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Goldman Sachs presenta ‘The All-In Draghi Option’: l’Italia si gioca tutto? E c’è chi paventa rischio ‘calice amaro’

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“The All-In Draghi Option” by Goldman Sachs. O anche: con Draghi l’Italia si gioca praticamente tutto: si gioca il presente e il futuro, e si gioca anche la fiducia degli elettori e degli investitori internazionali, di chi vuole fare business nel paese, di chi ha tentato e non ci è riuscito, di chi lo ha fatto ed, esasperato. è scappato a game levate.
Governo Draghi, Goldman Sachs commenta l'opzione di Draghi Premier dopo conferimento incarico da Sergio MattarellaCon la carta Draghi, gli investitori potrebbero posizionarsi sui BTP e sugli asset del made in Italy come api sul miele, ma gli stessi potrebbero scaricare con la stessa facilità l’Italia, nel caso in cui il Draghi dream venisse in qualche modo incrinato.

Attenzione, dunque: fino a oggi Draghi è stato una chimera, un’utopia secondo molti (anche se, fin da quando disse addio alla Bce alla scadenza del suo mandato, economisti, giornalisti e vari iniziarono a scommettere su un suo futuro seduto allo scranno più alto di Palazzo Chigi o del Quirinale).
Ora che è entrato nel mondo delle possibilità, o meglio delle probabilità, i mercati e il mondo pretendono un’Italia traghettata dal Mr WhateverItTakes.
L’ipotesi di un’Italia che si facesse scappare un’occasione del genere – Draghi regista dell’utilizzo delle risorse del Recovery Fund-Next Generation EU – verrebbe presa molto male dal mondo della finanza. Rifletterebbe praticamente un paese incapace di sfruttare perfino le proprie ricchezze e i propri patrimoni (una critica che in realtà è già ben radicata), per usare le parole dello stesso Carlo Bonomi, numero uno di Confindustria.
Bonomi ha definito Draghi un patrimonio del Paese. E non è sicuramente ad avere questo giudizio nei confronti dell’ex numero uno della Bce e di Bankitalia.
Che figura ci farebbe l’Italia, se non riuscisse neanche a sfruttare quella che è, di fatto, una “once in a lifetime chance”, ovvero l’occasione che si presenta soltanto una volta nella vita?

Goldman Sachs:  “The All-In Draghi Option”

Filippo Taddei di Goldman Sachs fa il punto della situazione, riassumendo quanto avvenuto in queste ore e anticipando i prossimi eventi: Draghi, ricorda, ha accettato con riserva l’incarico conferitogli dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La condizione sine qua non affinché diventi premier è il sostegno di “una parte sufficientemente ampia dei partiti in Parlamento. Una volta che questo sostegno sarà stato assicurato, Draghi deciderà con il presidente Mattarella il nuovo governo – probabilmente prima della fine della settimana – e, successivamente, si preparerà ad affrontare il voto di fiducia sia alla Camera che al Senato, forse all’inizio della prossima settimana”.
“A quel punto – si legge nella nota di Goldman Sachs – l’esito del voto di fiducia si dovrebbe confermare positivo” e, “sebbene i confini della nuova coalizione siano ancora confusi, noi prevediamo una maggioranza a sostegno di Draghi più solida di quella che ha sostenuto il Conte bis”. Questo perchè, oltre all’assist della precedente coalizione di governo (5STelle, Partito Democratico e Italia Viva) ci sarebbe anche Forza Italia di Silvio Berlusconi.
La banca d’affari americana mette in evidenza il momento epocale in cui l’opzione di un governo Draghi si presenta, in un certo senso ribattendo anche a chi ritiene che un esecutivo Draghi sarebbe la fotocopia di quello guidato anni fa da Mario Monti.

Governo Draghi fotocopia di governo Monti? Assolutamente no

Niente di più sbagliato, in quanto “il governo di alto profilo e fondamentalmente tecnico che (Draghi) guiderebbe non avrebbe come compito quello di avviare una fase si consolidamento fiscale ma, piuttosto, il contrario. Il governo dovrebbe assicurarsi, infatti. che il sostegno fiscale disponibile attraverso lo strumento RRF (Recovery and Resilience Facility) venga dispiegato prontamente e in modo efficace”.
Un dettaglio, fa notare Goldman Sachs, che fa in modo che il compito di Draghi “regga su basi più solide rispetto a quelle di qualsiasi altro governo tecnico che lo ha preceduto nel recente passato”.
“Sul fronte politico, riteniamo che il nuovo governo avrebbe un impatto su almeno tre fronti importanti. Primo, (l’esecutivo Draghi) dovrebbe migliorare la prontezza della risposta fiscale alla crisi del Covid, monitorando in modo più attento la sua esecuzione. Secondo, (il governo) probabilmente migliorerà la struttura e la gestione del Recovery Plan italiano facendo leva sull’ampia esperienza istituzionale del primo ministro insieme a quella del ministero dell’economia e delle Finanze (Mef…chi arriverà a tal proposito dopo Roberto Gualtieri?). Fattore ancora più importante, ci aspettiamo che il nuovo presidente del Consiglio sostenga le riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno per facilitare l‘allocazione e l’utilizzo dei fondi europei. Infine, intravediamo anche la possibilità di una strategia in qualche modo più efficace sulle vaccinazioni, nell’arco delle prossime settimane, e un miglioramento del sistema sanitario italiano, grazie ai rapporti che Draghi ha con le istituzioni europee”.

