Notizie Notizie Mondo Titoli di stato Ue: come muoversi dopo il testa a testa Oat-Btp

Titoli di stato Ue: come muoversi dopo il testa a testa Oat-Btp

10 Settembre 2025 15:00

I titoli di Stato europei continuano a essere monitorati da vicino dai mercati, con la pressione sugli Oat che sembra destinata a proseguire (almeno nel breve termine). Nel radar gli sviluppi sul fronte politico francese, con la nomina da parte di Macron del nuovo premier dopo la caduta del governo Bayrou. In settimana si attende ora il verdetto di Fitch sul rating francese in arrivo venerdì 12 settembre.

E proprio ieri sul mercato obbligazionario europeo è andato in scena il testa a testa di Roma su Parigi. Intanto, osservando i movimenti odierni sul terminale Bloomberg, il rendimento del decennale italiano è al 3,481% mentre quello dell’Oat è al 3,476%.

In un contesto in evoluzione, con il (nuovo) caos politico d’oltralpe e le agenzie di rating che aprono la stagione autunnale, Finanzaonline ha intervistato Angelo Drusiani, advisor di Ersel banca privata, per capire come guardare al comparto obbligazionario europeo, con un focus sugli Oat e i Btp.

 

Caos politico e il quasi sorpasso dei titoli di stato francesi su quelli italiani. Quali prospettive vede per gli Oat che nel breve termine restano appesi alle vicende politiche che genera una minore fiducia da parte degli investitori internazionali

La differenza fondamentale tra il debito pubblico italiano e quello degli altri Paesi dell’area euro va ricercata nelle polemiche che in passato, non lontano, hanno caratterizzato la gestione del debito pubblico dell’Italia stessa. L’elevato valore del debito italiano ha richiamato polemiche spesso eccessive, dalle quali emergeva il dubbio che all’estero pensassero che l’Italia non sarebbe stata in grado di far fronte alla situazione debitoria.

A inizio settembre, il dipartimento del Tesoro italiano ha proposto in asta due emissioni di Btp, con una domanda di oltre 200 miliardi di euro: il primo con scadenza 15/11/2032 cedola 3,25% (richiesti 110,157 miliardi di euro) e il secondo con scadenza 1/10/2055 cedola 1/10/2055 cedole 4,65% (richiesti 107,800 miliardi di euro). Assegnati 13 miliardi di euro per il primo titolo e 5 miliardi di euro per il secondo. La risposta degli investitori internazionali indica con chiarezza che la gestione del debito pubblico italiano è considerata positivamente. Ne consegue che le emissioni governative francesi, non avvezze a situazioni complesse, avranno maggiori difficoltà, nell’immediato a “scaldare” i mercati e, di conseguenza, gli investitori.

Al tempo stesso, la maggior parte degli investitori internazionali ha sedimentato la potenzialità economica di Parigi superiore a quella italiana. Probabilmente, le attuali vicende parigine potrebbero far accendere un faro, ma a determinare ciò che potrebbe accadere saranno le decisioni del Presidente della Repubblica francese. Se Macron riuscisse anche in questa occasione a risollevare la situazione senza particolari patemi, con gradualità il differenziale tra Italia e Francia potrebbe riprendere a salire, ma con velocità abbastanza contenuta e senza arrivare ai valori degli anni precedenti.

A fine settimana è atteso anche il verdetto di Fitch sul rating francese, cosa si attende e come potrebbe impattare sui titoli di Stato transalpini?

Generalmente le agenzie di rating agiscono con molta diplomazia, per evitare polemiche da parte dei dipartimenti del Tesoro interessati. In effetti, tenendo conto del “peso” specifico di Parigi in Eurozona, non è da escludere una decisione prudente, con eventuale indicazione di una sorta di rinvio alla successiva valutazione del debito.

Rispetto a qualche anno fa la situazione per i titoli di Stato italiani è cambiata. Secondo lei questo scenario è destinato a continuare?

Penso sia probabile che la situazione italiana tenda a migliorare ancora. Non va dimenticato che, dopo tanti anni, potremmo essere in presenza di un Governo che possa resistere per l’intero arco di vita di un esecutivo di un paese di media grandezza. Sarebbe una novità più che positiva per l’Italia. Novità di cui le agenzie di rating ne terrebbero sicuramente conto. Quindi buone prospettive per il futuro del nostro debito pubblico. Di pari passo, in ogni caso, devono essere affiancate decisioni governative che, gradualmente, facciano sì che il debito pubblico tenda a salire con minore enfasi.

I Btp continuano ad andare a ruba: quali sono le scadenze da monitorare da qui a fine anno?

Se si ragionasse in prospettiva ravvicinata, le durate dei Btp da immettere in portafoglio dovrebbero oscillare tra 3 e 7 anni. Anche se la maggiore redditività è possibile incrementarla con scadenze più lontane nel tempo. A gettare una ombra sulle emissioni di durata medio lunga c’è però la situazione politica internazionale, tutt’altro che affascinante da almeno due-tre anni a questa parte.