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Carige, una settimana per salvarla: chi metterà i soldi? Rumor ritorno BlackRock e su ‘replica’ Credit Agricole-tre casse

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Che fine ha fatto il polo trentino di Cassa Centrale Banca? Del potenziale cavaliere bianco si è parlato molto: sul piatto, secondo rumor di mercato, l’istituto dovrebbe però mettere, alla …

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A Banca Carige rimane una settimana di tempo per trovare i soldi necessari al suo fabbisogno e salvarsi: se entro il prossimo 25 luglio non si troverà l’accordo per metterla in sicurezza, la banca sarà destinata alla liquidazione.

Negli ultimi giorni diverse sono state le indiscrezioni sul piano a cui l’Fitd (Fondo interbancario di tutela dei depositi) starebbe lavorando. Si è trattato tuttavia di indiscrezioni. L’unica cosa certa è che lo Schema volontario procederà alla conversione dei bond che ha sottoscritto per un valore di 320 milioni circa.  

A tal proposito, come confermato dallo stesso numero uno del Fondo, Salvatore Maccarone, il 23 luglio sarà indetta un’assemblea dello Schema volontario.

Certo, apporto encomiabile ma non sufficiente. Il punto, segnala infatti oggi un articolo de Il Sole 24 Ore, è che mancano all’appello diversi soldi per quel fabbisogno dell’istituto che è stato calcolato in 900 milioni.

Il rafforzamento patrimoniale dovrebbe suddividersi nel modo seguente: 200 milioni sarebbero reperiti attraverso l’emissione di un bond Tier 2 (con cedola compresa tra l’8 e il 9%) da suddividere tra Credito Sportivo e Mcc, cui andrebbero rispettivamente 75 e 25 milioni, mentre i restanti 100 milioni circa dovrebbe finire sul mercato. La fetta maggiore, 700 milioni, dovrebbe sostanziarsi invece in un aumento di capitale.

E qui rientra in scena la domanda, che va avanti tra l’altro da parecchi giorni: chi metterà i soldi?

Il giallo dei soci, come l’ha definito oggi il quotidiano di Confindustria, è tale che “in alcuni ambienti finanziari è circolato il rumor di un possibile ritorno di fiamma da parte di BlackRock. Così come perfino di un possibile coinvolgimento anche di Atlantia. Ipotesi prontamente smentita dalla società, che è concentrata su dossier di altro tipo, ma la cui diffusione segnala quanto il lavoro da fare sia ancora molto”.

Non solo: c’è chi rispolvera anche altri dossier, come quello delle “tre casse del Centro Italia – Rimini, Cesena, San Miniato –, che dopo il rafforzamento realizzato a spese dello Schema volontario, vennero poi incorporate da una grande banca. In quel caso fu il Crédit Agricole“. In questo caso, potrebbe farsi strada l’opzione Bper che, sul caso Carige,  è stata chiara.

Rimangono da trovare, sottraendo i 320 milioni di conversione dei bond da parte dello Schema volontario, altri 380 milioni circa. Da dove arriveranno?

Dal polo trentino di Cassa Centrale Banca?  Del potenziale cavaliere bianco si è parlato molto: sul piatto, secondo rumor di mercato, l’istituto dovrebbe però mettere, alla fine, solo 70-90 milioni. E cosa farebbe la famiglia Malacalza, azionista di maggioranza di Carige con una quota del 27,8% visto che, proprio alla fine dello scorso anno, decise di bocciare l’aumento di capitale?

Certo, c’è il Fondo obbligatorio dell’Fitd, che potrebbe dare il suo contributo. Ma è anche vero che il contributo per ora non è quantificabile, visto che dovranno essere comunque i Malacalza a far partire l’aumento di capitale.

“Dal Mef a Bankitalia, al Fitd, gli sforzi dei soggetti in campo come detto sono tutti finalizzati al successo del piano di sistema”, scrive Il Sole. Un progetto che non dovrebbe dare sorprese sul lato degli esuberi, che sarebbero in linea con quelli del piano precedente: praticamente 1320 esuberi al 2023, comunque 70 in più rispetto al piano dei Commissari straordinari.