Draghi premier, i due principali rischi politici

Detto questo, secondo Goldman Sachs ci sono due principali rischi politici, che pesano sullo scenario di un governo Draghi, al di là del voto di fiducia:
“Il primo è rappresentato dalla composizione frammentata del Movimento 5 Stelle, diviso tra una maggioranza pro-Europa e una grande minoranza lievemente euroscettica”. Sebbene il M5S non possa permettersi l’opzione delle elezioni anticipate, secondo Goldman Sachs il caso Draghi potrebbe spaccare i suoi gruppi parlamentari, fattore “importante, visto che i 5Stelle rappresentato il gruppo parlamentare più ampio (con 191 deputati e 92 senatori)”.
Il secondo rischio riguarda Forza Italia, che tutti ritengono darà il suo sostegno a Draghi: il suo ingresso nella coalizione aumenterebbe tuttavia la frammentazionme della piattaforma politica”.
Filippo Taddei continua:
“Abbiamo già osservato in passato, nei casi di governi tecnici (per esempio, il governo guidato dal senatore Monti), che anche il sostegno politico più forte in Parlamento può smorzarsi in poco tempo, alimentando il sostegno a favore dei partiti euroscettici. Sebbene la portata di questo rischio dipenda da quanto il governo sia efficiente nell’affrontare le esigenze del paese, riteniamo che le forze politiche si concentreranno in Parlamento sulla riforma del sistema elettorale, a favore di una rappresentazione proporzionale, così come messo in evidenza in passato”.
Secondo Goldman “questo cambiamento, nel caso in cui si presentasse con successo e in tempo, dovrebbe ridurre il livello della volatilità politica, anche se il paese dovesse tornare alle urne. Al di là del 2021, l’elezione del presidente della Repubblica nel febbraio del 2022 fornirà l’occasione di una pausa strutturale. Non ci sono limiti alla possibilità che il premier venga eletto presidente, sebbene ciò sia qualcosa che non è mai avvenuto in passato. Nonostante questo, se Draghi venisse eletto presidente, le sue dimissioni dal suo ruolo di presidente del Consiglio potrebbero scatenare una crisi politica simile a quella attuale e riportare l’opzione delle elezioni anticipate. In alternativa, sempre a seconda di quelle che sono le intenzioni di Draghi, il Parlamento potrebbe prendere un po’ di tempo per individuare un candidato alternativo, aumentando così ulteriormente il livello del conflitto politico”.

Draghi: l’ultima frontiera per la politica italiana?

Secondo Goldman Sachs Draghi rappresenta il “(Political) ‘Lender of Last Resort”, ovvero l’ultima frontiera per la politica italiana.
“A nostro avviso, le elezioni anticipate rimangono uno scenario molto improbabile, soprattutto dopo che il presidente Mattarella ha chiarito che il timing (almeno quattro mesi per la formazione di un nuovo governo) sarebbe estremamente sfidante per l’economia e rischioso per il contenimento della pandemia. Detto questo, un rischio al ribasso si affaccerebbe, nel caso in cui Draghi non riuscisse a formare un nuovo governo”.
La questione è che, “a causa della sua importanza, Draghi è visto come un ‘prestatore di ultima istanza’ per il capitale politico e istituzionale del paese. E’ dunque difficile immaginare chi potrebbe riuscire a formare un esecutivo efficace nel caso in cui fallisse. E, in questo scenario, noi ci aspetteremmo un aumento del rischio sul debito sovrano“.
Ovvero, tradotto, un sell off sulla carta italiana, in particolare sui titoli di stato italiani, dunque sui BTP. E, di conseguenza, un rialzo dello spread BTP-Bund.
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Sempre dal mondo degli strategist, François Rimeu, Senior Strategist di La Française AM, mette in evidenza tutta la difficoltà del compito in cui Draghi, a Montecitorio in queste ore per tastare il terreno on i partiti, si è imbarcato:
“Mario Draghi ha accettato la richiesta del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella di formare un governo e ora deve intraprendere le consultazioni con i leader delle diverse forze politiche. L’incognita, ovviamente, è se questo cambierà qualcosa per l’Italia, sia in termini di stabilità politica che di sviluppi futuri per l’economia. Non sarà facile mettere insieme una nuova coalizione – sottolinea Rimeu – anche per un personaggio rispettato come Draghi. La Lega e gli alleati di destra non hanno interesse ad aiutarlo, e Matteo Salvini ha dichiarato di preferire le elezioni. Il Movimento 5 Stelle accetterà di collaborare? Questo partito ha perso molta popolarità dall’esordio del primo governo Conte nel 2018 e quindi è possibile che accetti, ma la coalizione non sarà comunque molto stabile. Infine, la coalizione dovrà fare affidamento sul sostegno di una variegata compagine di partiti minori e nel migliore dei casi potrà contare su una maggioranza parlamentare ridotta. In conclusione, sarà la stessa coalizione che ha sostenuto Conte e presto torneranno d’attualità le difficoltà sul decidere come l’Italia dovrà spendere i €209 miliardi che riceverà nei prossimi anni da parte dell’Unione Europea”.
“Per ottenere i primi pagamenti – continua l’esperto di La Francaise AM – all’Italia è richiesto di presentare a Bruxelles il proprio piano di ‘ripresa e resilienza’ entro aprile, e il Paese dovrà rispettare inoltre alcuni criteri per assicurarsi le tranches successive. Alcuni di questi parametri (ancora non interamente resi noti) si baseranno sull’implementazione di riforme strutturali come quella del sistema fiscale e di quello pensionistico – un tema che in Italia è molto controverso e potrebbe portare alla caduta della nuova coalizione. I compiti di Draghi sono molto difficili, a voler essere ottimisti. Dovrà usare la propria influenza per convincere i partner europei ad allentare le varie condizioni cui sono legati i prossimi esborsi e spingere per alcune riforme più indulgenti sul fronte interno. Non siamo sicuri che Draghi sarà in grado di fare veramente la differenza nel lungo termine, ma probabilmente assicurerà all’Italia una certa stabilità nel corso del 2021″.

