Tassi Bce: alle porte i messaggi di Lagarde. Politica monetaria (e non) nel radar
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Nel mese di settembre si prepara ad andare in scena la divergenza tra Fed e Bce, con Washington che torna a tagliare i tassi e Francoforte che resta immobile e si prende una nuova pausa. Uno scenario sul quale i mercati scommettono con elevata convinzione.
Domani arriva il primo responso, quello dell’istituto guidato da Christine Lagarde che lascerà con tutta probabilità fermo il costo del denaro (come accaduto a luglio).
Ragione per cui l’attenzione degli operatori verrà catalizzata dalla traiettoria futura dei tassi (con possibili spunti da parole della presidente Lagarde), debito francese e le nuove proiezioni macroeconomiche (le ultime erano state diffuse nel meeting di giugno, quando era stato annunciato l’ultimo taglio del 2025).
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L’attesa è quasi finita. Domani alle 14:15 ora italiana, proprio a ridosso della pubblicazione dell’inflazione Usa, arriverà il comunicato stampa ufficiale della Bce con le decisioni di politica monetaria, 30 minuti dopo prenderà il via l’attesa conferenza stampa della presidente Christine Lagarde. L’attenzione del mercato verrà catturata anche dalle proiezioni aggiornate, dalle potenziali indicazioni circa le prospettive di politica monetaria, ma anche in che modo la politica della Bce potrebbe intrecciarsi con l’attuale situazione politica in Francia, in piena evoluzione.
“I recenti dati economici confermano ampiamente le proiezioni formulate dallo staff della Bce a giugno, che prevedono una crescita resiliente e un progressivo avanzamento del processo di disinflazione“, suggerisce Josefina Rodriguez, economista di Vanguard Europe, che si attende cambiamenti limitati nella comunicazione. Il Consiglio direttivo dovrebbe ribadire la sua posizione dipendente dai dati, mentre la presidente Lagarde dovrebbe sottolineare che la politica è “in una buona posizione”, ma che la Bce rimane pronta a rispondere ai cambiamenti delle prospettive.
Dato che la Banca Centrale Europea (Bce) quasi certamente lascerà invariati i tassi questa settimana, le principali domande per gli investitori riguarderanno quali indicazioni fornirà la Bce sul percorso futuro dei tassi
Per quanto riguarda i tassi di interesse, Luke Bartholomew, vicecapo economista di Aberdeen Investments, sottolinea che, “con il tasso di riferimento della Bce sceso al livello ‘neutrale’, i policymaker vogliano prendersi del tempo per valutare l’evoluzione dell’economia prima di decidere la loro prossima mossa“. Nel complesso, secondo l’esperto, il ciclo di tagli sia ormai concluso e che, se dovesse esserci un ulteriore movimento, sarebbe più probabilmente un rialzo piuttosto che un ulteriore taglio (eventualità verosimilmente lontana nel tempo, una volta che si faranno sentire gli effetti dell’allentamento fiscale in Europa).
Nell’analisi Bartholomew è “un elemento che potrebbe mettere in discussione questa view sarebbe un forte sell-off dei titoli di Stato francesi, dovuto all’incertezza politica e fiscale – che rappresenterebbe un inasprimento significativo delle condizioni finanziarie nell’area euro, il che potrebbe incentivare nuovi tagli dei tassi”. Un intervento diretto della Banca Centrale Europea a sostegno del mercato obbligazionario francese appare in ogni caso improbabile nel breve termine, viste le restrizioni sull’uso dei vari strumenti di liquidità della Banca e il desiderio di evitare di intervenire in questioni prettamente politiche. Se la disfunzione dei mercati dovesse però peggiorare in modo marcato, tale posizione potrebbe rivelarsi insostenibile per la Bce, considerando l’importanza sistemica della Francia. Per ora, rimaniamo comunque ancora lontani da uno scenario di questo tipo.
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Incertezza Francia
I mercati restano alla finestra di fronte alla nuova crisi politica scoppiata in Francia. Lunedì 8 settembre il voto di fiducia al governo Bayrou, come da attese, non è arrivato e ieri il presidente Macron ha nominato Sebastien Lecornu primo ministro. A quest’ultimo “è stato affidato il compito di consultare le forze politiche rappresentate in Parlamento al fine di adottare un bilancio nazionale e costruire gli accordi indispensabili per le decisioni prese nei prossimi mesi”.
Nonostante lo “scenario nuove elezioni” sia stato accantonato al momento per Parigi, l’incertezza (tra questioni politiche e di bilancio) non svanisce. “Le prime reazioni della coalizione di governo, tuttavia, suggeriscono che la sua scelta non è stata accolta con favore da tutti, in particolare in vista delle elezioni amministrative che si terranno nel marzo 2026. È probabile che il bilancio 2026 non raggiunga gli obiettivi di risparmio originariamente fissati da Bayrou, che apparivano modesti nel contesto delle più ampie sfide di deficit della Francia”, commenta Robert Schramm-Fuchs, portfolio manager di Janus Henderson.
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