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Caos Carige: Intesa SanPaolo chiude ad altri fondi Fitd, UniCredit conferma apertura a soluzione sistema

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Così l’AD della banca torinese, Carlo Messina: “Per quanto mi riguarda escludo totalmente i contributi volontari”. Anche perché, precisa, “significherebbe portare il Fidt ad avere il controllo di questa banca …

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No ad altri fondi all’Fitd per Carige. Parola del numero uno di Intesa SanPaolo, l’AD Carlo Messina che, a margine di un evento alla Bocconi, alla domanda sulla possibilità di un ulteriore intervento nell’istituto genovese, lo dice chiaramente: “Per quanto mi riguarda escludo totalmente i contributi volontari”. Anche perché, precisa, “significherebbe portare il Fitd ad avere il controllo di questa banca e questo non è sano“.
“Io non vedo oggi ragionevole e nemmeno nell’interesse di nessuno che Carige vada nel controllo del fondo interbancario – ha precisato Messina – Non mi sembra che avere un azionista fatto da tutto il sistema bancario italiano sia un meccanismo di governance eccellente. Il Fitd volontario non può avere il controllo di banche“.

Posizione, questa, che era stata già è espressa nelle ore precedenti:
“Carige non può diventare la banca del Fondo tutela depositi, parte volontaria od obbligatoria – aveva detto il banchiere, che non esclude né vede come fumo negli occhi l’ipotesi di nazionalizzazione – Se l’Fitd entrerà sarà solo una soluzione transitoria, poi serve un partner strategico al 51%. Se c’è privato bene – aveva continuato – sennò anche pubblico, come in Germania, Gran Bretagna e altrove”.

Dal canto suo Bper continua a dire no a Banca Carige. Lo ripete, arrivando al Comitato esecutivo dell’Abi, l’AD della banca modenese, Alessandro Vandelli: “Non ho niente da dire, non sto guardando quel dossier”.
Il presidente di UniCredit Fabrizio Saccomanni ha confermato invece oggi quanto detto dal ceo dell’istituto di Piazza Gae Aulenti, Jean-Pierre Mustier, qualche giorno fa, ribadendo un’apertura nei confronti dell’istituto, a patto che la soluzione sia di sistema:
“Siamo fermi a quello che ha detto il nostro amministratore delegato. Non ci sono novità, che io sappia”. Saccomanni ha detto che in ogni caso un salvataggio di sistema per Carige da parte del mondo bancario potrebbe esserci nel caso in cui fosse necessario tutelare la stabilità finanziaria del paese:
“Se vi è una esigenza di stabilità sistemica può essere opportuno prevedere un’operazione di carattere sistemico, proporzionale di tutte le banche partecipanti” al fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd). “Ma il punto è che ci sia un’esigenza sistemica”.
Intanto, stando a quanto riporta il sito genova24.it, l’associazione dei piccoli azionisti di Banca Carige ha deciso di convocare per questo venerdì 17 maggio un’assemblea pubblica per discutere dello stato dell’arte, nel processo di salvataggio dell’istituto, a seguito dei recenti sviluppi:
“Il susseguirsi di cifre sempre al rialzo per quanto riguarda l’aumento di capitale, il ridursi del numero dei soggetti interessati e infine la rinuncia di Blackrock hanno introdotto ulteriori elementi di riflessione, incertezza e preoccupazione”. L’assemblea servirà quindi “per esporre analisi e considerazioni”.
L’obiettivo dell’assemblea è – ha detto il presidente dell’associazione Silvio De Fecondo – di evitare che si attui un ennesimo esproprio ai danni di chi in questi anni ha già molto patito e contribuito alle sorti della Banca, ovvero i piccoli azionisti”.
Tornando a UniCredit, c’è da dire che di un intervento della banca per salvare Carige si era parlato già qualche mese fa. Reuters aveva riportato in particolare alcuni rumor, secondo cui l’istituto guidato da Mustier avrebbe mostrato un’apertura all’ipotesi di un intervento,  a fronte del concretizzarsi tuttavia di una precisa condizione:  replicare le condizioni adottate nei confronti di Intesa Sanpaolo nell’ambito del salvataggio delle due banche venete Popolare Vicenza e Veneto Banca.
Nel giugno 2017 Intesa Sanpaolo prese il controllo di Popolare Vicenza e Veneto Banca a un prezzo simbolico di 1 euro nell’ambito di un più ampio piano di liquidazione ordinata delle banche venete sotto la regia statale, con un contributo pubblico di circa 5 miliardi al fine di tenere il Cet1 del gruppo acquirente invariato.