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Trump promette vendetta contro Cina. Carney (BoE): basta dominio dollaro, serve moneta digitale globale

La dichiarazione è arrivata direttamente dal governatore della Bank of England Mark Carney, in occasione del simposio di Jackson Hole, Wyoming, a cui ha partecipato il gotha della finanza.

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Il dollaro americano ha un effetto destabilizzante sull’economia e sul commercio mondiali e va dunque sostituito con una moneta digitale globale. La dichiarazione non è arrivata dalla Cina, né da altri paesi ai ferri corti con l’America First di Trump, come la Russia o l’Iran. La dichiarazione è arrivata direttamente dal governatore della Bank of England Mark Carney, in occasione del simposio di Jackson Hole, Wyoming (Usa), a cui ha partecipato il gotha della finanza mondiale.

Carney non ha certo negato l’importanza della valuta Usa: “In un momento in cui l’ordine dell’economia mondiale cambia, il dollaro Usa rimane importante allo stesso modo in cui lo fu quando gli accordi di Bretton Woods collassarono (ponendo fine al peg dell’oro con il dollaro).

Ma il dominio che il dollaro esercita nel sistema finanziario globale ha, secondo il governatore, aumentato i rischi di una trappola della liquidità, caratterizzata da una crescita debole e da tassi di interesse ultra-bassi.

Le dichiarazioni di Carney sono arrivate nelle stesse ore in cui Donald Trump prometteva nuovi dazi contro la Cina, a seguito della decisione di quest’ultima, annunciata lo scorso venerdì, di aumentare dal 5% al 10% le tariffe imposte su $75 miliardi di beni importati dagli Stati Uniti. Gli aumenti scatteranno tra il 1° settembre e il 15 dicembre.

Immediata la risposta di Trump, arrivata come di consueto via Twitter. Il presidente americano ha annunciato che, a questo punto, sferrerà un nuovo schiaffo commerciale contro la Cina, aumentando i dazi imposti su $250 miliardi di prodotti importati dagli Usa dal 25% al 30%.

Non solo. Trump farà salire le tariffe anche su $300 miliardi di altri beni cinesi dal 10% al 15%.

La guerra commerciale è stata protagonista indiscussa dei colloqui che si sono svolti tra i Sette big del mondo, in occasione del G7 di Biarritz in Francia: e nelle ultime ore Trump è andato oltre, minacciando di dichiarare la guerra commerciale contro la Cina una emergenza nazionale.

La furia del presidente Usa non si è fermata qui: il promotore dell’America first ha, infatti, minacciato di dazi anche i vini francesi, auspicando invece un grande accordo commerciale con il Regno Unito di Boris Johnson, da lui definito come “l’uomo giusto per concretizzare la Brexit”.

Il botta e risposta tra la Cina di Xi Jinping e gli Usa di Donald Trump ha freddato, di nuovo, i mercati azionari globali, che hanno iniziato la settimana all’insegna dei sell: perdite di oltre -2% per Hong Kong e la Borsa di Tokyo, e debolezza nell’azionario europeo, orfano oggi di Londra.

L’escalation delle tensioni ha fatto scattare invece verso l’alto le quotazioni dell’oro.

In un altro tweet, Trump ha poi ordinato alle aziende americane di iniziare a valutare immediatamente alternative alla Cina, considerando tra le mosse quella di riportare a casa (“HOME”) le attività di produzione dislocate nel paese, trasferendole nel territorio degli Stati Uniti.

Carney:  necessaria moneta digitale globale in stile Libra

Tornando alla proposta di Mark Carney, il governatore della Bank of England ha criticato l’eccessivo dominio esercitato dal dollaro Usa nel sistema commerciale e finanziario globale.

Anche se le economie emergenti hanno aumentato la loro incidenza nelle attività globali al 60% dal 45% circa precedente la crisi finanziaria di dieci anni fa, il dollaro – ha fatto notare Carney – continua a essere utilizzato per almeno la metà dei rapporti commerciali globali – cinque volte tanto l’incidenza degli Stati Uniti nelle importazioni globali di beni -, scatenando la domanda per gli asset Usa ed esponendo troppe economie alle oscillazioni che interessano l’economia americana.

Inizialmente Carney era stato considerato tra i candidati  più probabili a sostituire Christine Lagarde – che prenderà le redini della Bce con le dimissioni di Mario Draghi – nello scranno più alto dell’Fmi. La sua candidatura non è stata appoggiata tuttavia dai leader europei.

Parlando da Jackson Hole, il banchiere ha proposto la soluzione di una moneta digitale globale. Come?

A suo avviso, il primo passo da adottare per rimettere ordine nel sistema finanziario globale sarebbe quello di convincere i paesi partecipanti a triplicare le risorse erogate al Fondo Monetario Internazionale a $3 trilioni. In questo modo, ha spiegato, gli stessi paesi si proteggerebbero dalle enormi quantità di debiti denominati in dollari che detengono.

Sarebbe il primo passo per dar vita a un sistema finanziario diversificato e multipolare, qualcosa che potrebbe essere realizzato grazie all’aiuto della tecnologia.  Il ruolo di moneta digitale globale non potrebbe essere ricoperto però da nessuna delle valute esistenti.

Per Carney, anche il piano Libra di Facebook si scontra con troppi problemi che devono essere ancora affrontati.

Sullo yuan cinese, il governatore ha detto che è il candidato più probabile a diventare una valuta di riserva capace di sostituire il dollaro ma, anche, che ha ancora molta strada da fare (per non parlare delle ripercussioni geopolitiche che una tale scelta comporterebbe, quando i rapporti tra Cina e Stati Uniti sono già macchiati dall’escalation della guerra commerciale).

Allora?  La soluzione migliore, secondo il numero uno della Bank of England, dovrebbe essere fornita dal settore pubblico, magari attraverso una rete di monete digitali emesse dalle banche centrali. Un tale sistema riuscirebbe, a suo avviso, a diminuire “l’influenza dominante” del dollaro Usa sul commercio globale.

Praticamente, anche se non promuove ufficialmente Libra, Carney propone una nuova moneta digitale globale simile a quella a cui sta lavorando Facebook:

“Se l’incidenza del commercio in una valuta digitale aumentasse, eventuali shock negli Stati Uniti avrebbero effetti meno potenti attraverso i rapporti di cambio, e il commercio diventerebbe meno sincronizzato tra i paesi”. In parole povere, gli shock commerciali (ma anche finanziari) di un’economia avrebbero meno ripercussioni a livello globale.