Notizie Notizie Mondo Preview Bce: le attese su tassi (fermi), nuove stime e parole Lagarde su Francia e spread

Preview Bce: le attese su tassi (fermi), nuove stime e parole Lagarde su Francia e spread

9 Settembre 2025 10:57

La nuova riunione della Banca centrale europea (Bce) arriva nel bel mezzo della crisi politica in Francia dopo che ieri il primo ministro Bayrou non ha ottenuto la fiducia nel voto al Parlamento.

Mentre il mercato soppesa gli eventuali scenari possibili (uno più probabile, con la nomina di un nuovo premier da parte del presidente Macron; e un secondo, meno probabile, di nuove elezioni) attende anche le indicazioni di politica monetaria della Bce che dovrebbe mantenere i tassi ancora fermi (come avvenuto a luglio). Motivo per cui l’attenzione degli operatori dovrebbe andare verso le nuove proiezioni macroeconomiche e sulle parole della presidente Christine Lagarde, che potrebbe essere incalzata nel corso della consueta conferenza stampa sul caos politico scoppiato nuovamente Oltralpe.

La saga francese potrebbe, infatti, influenzare anche la Bce, soprattutto se dovessero peggiorare ulteriormente le prospettive economiche della regione. Intanto venerdì arriva il verdetto di Fitch Ratings su Parigi, che ha un outlook negativo sul Paese.

Ma guardiamo da vicino quelle che sono le aspettative per il meeting Bce di giovedì 11 settembre che dovrebbe vedere i tassi ancora in pausa nella zona euro, con un occhio a movimenti dei titoli di stato europei divisi tra caos politico in Francia e politica monetaria.

Bce ferma sui tassi: “fedeltà al copione”

Come già anticipato dai mercati, l’11 settembre la Banca Centrale Europea dovrebbe mantenere i tassi invariati a settembre (per la seconda riunione consecutiva, dopo le decisioni dello scorso luglio). In particolare, le attese sono che il tasso sui depositi rimanga invariato al 2%, mentre i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principale e sulle operazioni di rifinanziamento marginale dovrebbero restare rispettivamente al 2,15% e al 2,4%.

“Gli ultimi dati economici non giustificano ulteriori tagli e l’accordo commerciale con gli Stati Uniti concluso a luglio, che limita i dazi al 15% per gran parte delle esportazioni europee, ha diminuito l’incertezza”, spiega François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel AM.

Nel corso della riunione, secondo l’esperto, Lagarde dovrebbe sottolineare la resilienza dell’economia dell’area euro e l’allineamento dell’inflazione all’obiettivo a medio termine del 2%. Inoltre, le nuove proiezioni dovrebbero restare a grandi linee invariate rispetto a quelle di giugno: crescita intorno all’1% nel 2025 e nel 2026, prima di un rialzo all’1,3% nel 2027, e l’inflazione core al 2,4% nel 2025, per poi convergere lievemente sotto il 2% nel medio termine (1,9% nel 2027).

Anche Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco, si sofferma sulle nuove proiezioni dello staff. Stime che “terranno conto dell’accordo commerciale UE-USA che, secondo la Bce, stabilisce un dazio medio effettivo stimato tra il 12% e il 16% sulle importazioni statunitensi di beni provenienti dall’area dell’euro. Sebbene l’accordo abbia ridotto l’incertezza in materia di politica commerciale, permangono tuttavia residui di incertezza sui dazi, che difficilmente scompariranno del tutto sotto l’attuale amministrazione statunitense“.

Le proiezioni dello staff della Bce di giugno prevedevano una crescita media dello 0,9% nel 2025, dell’1,1% nel 2026 e dell’1,3% nel 2027, con un’inflazione headline media del 2,0% nel 2025, dell’1,6% nel 2026 e del 2,0% nel 2027. I dati ricevuti da allora, compreso l’accordo commerciale UE-USA, non modificano in modo significativo tali prospettive e prevediamo solo variazioni marginali rispetto a giugno.

Nel complesso, Pimco ritiene che i rischi per le prospettive di inflazione a medio termine rimangano sostanzialmente equilibrati. “Pensiamo che la Bce vorrà preservare il margine di manovra della politica convenzionale e mirerà a ridurre al minimo il rischio di dover invertire la rotta poco dopo aver raggiunto il tasso terminale. Inoltre, la valutazione della strategia per il 2025 offre alla Bce un ulteriore margine di manovra, suggerendo una tolleranza leggermente superiore per deviazioni modeste dell’inflazione dall’obiettivo in entrambe le direzioni, a condizione che le aspettative di inflazione rimangano ancorate”.

Bce cauta, ma spazio per tagli ai tassi entro fine anno

Guardando oltre questo meeting, “il mercato appare prezzare una situazione ideale in termini di rischio, ma l’economia dell’eurozona è ancora distante da una dinamica di crescita robusta”, indica il Global Credit Team di Algebris Investments, secondo il quale c’è “spazio per tagli ai tassi entro fine anno, anche se la Bce sembra intenzionata a muoversi con cautela”.

Spread area euro e voto Francia

All’indomani della caduta del Governo francese e in attesa delle mosse di Macron, i titoli obbligazionari francesi e dell’intera zona euro restano sotto osservazione. “Il rendimento decennale francese ha superato di poco l’analogo italiano con lo spread verso la Germania poco sopra 80 pb, raggiungendo i livelli di inizio anno”, sottolineano gli strategist di Mps Capital Services, ricordando che “l’evento era in buona parte prezzato, ma la volatilità sugli asset francesi probabilmente proseguirà almeno fino a quando il presidente Macron non nominerà un nuovo primo ministro, che avrà il compito di mettere ordine sui conti pubblici e riportare il deficit al target”.

Le prospettive?

Nel report di oggi dal titolo “Lo spread degli altri” Matteo Ramenghi, chief investment officer di UBS WM in Italia, sottolinea che “a medio termine il debito resta sostenibile, ma le prospettive di credito si stanno deteriorando in assenza di politiche fiscali più rigorose. I rendimenti decennali degli OAT, i titoli di Stato francesi, potrebbero convergere ulteriormente con quelli dei BTP italiani e, in realtà, li hanno già superati su scadenze brevi”. Ragione per cui l’esperto della banca d’affari elvetica consiglia di evitare l’esposizione ai titoli di Stato francesi a lungo termine ma, secondo l’analisi, con un rischio di default che rimane basso i rendimenti delle obbligazioni con scadenza a 2-5 anni potrebbero essere interessanti.

Una sconfitta di Bayrou potrebbe pesare anche sull’euro a breve termine ma l’attenzione si sposterà rapidamente alla politica monetaria e, per il momento appare improbabile che la Banca centrale europea allenti ulteriormente la politica monetaria. La prossima riunione della banca centrale si terrà questo giovedì e per il momento i tassi potrebbero quindi rimanere fermi. “Sebbene l’economia dell’eurozona ristagni e l’inflazione si attesa in linea o al di sotto dell’obiettivo del 2% nei prossimi trimestri, la Bce si concentra sull’importante stimolo fiscale legato alla spesa per la difesa e al piano infrastrutturale in Germania“, aggiunge Matteo Ramenghi.