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Investire su ENI proteggendosi dalla volatilità con un Airbag Cash Collect

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Lunedì 9 novembre ha rappresentato per gli indici europei e per i titoli ciclici la seduta della svolta in questo difficilissimo 2020: il giorno che ha segnato un ribaltamento della situazione. La notizia ovviamente è stata quella dei risultati positivi dei test del vaccino Covid effettuati da Pfizer su migliaia di volontari. Il tempismo è stato impeccabile, almeno per i mercati. Infatti, la situazione per gli indici europei si stava facendo difficile. Si pensi per esempio al FTSE MIB che, solo la settimana procedente si trovava sul supporto chiave di 18.000 punti. Alla notizia il mercato ha da subito cominciato a scontare una ripresa dell’economia reale e dunque della domanda per i vari settori che, fino a quel momento, erano stati particolarmente penalizzati. Tra questi sicuramente troviamo il comparto petrolifero.

Rally del comparto petrolifero ma 2021 ancora con troppi punti di domanda

Il petrolio infatti (Future del Brent) ha segnato, dal 9 novembre, un rialzo di oltre il 20% arrivando a testare i 48 dollari a barile. Performance che ovviamente si è riflessa sui titoli del settore. Nello stesso periodo ENI ha guadagnato oltre il 30%, Saipem circa il 30%, mentre Tenaris, forte della sua leadership nel settore di riferimento ha superato il 35% di crescita. Se nel breve periodo possiamo attenderci ulteriori rialzi per il settore, per esempio ENI appare ben impostata per provare a prendere anche i 10 euro (con 9 euro come primo livello di resistenza), nel medio e lungo termine bisogna fare qualche ragionamento in più per trovare una strategia funzionale di investimento su questo settore.
Per quanto riguarda il petrolio infatti lo stesso Ad di ENI Descalzi ha spiegato che per il prossimo anno il range del petrolio (spot) rimarrà più o meno quello attuale ovvero intorno a 40-45 dollari. Nessuno si aspetta grossi movimenti in avanti. Anche l’IEA (International Energy Agency) ha specificato nell’ultimo Market Report, quello di novembre, che nonostante le notizie dei vaccini, è troppo presto per sapere come e quando questi permetteranno la ripresa della vita normale. E infatti le loro previsioni non prevedono un impatto significativo nella prima metà del 2021. Da Bloomberg, i dati di consensus degli analisti indicano un prezzo medio nel 2021 a 46 dollari per il WTI e a 48 per il Brent, in entrambi i casi ben lontani dai valori pre-covid. Perché questo?

Mentre la domanda il prossimo anno dovrebbe gradualmente beneficiare della ripresa economica, dobbiamo chiederci come si comporterà l’Opec. Con molta probabilità sarà difficile per l’Arabia Saudita contenere i litigiosi Paesi del cartello che punteranno a ridurre i tagli e accrescere la produzione. Dinamica che dovrebbe compensare il rapporto domanda offerta mantenendo nel medio-lungo termine i prezzi tutto sommato invariati. Le ultime stime dell’OPEC sono per una domanda teorica 2021 (relativa ai Paesi del cartello) intorno ai 27 milioni di barili, sotto i livelli pre-covid. Sarà quindi importante che l’Opec mantenga dei tagli attivi per evitare che il petrolio scenda.
Molto interessante anche lo scenario USA. Attualmente la produzione è ben al di sotto i massimi, a 10,9 milioni di barili e, come risaputo, Biden non è favorevole al mercato shale oil USA. Da dire però che il nuovo Presidente manca di forza al Senato, che rimane in mano dei Repubblicani molto sensibili alle richieste della lobby petrolifera. Difficile dunque pensare ad un’inversione di marcia importante nel breve periodo e probabilmente invece assisteremo nel medio termine ad una crescita della produzione.

ENI: con la riduzione del ciclo di capex, molto si giocherà sull’efficienza di costo

In questo scenario, le società produttrici di petrolio come ENI (produzione di petrolio) vedranno sicuramente un graduale miglioramento dello scenario nel 2021, anche se è difficile pensare a ritorni dei prezzi sui livelli pre-covid. Le big oil infatti dovranno giocare soprattutto sulla diversificazione del business e sul taglio dei costi, visto che il prezzo del petrolio non dovrebbe subire (mediamente) oscillazioni importanti. Di fatto, avendo anche tagliato le capex per accrescere la produzione, per la società non sarà possibile ottenere benefici legati ad un incremento dei volumi prodotti. Ha senso pensare dunque che, per i prossimi anni, i titoli del settore manterranno la loro caratteristica di andamento laterale, ma su una fascia di prezzo più bassa rispetto al passato.

