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Ultime da Karlsruhe sul QE. La stizza tedesca per i BTP: Bce non faccia troppo ‘Signore dell’Universo’

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Spetta alla Bundesbank, ovvero alla banca centrale tedesca capitanata da Jens Weidmann, decidere se la Germania debba ritirarsi o meno dal programma PSPP (più noto come Quantitative easing) , oppure no. E’ quanto ha detto un giudice di Karlsruhe, dopo che la Corte costituzionale tedesca, lo scorso 5 maggio, ha stabilito con una sentenza shock che la Bce è “ultra vires”, ovvero che ha agito al di là dei suoi poteri, lanciando un ultimatum:

23 June 2020, Baden-Wuerttemberg, Karlsruhe: An information sign with federal eagle and lettering Bundesgerichtshof, taken at the Federal Court of Justice (BGH) (shot with fisheye lens) The Cartel Senate of the BGH is hearing in the dispute between Facebook and the Federal Cartel Office regarding the collection of user data. Photo: Uli Deck/dpa /dpa (Photo by Uli Deck/picture alliance via Getty Images)

“La Bce ha tre mesi di tempo per dimostrare che gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dal programma di acquisto di titoli pubblici non siano sproporzionati rispetto agli effetti di politica fiscale ed economica derivanti dal programma”. Praticamente, o Christine Lagarde & colleghi spieghino entro l’arco dei prossimi tre mesi (con decorrenza dal 5 maggio) il perché questo piano PSPP sia così importante, oppure la Bundesbank, banca centrale tedesca, non vi parteciperà più.
Con la sentenza, l’Alta Corte tedesca ha sfidato platealmente la Corte di Giustizia europea, che aveva già certificato come, con il QE, la banca centrale non avesse travalicato il suo mandato. Il verdetto ha scatenato forti reazioni in Europa, alimentando al contempo una serie di indiscrezioni, tra cui quella seconda cui la Bce si starebbe preparando a perdere quello che è alla fine il suo maggiore azionista, ovvero la Germania: a perdere, insomma, la Bundesbank. Ma c’è anche chi sostiene che la Bce farà di tutto per far rimanere Weidmann & Co tra le sue fila, ricorrendo anche all’ azione legale.

