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Rumor Carige: nodo NPL ratio, serve più di mezzo miliardo. Banche giù, mentre Bankitalia lancia allarme credito

QUOTAZIONI Bca Carige

Aumento di capitale inevitabile? Si, secondo uno studio del Sole-24Ore stilato con l’aiuto di R&S Mediobanca.

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Nuove notizie negative dal fronte del credito: Carige torna alla ribalta, con un articolo del Sole 24 Ore che, affrontando la questione dell’NPL ratio della banca e della necessità del suo rientro al livello di sistema dice tutto nel titolo: “Carige, ecco perché servono oltre 500 milioni”.  Un altro schiaffo in faccia al mondo delle banche arriva da Bankitalia che, nella rilevazione sul credito per l’Italia nell’ambito dell’indagine sul credito bancario – condotta dalla Bce attraverso le banche centrali nazionali – segnala che nel quarto trimestre del 2018 le banche italiane hanno avviato, seppur in misura lieve, una stretta creditizia.  Si tratta del primo irrigidimento dal quarto trimestre del 2017.

Tutto questo, mentre lo scenario mondiale paventato dall’Fmi è peggiore di quello presentato qualche mese fa, e per colpa anche dell’Italia. In particolare, per colpa di quelle relazioni pericolose tra banche e BTP.

Dunque, non è una sorpresa che tra i titoli più penalizzati del Ftse Mib ci siano proprio quelli bancari, già assediati dalle vendite a causa delle nuove disposizioni sulla gestione degli NPL arrivate giorni fa dalla Bce.

A tal proposito, le ultime indiscrezioni parlano di una banca centrale che ha schedato gli istituti italiani e dell’Eurozona, a seconda della loro capacità di effettuare gli accantonamenti richiesti.

C’è poi l’altro spettro del 2019, riassunto nell’acronimo NSFR, mentre i principali strumenti della Bce che hanno fatto da assist al settore bancario e del reddito fisso dell’Eurozona, il TLTRO e il Quantitative easing, non sono più presenti.

Ora, arrivano ulteriori indiscrezioni su Banca Carige che, qualche giorno fa, ha attinto a quanto disposto dal decreto ad hoc varato dal governo M5S-Lega per metterla in sicurezza, chiedendo le garanzie pubbliche per nuove emissioni obbligazionarie, per un valore di 2 miliardi di euro.

Il problema però è che la banca genovese, commissariata dalla Bce a inizio anno, verserebbe secondo Il Sole 24 Ore in condizioni ancora più critiche di quelle note a tutti.

In aggiunta ai 320 milioni del prestito di sistema di cui ha beneficiato attraverso lo Schema volontario del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi (FITD) – prestito che comunque dovrà essere negoziato, visto che i tassi sui bond  sono schizzati al 16%, – secondo uno studio del Sole-24Ore stilato con l’aiuto di R&S Mediobanca,  Carige necessiterebbe infatti di circa 200 milioni di aumento di capitale, “per compensare le perdite connesse al rientro degli NPL al livello medio del 6,5% del portafoglio crediti netti”.

Il nodo NPL ratio per Carige

Lo studio fa riferimento ai dati di Bankitalia contenuti nel rapporto di stabilità finanziaria, da cui è emerso che a metà del 2018 l’NPL ratio – il rapporto tra crediti deteriorati netti e crediti netti totali a clienti- era del 6,5% per il sistema bancario italiano.  “Con la cessione dei pacchetti di crediti marci dell’ultima parte del 2018 si può stimare (invece) che l’NPL ratio dell’istituto genovese – rispetto alla situazione di settembre – sia sceso di 3 punti, dal 14,6% all’11,6%“. Valore ancora troppo alto rispetto al  livello medio del 6,5% del sistema bancario italiano.

Come far scendere, dunque, l’NPL ratio?

La risposta è che “occorrerebbe far sparire 850 milioni di crediti dubbi al netto degli accantonamenti. Azzerando le sofferenze nette residue (216 milioni) e mettendo mano per il resto agli Utp si produrrebbero perdite aggiuntive per circa 200 milioni, che dovrebbero essere compensate con un aumento di capitale di analogo importo per rispettare il total capital requirement dello Srep, dando per acquisiti i 320 milioni Tier 2 a sostegno del total capital ratio che oggi vengono forniti dall’oneroso prestito di sistema”.

Per l’esattezza:

“La Bce aveva chiesto un total capital requirement del 13,1% nel 2018, elevato al 13,75% per il 2019 nell’ipotesi contenuta nel prospetto dell’aumento di capitale da 400 milioni che è saltato a dicembre. Ci si arriverebbe appunto con poco più di 500 milioni di capitale di vigilanza complessivo: almeno 190 milioni di mezzi freschi e 320 milioni per compensare il prestito tier 2 da rinegoziare”.

Tornando alle notizie di oggi, e al lieve inasprimento del credito rilevato da Bankitalia e relativo all’ultimo trimestre dello scorso anno, dal rapporto di Palazzo Koch è emerso, in particolare, che la domanda di finanziamenti da parte delle imprese ha continuato a crescere, grazie soprattutto al basso livello dei tassi di interesse e alla spesa connessa con le scorte e il capitale circolante.

Anche la richiesta di mutui da parte delle famiglie ha registrato un moderato incremento, riflettendo prevalentemente le prospettive favorevoli del mercato immobiliare.

Detto questo, stando a quanto riportato da Bankitalia, la domanda di prestiti da parte delle imprese potrebbe soffrire una lieve contrazione nel trimestre in corso, mentre quella delle famiglie dovrebbe continuare a crescere.