Notizie Notizie Italia Bce, non unanime la scelta sui tassi fermi. Il peso dell’energia sull’inflazione (che ora è a rischio rialzi)

Bce, non unanime la scelta sui tassi fermi. Il peso dell’energia sull’inflazione (che ora è a rischio rialzi)

28 Maggio 2026 13:55

“I membri del Consiglio si sono mostrati disposti a sostenere la decisione di mantenere i tassi di interesse invariati, in quanto non vi era alcuna urgenza di un aumento dei tassi in questa riunione, a condizione che la comunicazione sottolineasse il fermo impegno del Consiglio Direttivo a definire una politica monetaria che garantisca la stabilizzazione dell’inflazione al livello obiettivo nel medio termine”. Questo il messaggio chiave della Bce nei verbali relativi allo scorso meeting di politica monetaria (29-30 aprile). Verbali da cui è emerso che diversi membri non erano contrari a un rialzo dei tassi.

Come scritto nei verbali ora gli occhi sono tutti puntati sulla riunione di giugno per una nuova decisione che contempli un possibile aumento sui tassi. Il Consiglio sottolinea di non voler apparire compiacente di fronte allo shock energetico e che potrebbe essere necessaria “una politica restrittiva”.

La scelta

“Nonostante alcuni indicatori segnalassero la necessita di vigilanza, era opinione ampiamente condivisa che non vi fossero ancora prove di forti effetti di secondo livello. Anche i mercati sembravano aver ben compreso la funzione reattiva del Consiglio direttivo”. I membri hanno concluso che, sebbene gli effetti anche di una guerra di breve durata potessero rivelarsi piu duraturi del previsto, “era troppo presto per trarre conclusioni definitive sulle loro implicazioni per la politica monetaria”.

La Bce scrive che “qualora si fosse raggiunto un accordo definitivo per porre fine alla guerra, non si poteva escludere la possibilità di una forte riduzione del prezzo del petrolio, con conseguente rapida inversione dei rischi di inflazione, mentre i danni all’economia reale avrebbero potuto protrarsi più a lungo, alla luce degli effetti sulla fiducia. Pertanto, data l’elevata incertezza circa la durata e l’impatto economico del conflitto, mantenere i tassi invariati nella riunione odierna e stata considerata una risposta politica prudente e appropriata”.

L’inflazione e l’energia

Quanto all’inflazione complessiva nell’eurozona, misurata dall’Indice armonizzato dei prezzi al consumo, e aumentata al 2,6% a marzo, dall’1,9% di febbraio. “L’aumento e stato interamente determinato dall’impennata dei prezzi dell’energia causata dalla guerra in Medio Oriente. L’inflazione dei prezzi dell’energia e balzata al 5,1% a marzo, dal -3,1% di febbraio, mentre l’inflazione non energetica si e ulteriormente ridotta, al 2,3%, dal 2,4% di febbraio”.

Sulla base dei dati nazionali disponibili fino ad ora, lo staff di Eurostat prevedeva che i dati preliminari sull’inflazione Ipca di aprile – che sarebbero stati pubblicati il 30 aprile – si sarebbero attestati tra il 3,0% e il 3,1%, sostanzialmente in linea con le proiezioni per marzo 2026. “L’accelerazione prevista dell’inflazione complessiva a partire da febbraio rifletteva un atteso forte aumento dell’inflazione energetica”, ricorda la Bce nei verbali. Gli indicatori dell’inflazione di fondo sono rimasti pressochè invariati negli ultimi mesi.

In sintesi, “i rischi al rialzo sull’inflazione e quelli al ribasso sulla crescita si sono intensificati”.

La forza dell’economia globale

“Sebbene le prospettive economiche globali si siano leggermente indebolite, l’economia mondiale ha finora dimostrato resilienza. Tuttavia, l’impatto economico della guerra in Medio Oriente non e stato uniforme ovunque”.

I paesi asiatici sono stati i più colpiti, si spiega, in particolare quelli del Sud-Est asiatico, ma anche Cina e India, soprattutto a causa della loro elevata dipendenza dalle importazioni di energia dal Medio Oriente. Anche le prospettive di crescita a breve termine per gli Stati Uniti si sono indebolite, ma la variazione e stata relativamente contenuta, a testimonianza del fatto che gli Stati Uniti sono un produttore di petrolio e gas. Inoltre, l’intelligenza artificiale ha rappresentato uno shock positivo dal lato dell’offerta e i relativi investimenti hanno fornito una forte forza di contrasto per l’economia statunitense.

I salari

Per quanto riguarda i salari, finora non vi erano prove di effetti di secondo ordine ed e stato suggerito che tali effetti, se presenti, difficilmente si sarebbero materializzati prima del 2027. Tuttavia, l’indagine dei revisori “ha già mostrato piccole revisioni al rialzo delle aspettative di crescita salariale”.

Il richiamo su energia ed euro digitale

Durante l’ultima riunione di politica monetaria della Bce, il board ha sottolineato “che le riforme volte a rafforzare il potenziale di crescita dell’area dell’euro e ad accelerare la transizione energetica per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili sono più vitali che mai”. Inoltre, si ricorda, il completamento dell’unione dei risparmi e degli investimenti “e fondamentale per finanziare l’innovazione, sostenere le transizioni verde e digitale e migliorare la produttività.

L’euro digitale e la moneta all’ingrosso tokenizzata delle banche centrali rafforzerebbero l’autonomia strategica, la competitività e l’integrazione finanziaria dell’Europa, e darebbero impulso all’innovazione nei pagamenti. E quindi essenziale adottare rapidamente il regolamento sull’istituzione dell’euro digitale”. La semplificazione e l’armonizzazione delle norme nel mercato unico dell’Ue aiuterebbero le imprese europee a crescere più velocemente.