Ft: Draghi costretto a bere l’amaro calice

L’FT parla di “Missione di salvataggio dell’Italia” per Mario Draghi. Una missione che potrebbe confermarsi più difficile di quella portata avanti dal 2011 al 2019, quando Draghi fu il numero uno della Bce.
Draghi, ricorda il quotidiano britannico, “ha giocato un ruolo decisivo nel salvare la moneta unica da una emergenza bancaria e dei debiti sovrani quasi fatale. Ha mostrato di avere competenze politiche eccezionali nel convincere alcuni leader dell’Eurozona, soprattutto in Germania, di come alcune misure della banca centrale non ortodosse fossero essenziali al salvataggio (dell’euro)”.
Ancora, l’economista “ha lasciato (la Bce) con una reputazione luminosa, riconosciuta in tutto il mondo. Questione diversa è se il suo talento sarà sufficiente a tirare fuori dai guai l’Italia”.
L’FT parla di “intrighi politici a Roma” che hanno provocato il collasso del governo di Giuseppe Conte, ammonendo che, “in una crisi grave (come quella della pandemia) i cittadini italiani, che soffrono da molto tempo, meritavano di meglio dai loro leader politici, che si sono rifiutati di assumere la responsabilità per un caos che loro stessi hanno creato“.
“Invece di focalizzarsi sull’interesse nazionale, molti politici stanno facendo manovre per vantaggi personali e di partito, in vista delle elezioni politiche che saranno indette entro il 2023″.
Certo, il quotidiano britannico elenca le doti di Draghi:
“La sua autorità e la sua esperienza rassicureranno i mercati finanziari, l’imprenditoria italiana e gran parte dei cittadini, sul fatto che ci saranno mani salde al timone”. Tuttavia, “il pericolo per Draghi è che il suo governo possa finire con l’essere un amaro calice.
“In quanto tecnico non eletto in una era di populismo, in assenza di una base di partito propria, Draghi sarà vulnerabile a chi lo accuserà del fatto che le sue politiche non saranno espressione della volontà del popolo. Con le elezioni all’orizzonte, (Draghi) rischierà di diventare ostaggio dei partiti politici prima che il suo governo abbia la possibilità di far proprie le riforme economiche di cui l’Italia ha bisogno disperatamente da decenni”.
L’FT risfodera il paragone con l’ex presidente del Consiglio Mario Monti anche se, come ha fatto notare Goldman Sachs, il compito di Draghi non sarà quello di imporre eventuali politiche di austerity per far tornare sotto controllo il debito pubblico italiano ma, piuttosto, organizzare il modo migliore di spendere le risorse europee.
L’FT conclude scrivendo che le previsioni sono di un governo Draghi che introdurrebbe “riforme volte a migliorare la produttività, migliorare i servizi pubblici, snellire il sistema giudiziario e sradicare la corruzione”.
“Tuttavia – ed è questo il rischio del calice amaro – il successo di queste misure richiede più di una leadership di un tecnico dotato, soprattutto se è destinato a rimanere in carica per appena due anni. Richiede piuttosto il coraggio e l’impegno di lungo termine dei parlamentari italiani. E altri governi europei temono proprio che la classe politica italiana non disponga di queste qualità”.
L’articolo del Financial Times termina con un duro monito:
“Se il nuovo governo non riuscirà a utilizzare in modo ottimale le vaste somme di soldi europei che dovrebbero essere a sua disposizione, le conseguenze, sia per l’Europa che per l’Italia, saranno gravi”.