Tassi Bce: pausa a luglio, poi? Il fattore chiave da monitorare
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La Banca Centrale Europea si riunirà la prossima settimana, giovedì 24 luglio. La decisione, dei funzionari non è in discussione: come largamente anticipato fin dall’ultimo meeting, la Bce opterà per una pausa dopo otto tagli dei tassi di interesse in poco più di un anno. Più incerte le mosse future, a partire dall’incontro di settembre, in cui Lagarde e colleghi dovrebbero però avere un quadro più chiaro sulla questione dazi e sull’economia dell’eurozona.
Divergenze tra i membri Bce sui tassi da qui a fine anno
Nell’ultimo meeting, la Bce ha tagliato i tassi di 25 bp portando il tasso sui depositi al 2,0% e ha preparato il terreno per una pausa di riflessione a luglio. Pausa che potrebbe anche decretare la fine dei tagli, secondo i “falchi” dell’istituto di Francoforte.
Dopo le ultime mosse, Christine Lagarde ha affermato che la Bce si trova in una “buona posizione” per affrontare eventuali sfide legate alla crescita economica e all’inflazione. Isabel Schnabel, membro del Comitato Esecutivo dalle posizioni notoriamente restrittive, ritiene che l’asticella per un altro taglio sia “molto alta”. Viceversa, il finlandese Olli Rehn e il francese Francois Villeroy de Galhau (più accomodanti) spingono per un altro taglio, intravedendo il rischio che l’inflazione scenda stabilmente sotto il target del 2%, soprattutto se l’euro continuerà a rafforzarsi rispetto al dollaro.
Le attese del mercato sui tassi Bce
Al momento i trader scommettono su un’ultima riduzione da qui a fine anno, che porterebbe il riferimento sui depositi all’1,75%, ma sulle tempistiche di questa mossa finale ci sono molti dubbi.
I mercati monetari assegnano una probabilità di poco superiore al 40% ad un intervento già a settembre, ma una buona fetta degli operatori ritiene probabile una pausa prolungata per tre meeting consecutivi (luglio, settembre e ottobre) prima di procedere con l’ultimo taglio a dicembre.
A settembre e a dicembre i responsabili politici potranno fare affidamento sugli aggiornamenti trimestrali delle stime economiche su crescita e inflazione della zona euro. A giugno, la Bce ha previsto che l’inflazione si attesterà al 2% nel 2027, dopo una media dell’1,6% nel 2026.
Focus sulle trattative Usa-Ue
In ogni caso, il fattore chiave da monitorare resta l’evoluzione delle tensioni sul commercio. Nelle ultime settimane l’Ue sembrava vicina ad un accordo con gli Usa, dopodiché Trump ha annunciato nuovi dazi del 30% a partire dal 1° agosto.
La preoccupazione per la Bce consiste nel capire se le tariffe possano determinare un impatto inflazionistico, giustificando un mantenimento dei tassi sui livelli attuali. Tuttavia, le imposte rischiano anche di avere un impatto frenante sulla crescita, supportando idealmente un livello di tassi al di sotto di quello attuale.
Gli altri elementi da tenere sotto osservazione
Da valutare anche l’apprezzamento dell’euro, in rialzo di oltre il 12% quest’anno nei confronti del dollaro. Secondo il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, una risalita fino a 1,20 dollari (un valore indicato anche da alcuni analisti) da 1,16 attuali potrebbe causare tensioni per l’economia della zona euro.
Per quanto riguarda i prezzi, S&P Global Ratings sottolinea infine che “l’aumento della spesa pubblica rischia di mantenere l’inflazione core al di sopra dei livelli target nei prossimi anni, un aspetto che la Bce non dovrebbe sottovalutare”.