendo, tuttavia, che “la Borsa chiusa determina conseguenze negative soprattutto per i piccoli risparmiatori”.
Paolo Savona ha affrontato anche la questione relativa alla necessità di salvaguardare le aziende italiane da eventuali operazioni di Opa ostili: il governo, ha detto, dovrebbe indicare una “lista delle società che considera strategiche”, che potrebbero essere soggette all’esercizio della golden power“. Avendo a disposizione una tale lista, la Consob potrebbe monitorare il trend delle azioni in Borsa e l’azionariato delle società strategiche. In ogni caso, ha tenuto a precisare, “la golden power è un potere che esercita il governo”.