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Padoan in UniCredit riaccende risiko bancario: convincerà Mustier a salvare Mps? O spingerà su M&A in Europa?

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Quando si parla di Pier Carlo Padoan, si pensa al regista dell’operazione con cui le banche venete sono state vendute a Intesa SanPaolo e soprattutto al salvataggio di Mps attraverso la ricapitalizzazione precauzionale. Salvataggio che avvenne tre anni fa, nel 2017.Ora si apprende che saràproprio Padoan, l’ex ministro dell’Economia nei governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, il prossimo presidente di UniCredit. Lo ha comunicato la banca italiana dopo la riunione del cda che si è svolta ieri sera.

Pier Carlo Padoan designato per la presidenza di UniCredit. Convincerà Mustier ad accollarsi la patata bollente Mps?
ROME, ITALY – AUGUST 25: Pier Carlo Padoan (PD) speaks to the media after a meeting of the Democratic Party (PD) for the formation of the new government, on August 25, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images)

Il consiglio di amministrazione, con il supporto di una Task Force composta di amministratori indipendenti guidata dal vice presidente Lamberto Andreotti, ha cooptato all’unanimità Padoan quale amministratore non esecutivo, dopo averlo identificato come miglior candidato per la posizione di presidente di UniCredit per il prossimo mandato (2021-2023). Lo stesso resterà in carica come consigliere fino all’assemblea chiamata ad approvare il bilancio di esercizio 2020 e a rinnovare l’intero cda.
Padoan, si legge nella nota, svolgerà un ruolo attivo nella definizione della lista dei candidati per il rinnovo dell’organo amministrativo che l’attuale board predisporrà in vista dell’assemblea degli azionisti del 2021.

Padoan ha salvato Mps nel 2017, la salverà di nuovo come presidente UniCredit?

L’uomo che ha salvato Mps già una volta, la salverà magari anche ora, orchestrando il matrimonio Mps-UniCredit?
Viene in mente quella frase con cui, nel lontano 2017, l’ex ministro disse che il salvataggio delle banche venete non era stato un bailout . E l’altra con cui rispose ai sindacati che gli chiesero a inizio 2018 per quanto tempo lo Stato sarebbe rimasto in Mps come azionista di maggioranza:
Per alcuni anni” – rispose – avendo cura di puntualizzare che dare un numero sarebbe stato “sbagliato e controproducente per i mercati”. E aggiungendo: “E’ la domanda ad essere posta in modo sbagliato: non quanto resterà lo Stato in Mps, ma quanto deve rimanere lo Stato per mettere Mps in condizione di essere una banca che sta in piedi in modo profittevole per Siena e per l’Italia”.
L’ex ministro ha commentato così la scelta per la presidenza di UniCredit ricaduta sulla sua persona:
“Sono felice di entrare a far parte del consiglio di amministrazione di UniCredit e sono onorato di esserne stato designato presidente. Mi impegnerò pienamente nei miei nuovi compiti e confermo l’intenzione di lasciare il mio ruolo di parlamentare italiano (al momento è deputato del Partito democratico). Sono molto grato al presidente Cesare Bisoni e all’intero consiglio di amministrazione di UniCredit per la fiducia che ripone in me in questo momento cruciale per l’Italia e per l’Europa. UniCredit è una azienda paneuropea vincente con solide e forti radici italiane e sono entusiasta di lavorare con il consiglio di amministrazione e il management team per capitalizzare questi punti di forza”.
La sua nomina scatena le speculazioni sul risiko bancario in Italia che, nelle ultime settimane, hanno visto UniCredit al  centro di diversi rumor, in primis quelli secondo cui il Tesoro starebbe facendo pressing sull’istituto per convincerlo a prendersi la patata bollente Mps, che nessuno vuole, e che rende cauti anche i francesi di Credit Agricole.
Ma, si sa già, UniCredit chiederebbe alcune condizioni allo Stato e per prima cosa vorrebbe che una eventuale operazione di M&A con l’istituto senese avesse un impatto neutrale sul proprio capitale. Ciò significa che lo Stato italiano dovrebbe svenarsi non poco, accollandosi magari anche parte di quei rischi legali di Mps che ammontano a ben 10 miliardi di euro.