Airbag Cash Collect su ENI: probabile la scadenza anticipata il 30 novembre con l’1,8% in palio

Se l’investitore condivide lo scenario sopra descritto, possiamo immaginarci un comparto destinato a continuare ad oscillare su livelli ben precisi, di cui probabilmente abbiamo visto i minimi, per molti anni a venire.
In tale contesto una strategia già impacchettata e pronta per l’investimento è rappresentata dai certificati Airbag Cash Collect. In particolare, l’ISIN NL0014790586 ha come sottostante ENI. Il certificato paga premi mensili dello 0,46% (5,52% annuo) e ha barriera molto profonda a 5,2104 euro (distanza barriera 40%), livelli registrati solo nel lontano 1995.
La peculiarità di questo prodotto però è che è anche interessante da un punto di vista strategico. Infatti, attualmente il certificato prezza 98,7, quindi a sconto, e la prossima data di valutazione per il pagamento della cedola e con possibilità di rimborso anticipato è lunedì 30 novembre. Questo significa che se in tale data il titolo ENI sarà pari o superiore al livello strike (8,6840 euro) il certificato scadrà anticipatamente pagando il valore nominale (100 a certificato) + il premio di 0,46 euro. Nel giro di pochi giorni dunque il certificato potrebbe pagare circa l’1,8%.
Nel caso invece il titolo dovesse ritracciare o comunque non raggiungere lo strike, il certificato pagherà comunque il premio e il prodotto proseguirà verso la successiva data di valutazione (28 dicembre 2020).

Gli Airbag Cash Collect: strumenti per difendere il portafoglio dalla volatilità

Gli Airbag Cash Collect sono strumenti che permettono di ottenere premi periodici mensili con effetto memoria nelle date di valutazioni intermedie anche nel caso di andamento negativo del sottostante, purché la quotazione del sottostante sia superiore o pari al livello Airbag (60% del suo valore iniziale). Non solo, il certificato propone anche la possibilità di rimborso anticipato del valore nominale del certificato (100 euro a certificato) qualora nelle date di valutazione mensili il valore del sottostante sia superiore o pari al valore iniziale. In tale circostanza il certificato paga anche il premio mensile più eventuali premi non pagati in precedenza (grazie all’effetto memoria). E alla scadenza?
Ed è qui che questo prodotto tira fuori l’asso dalla manica grazie all’effetto Airbag. Un’opzione che permette agli Airbag Cash Collect di essere, tra tutti i Cash Collect, quelli più conservativi. Quali sono dunque gli scenari a scadenza? Sono due.
Se il Certificate non è scaduto anticipatamente: se il valore del sottostante è pari o superiore al livello Airbag (60% dello strike), il certificato rimborsa il valore nominale più il premio mensile e gli eventuali premi non pagati precedentemente. Se il valore del sottostante è inferiore al livello Airbag, il certificato rimborsa un importo inferiore (con conseguente perdita, parziale o totale, del capitale investito). E in questo caso però entra in gioco l’Airbag che riduce la perdita del sottostante come evidenziato dall’immagine sotto:

Nella tabella, la prima riga evidenzia la potenziale perdita a scaglioni del 5% crescente a partire dal 45% per un Cash Collect standard. In pratica, se alla scadenza il sottostante si trova al di sotto della barriera, ad esempio al 45% di questa, il certificato restituisce 55 euro a certificato. Con l’Airbag Cash Collect invece (vedi seconda e terza riga della tabella) a parità di situazione il certificato restituisce 90 euro a certificato con una perdita sullo strike solo del 10%. Un dieci per cento a cui poi andranno sommati anche tutti i premi totalizzati durante la vita del certificato e che riducono dunque l’impatto dell’esito negativo a scadenza. Questa dinamica prosegue col vantaggio di questo prodotto sul Cash Collect normale fino ad una perdita del 75%, dopo di ché invece, dall’80% in poi il vantaggio di questo prodotto viene meno.
Per informazioni su T-Finance business unit di T-Mediahouse S.r.l., in qualità di produttore delle raccomandazioni, sulla presentazione delle raccomandazioni e sulle posizioni e conflitti di interesse del produttore, si prega di cliccare su questo link.