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Ops di Intesa SanPaolo manda in orbita Ubi Banca: titolo +24%. Italia apre danze risiko bancario in Europa

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Nozze Intesa SanPaolo-Ubi Banca, con ripercussioni su Bper, Unipol e UnipolSai: come la vedono gli analisti? Nel caso in cui l’Ops (offerta pubblica di scambio) di Intesa SanPaolo si dovesse concretizzare, la merger avrebbe conseguenze – e non di poco rilievo – anche su Bper e i suoi due azionisti. Sicuramente, il mercato per ora, oltre a premiare Intesa, festeggia l’appetibilità di Ubi Banca.
Il titolo della società target schizza al rialzo, guadagnando quasi +24%, a 4,32 euro, avvicinandosi al prezzo di offerta presentato dalla prima banca italiana.

Carlo Messina, Managing Director and Chief Executive Officer of Intesa Sanpaolo banking group gives a press conference on November 27, 2015 in Rome. AFP PHOTO / TIZIANA FABI / AFP / TIZIANA FABI (Photo credit should read TIZIANA FABI/AFP via Getty Images)

Con la sua Ops, Intesa ha valutato Ubi Banca €4,254 per azione, per un corrispettivo totale di ~€4,9 miliardi.

Come si legge nel comunicato, “Intesa offrirà 17 azioni ordinarie di nuova emissione per ogni 10 azioni di UBI Banca portate in adesione all’Offerta, equivalente a un rapporto di concambio pari a 1,70x“.
Il prezzo dell’offerta è a premio del ~28% rispetto al prezzo per azione medio ponderato di UBI Banca al 14 febbraio 2020 (premio del ~23% dopo la distribuzione dei dividendi) e del ~39% rispetto al prezzo per azione medio ponderato di UBI Banca degli ultimi 6 mesi (premio del ~33% dopo la distribuzione dei dividendi).
L’Ops è condizionata al raggiungimento di una quota, da parte di ISP, pari ad almeno il 66,7% dell’istituto.