Ma chi deve decidere l’atto finale? Uno dei giudici della stessa Karlsruhe, ha detto in un’intervista al Frankfurter Allgemeine Zeitung che la corte non è più coinvolta nel caso e che la decisione di continuare ad aderire al programma o di dire basta alla partecipazione del QE spetta alla stessa banca centrale tedesca.
“La Bundesbank – ha detto il giudice Peter Huber, secondo quanto riporta la Reuters – è vincolata alla nostra decisione, ma deve determinare in base alla sua propria responsabilità se le dichiarazioni della Bce sulle ragioni (del QE) soddisfino le nostre richieste, oppure no”. Il motivo è che “la Corte Federale Costituzionale non è più coinvolta nel caso”, per l’appunto.
DA KARLSRUHE ALLA BCE: NON SI CONSIDERI TROPPO IL MASTER OF UNIVERSE
Sempre Peter Huber aveva dichiarato giorni fa, in un’intervista rilasciata al quotidiano Sueddeutsche Zeitung, che la Bce “non dovrebbe considerarsi il ‘Master of Universe’, ovvero il ‘Signore dell’Universo’.
“Tutto ciò che chiediamo alla Bce è di accettare la sua responsabilità agli occhi del pubblico e giustificarsi anche, parlando di chi è stato messo in una posizione di svantaggio a causa delle misure da essa lanciate”.
Dopo aver scatenato un’ondata di proteste, facendo scendere in campo la stessa Corte di Giustizia Ue  –costretta a mettere i punti sulle “i”, affermando che  il suo giudizio “è vincolante per le corti nazionali” – e dando il via a una serie di critiche arrivate, nel caso dell’Italia, dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Romano Prodi, Carlo Cottarelli, Enrico Letta, Karlsruhe mette insomma ufficialmente la palla nelle mani di Weidmann & Co.
Negli ultimi giorni, sono circolate indiscrezioni su un possibile compresso tra la Bundesbank e la Bce. Sempre Reuters riporta che la scorsa settimana la Bce ha concordato sulla necessità di consegnare a Jens Weidmann documenti cruciali che giustifichino l’uso del suo bazooka QE, in modo che la Bundesbank possa poi presentarli al Parlamento e al governo tedeschi, come stabilito dall’Alta corte.
La probabilità che un compromesso venga raggiunto è salita, come ha ammesso la stessa Astrid Wallrabenstein, designata giudice di Karlsruhe dal partito dei Verdi pro-Europa, che ha detto di essere ottimista sulla possibilità che si trovi un accordo sul programma di acquisti di bond da parte della Bce. Sicuramente, la presenza di Wallrabenstein ridurrà la maggioranza euroscettica della Corte costituzionale, smorzando il suo atteggiamento sfidante nei confronti della Bce.
Tuttavia, qualche giorno fa un alert sul dossier è stato lanciato dall’ex Fmi Desmond Lachman, che più volte ha paventato il peggio per l’Italia e che in un recente articolo ha parlato di “The Euro’s Day of Reckoning”, ovvero del Giorno del Giudizio per l’euro.
Riferendosi al caso Karlsruhe, Lachman ha detto che “il cuore della questione è se la Bce abbia violato l’Articolo 123 del Trattato di Lisbona. Quell’articolo vieta esplicitamente alla Bce di fornire un finanziamento monetario al deficit di un paese membro”.
“Tutta questa disputa legale – si legge nell’articolo di Lahman – ha un significato estremo per il futuro dell’euro, viste le disastrate condizioni dell’economia e delle finanze pubbliche dell’Italia.
“Anche prima che la pandemia da coronavirus scegliesse l’Italia come il suo epicentro in Europa, l’economia italiana era afflitta da una crescita economica sclerotica, da un sistema bancario molto debole, da un livello del debito pubblico fin troppo elevato. Dopo la pandemia da coronavirus, non c’è stato più alcun dubbio sul fatto che i conti pubblici dell’Italia fossero diventati insostenibili“.
Secondo Lachman, “ciò che la Corte tedesca non riuscirà a mandare proprio giù è la decisione della Bce di acquistare, negli ultimi due mesi, BTP per un valore di 50 miliardi: un ammontare che corrisponde quasi del tutto alle necessità di finanziamento del governo italiano dello stesso periodo. Qualcuno potrebbe pensare che la decisione della Bce di agire in tal senso non faccia altro che confermare la posizione della Corte, secondo cui la Bce è ricorsa al finanziamento dei deficit governativi, in flagrante violazione delle limitazioni stabilite dal Trattato di Lisbona.
Alla metà di giugno, sul caso si è espresso lo stesso Parlamento tedesco, con i suoi espertiche hanno reso noto, attraverso una opinione legale, che deve essere sempre la Bundesbank a esaminare se il programma di acquisto di bond della Bce rispetti o meno il principio di proporzionalità (che, secondo Karlsruhe, sarebbe stato invece violato).
Dal canto suo, in occasione della pubblicazione delle minute, la banca centrale guidata da Christine Lagarde ha reso noto che, nel corso dell’ultima riunione del 4 giugno scorso, il Consiglio direttivo ha stabilito che il programma di acquisto di asset è una misura “proporzionata”, che aiuta la Bce a raggiungere la stabilità dei prezzi:
“Sono presenti (nel QE) misure di protezione lanciate per limitare effetti potenzialmente avversisi legge nelle minute, che hanno precisato anche che lo scherma di acquisti di asset del valore di 2 trilioni di euro, varato all’epoca di Mario Draghi nel 2015,  sono “uno strumento efficace”.