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Trappola IPO, annus horribilis con l’eccezione Beyond Meat (+500%). E i profitti per molte sono una chimera

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Da Lyft e Uber, passando per Pinterest e la recente debacle di WeWork. Quest’anno Wall Street ha assistito a tantissimi debutti che non potevano non essere oggetto di analisi e confronti. Suscita interesse un documento redatto da David Kostin, Chief Equity strategist di Goldman Sachs che arriva ad una conclusione scottante: le prime 30 IPO del 2019 per capitalizzazione bruceranno un totale di 12,5 miliardi di dollari tra di loro.

L’analista ha raccolto le domande poste dagli investitori nel momento in cui si rendono conto di aver investito molti soldi alla ricerca di guadagni che non si materializzeranno mai. Kostin in particolare ha esaminato sei variabili – volume, crescita delle vendite,  percorso verso la redditività, valutazione, settore e età aziendale – e confrontato la classe 2019 delle IPO con quelle del boom tecnologico.

Confronto con il 1999

Guardando in particolar modo alla redditività, dal 1995 circa la metà delle IPO completate in un dato anno ha registrato un utile netto positivo nel primo anno come società pubblica. E qui arriva la sorpresa: le IPO completate nel corso del 2019 dovrebbero essere le meno redditizie di qualsiasi anno dopo il boom tech. Nel 1999, dice l’analista di Goldman, solo il 28% delle IPO ha registrato un utile netto positivo durante i primi 12 mesi sul mercato pubblico, che nel 2000 è sceso al 21%. E ora gli analisti prevedono che solo il 24% delle IPO del 2019 registrerà un utile netto positivo quest’anno.

 

 

Guardando la tabella emerge come aziende atipiche come Uber, Lyft e Pinterest dominano la classifica. L’ultima Ipo non è riuscita a partire forse proprio alla luce degli “insuccessi” delle colleghe: parliamo di WeWork, azienda che si occupa di spazi di co-working, nata nove anni fa a New York e che oggi fa parte del gruppo di aziende chiamato The We Company. Secondo quanto riporta il FT, i giapponesi avrebbero chiesto a Neumann di rimandare l’Ipo. Motivo? Gli advisor di The We Company, la controllante di WeWork, starebbero verificando l’interesse degli investitori per una valutazione tra i 15 e i 20 miliardi di dollari, ben al di sotto della valutazione di 47 miliardi di dollari data a gennaio quando SoftBank ha investito 2 miliardi di dollari nella startup.

Non solo ribassi, il boom record di Beyond Meat

Grande successo invece per Beyond Meat che a inizio maggio ha fatto il suo trionfale ingresso a Wall Street, tanto che ha rappresentato l’IPO migliore per un’azienda degli Usa con capitalizzazione di mercato di 200 milioni di dollari, dal 2000 a oggi con un saldo di oltre +500% dai prezzi a cui si è quotata in primavera.  Tra le sorprese in positivo anche Zoom Video Communication (+126% da Ipo).