Ops su Ubi Banca riaccende risiko bancario

Da Equita SIM a Goldman Sachs gli esperti fanno il punto della situazione. Il risiko bancario in Italia si è improvvisamente acceso, e a dare il via alle nuove danze delle operazioni di M&A è stata la prima banca italiana, Intesa SanPaolo per l’appunto, lanciando l’ops, offerta pubblica di scambio carta su carta.
Lo ha detto con orgoglio lo stesso numero uno di Intesa SanPaolo, Carlo Messina, nella conference call con gli analisti in cui ha illustrato i suoi progetti.
Messina ha fornito i dettagli dell’Ops, elencando le potenzialità dell’operazione di M&A: la nascita di un leader europeo nel settore bancario con utili netti superiori a 6 miliardi di euro nel 2022; un leader europeo che sarà capace anche di “accelerare la riduzione dei crediti deteriorati senza costi per gli azionisti e di confermare una elevata solidità patrimoniale, con un common equity ratio previsto a un livello superiore al 13%”; una banca che premierà i suoi azionisti con dividendi in crescita.
Nella conference call con gli analisti, Messina ha però anche lasciato intendere che il prezzo offerto è giusto, e che non c’è nessuna intenzione di alzarlo. “Se l’offerta verrà accettata saremo felici, altrimenti continueremo a lavorare al nostro piano in modo autonomo”, ha chiarito, non nascondendo comunque la sua soddisfazione per il fatto che il deal abbia ricevuto già un feedback positivo dalla Bce.
La bomba dell’offerta per Ubi Banca è stata sganciata nella notte con un comunicato shock che vede protagoniste altre presenze di primo piano nel mondo della finanza italiana.Al fine di non far sorgere dubbi ai guardiani della libera concorrenza, Intesa ha reso noto di aver firmato un accordo, nella giornata di ieri, per vendere 400-500 filiali dell’entità derivante dall’acquisizione di Ubi Banca a Bper Banca. Quest’ultima, a sua volta, ha comunicato che, per finanziare l’acquisto delle filiali di Intesa SanPaolo-Ubi lancerebbe in via separata un aumento di capitale fino a 1 miliardo di euro. Il mercato non ha gradito affatto la notizia, bocciando subito Bper. Risultato: il titolo della sesta banca italiana è stato sospeso per eccesso di ribasso. L’azione ora crolla di quasi -9%.
Focus anche sulle performance di Unipol e UnipolSai, entrambi azionisti di Bper, che hanno dato il loro sostegno alla ricapitalizzazione.
Le view di Goldman Sachs e Equita SIM
Goldman Sachs ha emesso una nota precisando che, al momento, non prende posizione sull’opzione Intesa SanPaolo-Ubi Banca.  Gli analisti ricordano i “rating, i target price e le stime” che ha sulle due banche e su Bper, affermando che i giudizi non prezzano lo scenario dell’offerta pubblica di acquisto“.
Gli analisti del colosso bancario americano ricordano che hanno una valutazione “sell” su Intesa, a fronte di un target price a 12 mesi pari a 2,20 euro.
“I rischi al rialzo chiave alla nostra view di investimenti e al target price includono un trend migliore delle attese della qualità degli asset, miglioramenti di natura macroeconomica e politica, il miglioramento del margine di interesse netto e la crescita delle commissioni, una solida crescita anche dei volumi e un rialzo significativo del dividendo per azione”.
Riguardo a Ubi Banca, Goldman Sachs ha un rating “buy” e un target price a 12 mesi di 4,3 euro. “Queste stime – si legge nella nota – incorporano un valore fondamentale stand-alone basato sul ROTE/COE pari a 4,14 euro per azione, ponderato all’85%, e un valore M&A di 5,3 euro per azione, ponderato al 15% per riflettere il nostro livello di M&A pari a due (che indica una probabilità moderata dell’M&A). La nostra valutazione M&A è rappresentata dalla nostra valutazione standalone più il valore attuale delle sinergie sui costi in uno scenario di deal (assumendo una riduzione dei costi del 20% e una condivisione del 50% con un ipotetico partner di fusione).”
“I rischi al ribasso chiave alla nostra view di investimenti, alle nostre stime e al nostro target price sono un margine di interesse netto, una qualità del credito, un controllo sui costi peggiori delle attese. Altri rischi sono rappresentati da cambiamenti negativi imprevisti al debito sovrano, ai dati macro, alla qualità degli asset e alla regolamentazione”.
Su Bper Banca, Goldman Sachs ha un giudizio ‘neutral’ e un target price a 12 mesi pari a 5,8 euro, che “riflette il valore fondamentale stand-alone basato sul ROTE/COE pari a 5,62 euro ponderato all’85% e un valore M&A di 7,11 euro, ponderato al 15% per rispechiare il nuovo livello di M&A pari a 2 (che corrisponde a una probabilità moderata di M&A)”.
“Anche in questo caso la nostra valutazione M&A è rappresentata dalla nostra valutazione standalone più il valore attuale delle sinergie sui costi in uno scenario di deal (assumendo una riduzione dei costi del 20% e una condivisione del 50% con un ipotetico partner di fusione). Rischi chiave che incombono sulla nostra view di investimenti, sulle nostre previsioni e target price sono rappresentati da trend migliori o peggiori della qualità degli asset, da rischi macroeconomici e politici, dal peggioramento o miglioramento del NIM; da un peggiore o migliore controllo sui costi”.
Così Equita SIM su Ubi Banca nel commentare l’Ops lanciata:
“Con una mossa totalmente inattesa ISP ha annunciato un’OPA volontaria in carta su UBI, offrendo 17 azioni ISP (ex div) per ogni 10 UBI. In base ai nostri calcoli l’offerta valuta UBI 0.6x P/TE, 12x P/E 2020E con un premio del 16% rispetto ai prezzi di chiusura di ieri. L’operazione comporta un impiego di capitale di circa 4 miliardi per Intesa SanPaolo, pari al c10% della capitalizzazione di mercato. L’offerta è subordinata al raggiungimento di una quota del 67% del capitale di UBI, propedeutico al controllo dell’assemblea straordinaria. Le fondazioni azioniste di ISP subirebbero una diluzione molto limitata nella new entity (da 14.8% a 13.1%), mentre gli azionisti di controllo di UBI (Fondazioni e imprenditori, ora al 16%) scenderebbero al 2%. Il deal prevede, in caso di perfezionamento, la cessione di 4-500 sportelli da parte di UBI a BPE per superare vincoli antitrust. ISP stima 510 milioni di sinergie nette a regime al 2023, un utile di 6 miliardi di euro al 2023 pari ad un Eps di 31 cents con un’accrezione di circa 6%. In base ai nostri calcoli ROTE e CET1 2023 di ISP resterebbero sostanzialmente invariati rispettivamente al 12,2% e 12,7%, come anche il P/E 2022-23 (da 9,6x – 8,6x a 9,4x – 8,0x). Il razionale strategico del deal risiedono nel consolidamento del mercatodomestico – in cui ISP dovrebbe aumentare la quota di mercato al 20%”.