Notizie Dati Macroeconomici Inflazione corre in Italia, Francia e Spagna, sorpresa Germania. Zona euro attesa sopra il 3%, Bce prepara rialzo tassi

Inflazione corre in Italia, Francia e Spagna, sorpresa Germania. Zona euro attesa sopra il 3%, Bce prepara rialzo tassi

29 Maggio 2026 14:20

Giornata intensa sul fronte dell’agenda macroeconomica europea, con focus sull’inflazione dei principali Paesi dell’UE. In avvio di giornata sono stati diffusi i dati sui prezzi al consumo di Francia e Spagna, seguiti da quelli dell’Italia, mentre nel primo pomeriggio sono arrivati quelli della Germania. Il tutto, aspettando i numeri complessivi dell’eurozona, in programma il 2 giugno, che verranno attentamente monitorati dalla Bce in vista della riunione dell’11 giugno, da cui si prevede un rialzo dei tassi di interesse.

Inflazione sale in Francia e Spagna

L’inflazione in Francia e Spagna ha subito un’accelerazione a maggio, raggiungendo i livelli più alti dal 2024.

In particolare, secondo le stime preliminari, i prezzi al consumo armonizzati (confrontabili con il resto dell’eurozona) hanno registrato una crescita su base annua del 3,6% in Spagna (in linea con le attese, dal 3,5% di aprile) e del 2,8% in Francia (consensus 2,9%, precedente 2,5%).

A determinare l’accelerazione è stata soprattutto l’impennata dei costi energetici causata dalla guerra in Medio Oriente.

I dati nazionali (calcolati su diversa base statistica) indicano un’inflazione stabile al 3,2% in Spagna (con un Cpi core in aumento dal 2,8 al 2,9%) e in aumento al 2,4% in Francia (dal 2,2%). Il Ministro francese delle Finanze, Roland Lescure, ha dichiarato che l’inflazione è trainata principalmente dall’energia e rimane “limitata e ampiamente sotto controllo” rispetto ai vicini europei.

Italia, Istat: prezzi al consumo +3,2% a/a e dato armonizzato al 3,3%

In Italia, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato un +0,4% su base mensile e +3,2% su base annua (da +2,7% del mese precedente), oltre il 3,1% previsto dagli analisti.

L’indice armonizzato (IPCA), invece, ha messo a segno un incremento congiunturale dello 0,4% e ha accelerato al +3,3% su base annua (da +2,8% di aprile), in linea con le stime (consensus Bloomberg).

L’accelerazione, spiega Istat, “risente essenzialmente delle tensioni sui prezzi dei Beni energetici non regolamentati, dei Servizi relativi ai trasporti e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona. Un effetto di freno alla dinamica dell’inflazione si deve invece ai prezzi dei Beni alimentari, che mantengono sostanzialmente stabile il loro ritmo di crescita. Invariata è anche la dinamica dei prezzi del “carrello della spesa” (ferma a +2,3%), mentre l’inflazione di fondo sale a +1,8% (da +1,6%). L’inflazione acquisita a maggio, per il 2026, è pari a +2,6%.”

I dati tedeschi e le stime sull’inflazione della zona euro

In Germania, il Cpi armonizzato ha rallentato più delle attese, dal 2,9% al 2,7% (consensus 2,8%), mantenendosi però ben al di sopra dell’obiettivo Bce del 2%. Il rallentamento è legato soprattutto alle misure del governo per ridurre i prezzi dei carburanti, abbassando di 17 centesimi le tasse su benzina e gasolio.

Secondo gli esperti di ING, “i dati sull’inflazione pubblicati oggi rappresentano una gradita sorpresa, sebbene non del tutto inaspettata. Sarebbe tuttavia ingenuo pensare che l’ondata inflazionistica si sia arrestata prima ancora di iniziare. Al contrario, l’inflazione aumenterà gradualmente nei prossimi mesi, probabilmente raggiungendo il 4% entro la fine dell’estate. Consideriamo comunque i dati odierni come un’ulteriore conferma della scarsa probabilità di una ripetizione dello shock inflazionistico del 2022.”

I numeri di oggi fanno da antipasto ai dati complessivi della zona euro, in uscita martedì 2 giugno. Il consensus raccolto da Bloomberg prevede una variazione mensile dello 0,1% e un’accelerazione su base annua al 3,3% (dal 3,0% di aprile), con un Cpi core in aumento dal 2,2% al 2,4%.

Aumento tassi Bce inevitabile

Il set di dati sull’inflazione di maggio dovrebbe aiutare i funzionari della Bce a quantificare l’impatto del conflitto in Medio Oriente sull’inflazione in Europa, attraverso l’aumento dei prezzi energetici e le problematiche rallentamento nelle catene di approvvigionamento.

I primi dati confermano l’accelerazione prevista e le stime sui dati complessivi dell’eurozona segnalano un’inflazione ben al di sopra del target del 2% fissato dalla Bce.

Si rafforza dunque la prospettiva di un rialzo dei tassi di 25 punti base nel meeting dell’11 giugno, come giù ampiamente anticipato dalle dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni dagli esponenti del Consiglio direttivo della banca centrale. Tra questi, il noto “falco” Isabel Schnabel ma anche il capoeconomista Philip Lane, generalmente considerato una “colomba”.

Dopo la pausa di riflessione di aprile, i responsabili di politica monetaria della Bce (inclusa la presidente Lagarde) hanno segnalato che il costo del denaro dovrà probabilmente salire per la prima volta dal 2023, poiché gli effetti di “secondo livello” sull’inflazione sono ormai “inevitabili”.

Come emerso dai verbali dell’ultima riunione, l’approccio attendista non è più considerato appropriato e l’attenzione si è spostata sulla scelta del momento ideale per il rialzo. Momento che sembra essere arrivato, con un incremento previsto del tasso sui depositi dal 2,0% al 2,25% nell’incontro che avverrà tra meno di due settimane.

Le previsioni dei mercati si concentrano su un ulteriore aumento entro fine anno, probabilmente dopo l’estate.