Mps +8% dopo notizia Padoan in UniCredit, ma oggi pecora nera tra banche

Negli ambienti finanziari e anche politici sono molti a ritenere che i rumor sulle nozze tra UniCredit e Mps non abbiano ragione di essere: eppure il netto recupero del titolo della banca senese, nella giornata di ieri, sembra suggerire che, in fondo, i mercati non vedono l’operazione Mps-UniCredit tanto improbabile. Mps ha chiuso infatti in territorio positivo, proprio dopo le indiscrezioni sull’imminente nomina di Padoan alla carica della presidenza di Mps.
Dopo essere stato il principale interlocutore dell’Ue nell’operazione di ricapitalizzazione della banca, avvenuta nel 2017, Padoan è diventato deputato PD (era stato titolare del Tesoro dal 22 febbraio 2014 al 1º giugno 2018) eletto proprio nel collegio di Siena: città le cui dinamiche il futuro presidente di UniCredit conosce bene, avendo seguito di pari passo la ricapitalizzazione precauzionale della banca.
Non per niente il titolo Mps ieri, subito dopo il diffondersi delle indiscrezioni sull’ingresso di Padoan in UniCredit come presidente, è schizzato subito, volando fino a +8% a 1,3 euro per azione. Le azioni della banca senese perdono però oggi in modo sostenuto, lasciando sul terreno il 3,5% circa.
Ma UniCredit deciderà di giocare in casa, sempre che cambi idea – l’AD Jean-Pierre Mustier ha più volte detto che la banca non è interessata a operazioni di M&A – o guarderà in Europa?
In un’intervista rilasciata a Reuters l’analista di Citi Azzurra Guelfi non esclude operazioni di M&A da parte di UniCredit:
“Nel caso in cui l’approccio verso il capitale da parte delle autorità di regolamentazione dovesse rimanere prudente e considerando che il panorama competitivo è cambiato in Italia, riteniamo che UniCredit potrebbe considerare una operazione di M&A nel caso in cui presentassero opportunità sul fronte del fatturato, della redditività, o occasioni per il capitale”.
Per ora gli azionisti di UniCredit e di altre banche europee rimangono a bocca asciutta, visto lo stop ai dividendi e alle operazioni di buyback deciso dalla Bce, per convincere gli istituti a liberare risorse a sostegno dell’economia reale, in tempi di COVID-19.

Mps o meno, UniCredit sembra destinata secondo alcuni analisti a entrare comunque nel risiko bancario, soprattutto alla luce della subholding tedesca che si appresterebbe a creare. Ieri il Sole 24 Ore ha diffuso indiscrezioni secondo cui il ceo Jean-Pierre Mustier starebbe premendo il piede sull’acceleratore.
L’ipotesi è lo scorporo, dalla holding italiana quotata a Milano, delle attività estere del gruppo e la successiva quotazione della subholding paneuropea – tramite un’Ipo che potrebbe riguardare fino al 49-50% del capitale – alla Borsa di Francoforte.
Secondo i rumor nche la divisione corporate & investment banking (Cib) basata a Monaco di Baviera confluirebbe nella subholding. Con l’Ipo che avverrebbe attraverso la cessione delle azioni delle attività estere, la holding italiana incasserebbe risorse che aumenterebbero i suoi ratios patrimoniali. E quindi magari sarebbe più disponibile ad acquistare qualche banca-preda in circolazione.
Oltre a Mps, ci sarebbe per esempio un’altra banca italiana, anche essa assediata da mesi da una girandola di rumor, sempre sotto la lente degli analisti. Anche se a proposito di analisti c’è da dire che quelli di Mediobanca Securities ritengono che tra le operazioni di M&A più efficaci – nel senso di creazione di valore per le banche coinvolte e per gli azionisti – ci sarebbe un matrimonio tra Unicredit (16,6 miliardi di market cap) e la francese Bnp Paribas (41,9 miliardi di valore di mercato). Le nozze darebbero vita a un colosso con una capitalizzazione superiore ai 68 miliardi, con sinergie di 1,9 miliardi al 2022.
Oggi, per le banche, è una bella giornata a Piazza Affari: UniCredit applaude alla scelta di Padoan, con il titolo in solido rialzo, mentre Banco BPM, che per molti viene considerata alla stregua di preda perfetta, avanza di oltre +3%. Bper debole con l’aumento di capitale da 802 milioni di euro, Intesa SanPaolo fa +1%, mentre Credito Valtellinese sale di oltre +2%, così come anche la Popolare di Sondrio.