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Svolta storica per bond greci, che battono quelli italiani. Tassi BTP si infiammano, ‘grazie’ anche a Renzi

Il Financial Times: “la riabilitazione del mercato dei titoli di stato ellenici continua a confermarsi la più spettacolare”.

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Svolta storica per i bond greci che, per la prima volta dal 2008, hanno visto i loro tassi decennali scendere al di sotto di quelli italiani. Non una buona notizia per l’Italia, che ha già assistito nelle ultime settimane a un sensibile rialzo dei rendimenti su tutta la curva.
A certificare la svolta storica è un articolo del Financial Times, che racconta ciò che è accaduto nelle ultime ore: nel bel mezzo di un sell off che ha investito i bond mondiali (occhio anche al sell off sui Treasuries, che ha portato i rendimenti decennali dei titoli di stato Usa a riportare il guadagno, in una sessione, più forte dall’ Election Day del 2016), i bond greci hanno dato una buona dimostrazione di solidità, con i tassi decennali che sono rimasti saldi attorno all’1,10%. I tassi dei BTP decennali, invece, sono saliti ieri fino all’1,16%, livello dunque superiore.


Oggi va anche peggio, con i decennali italiani che balzano fino all’1,23%, record da agosto, e lo spread che si infiamma a 147 (dati Bloomberg).

Non aiuta sicuramente la frase proferita dal leader di Italia Viva ed ex premier Matteo Renzi che, in una intervista a La Repubblica, ha detto:
Se il Pd vuole votare, lo dica. Se i parlamentari del Pd hanno deciso di andare contro il muro hanno il dovere di comunicarlo al Paese e palesarlo in Aula. Tornare al voto è una follia, un suicidio di massa”.

Bond greci: un assist arriva dalla solidità Pil Grecia

I numeri confermano quanto trapelato nelle ultime sessioni e anche settimane: gli investitori a caccia di rendimenti in Eurozona sembrano orientati ormai a prediligere la carta ellenica, preferendola a quella italiana, soprattutto se si considerano le solite note tensioni che caratterizzano ogni governo italiano che salga al potere, incluso quello attuale (vedi esternazioni di Renzi, e non solo di oggi).
Ciò è tanto più vero, poi, se l’Italia si conferma anche fanalino di coda in termini di crescita dell’area euro, con la Commissione europea che è costretta a rivedere anche al rialzo le stime sul debito-Pil, deficit strutturale e deficit nominale, del paese.
Tra l’altro, se per l’Italia la Commissione europea – come inciso nelle sue previsioni economiche d’autunno – prevede per il Pil italiano una “crescita” a +0,1% nel 2019 e una a +0,4% nel 2020 (downgrade dal precedente +0,7% atteso), per la Grecia le stime sono di una espansione dell’1,8% nel 2019 e di un’accelerazione fino a +2,3% nel 2020, seguita da una crescita solida del 2% nel 2021 (rispetto al sempre triste +0,7% atteso per l’Italia nel 2021).
La crescita ellenica sovraperformerà tra l’altro quella dell’intera Eurozona, per cui si prevede invece, in media, un tasso di crescita dell’1,4% nel 20202, con l’Italia che riporterà il trend peggiore (Pil, appunto pari solo a +0,4% nel 2020) e Malta che sarà, invece, la migliore, con un balzo del prodotto interno lordo di ben +4,2%.
A scatenare l’appetito per i bond greci anche la recente promozione arrivata lo scorso mese da Standard & Poor’s, che ha rivisto al rialzo il rating sul debito sovrano della Grecia a BB-.
Facendo riferimento alla Grecia e all’Italia, il Financial Times scrive che i rendimenti di entrambi i titoli di stato – che sono volati nella crisi dei debiti sovrani dell’area euro – rimangono molto bassi rispetto agli standard storici”. Detto questo, “la riabilitazione del mercato dei bond greci continua a confermarsi la più spettacolare”.
Il quotidiano britannico ricorda che “i tassi greci schizzarono al di sopra del 30% a fine 2011, prima che Atene facesse default sul suo debito, imponendo in questo modo perdite ai suoi creditori privati”. E ora, quegli stessi rendimenti viaggiano poco al di sopra dell’1%. “Gli investitori – viene spiegato – continuano a essere incoraggiati dalla ripresa relativamente solida, quest’anno, dell’economia greca, a fronte della debolezza che continua a contraddistinguere l’Eurozona”.
Inoltre, “l’insediamento, a luglio, del governo di  centrodestra guidato da Kyriakos Mitsotakis ha aumentato le speranze di una accelerazione delle riforme market-friendly”.
C’è da dire che un altro fattore che va a beneficio della carta greca rispetto all’Italia è che “la piccola dimensione del mercato dei bond greci – gran parte dell’enorme carico dei debiti è rappresentato da prestiti a bassi tassi di interesse ricevuti dall’Ue e dall’Fmi a seguito di una serie di operazioni di bailout – comporta che c’è una pressione meno immediata sulle finanze pubbliche rispetto a quella che c’è sull’Italia, che può contare solo sui mercati per rifinanziare la zavorra immensa del suo debito”.
Ora, è pur vero che, nonostante il recente upgrade di S&P, il rating del debito greco rimane in territorio “junk”. “Tuttavia – continua il Financial Times – alcuni investitori stanno scommettendo sul fatto che un outlook di crescita relativamente positivo abbia aperto la strada verso un ritorno a un rating ‘investment grade’.
“Un tale upgrade permetterebbe alla Grecia di entrare nel programma della Bce di acquisti di asset”. Tutto, “mentre l’economia italiana rimane impantanata in una crescita debole. E, sebbene S&P abbia sull’Italia un rating molto più alto di quello della Grecia, l’outlook sul debito è negativo”.
L’FT conclude ricordando la nuova coalizione di governo che si è formata a settembre in Italia, quella che ha dato vita all’esecutivo M5S-PD,  aggiungendo però che “alcuni investitori temono il ritorno all’instabilità politica dello scorso anno, quando il governo precedente si scontrò con l’Unione europea sul deficit di bilancio”. Anche se c’è da dire, a tal proposito, che proprio ieri il Commissario agli Affari economici Ue, Pierre Moscovici, ha tenuto a fare gli opportuni distinguo tra il governo attuale e quello M5S-Lega nelle discussioni con Bruxelles delle leggi di bilancio.
Altri numeri certificano il sorpasso della Grecia sull’Italia. Lo spread Italia-Germania ha chiuso ieri, in base a quanto riportato da Reuters, a 151 punti base, mentre lo spread Grecia-Germania si è fermato a 150. Certo, è solo 1 punto di differenza, che dice tuttavia molto, se si considera che lo spread tra Italia e Grecia, nel 2016, balzò fino a 1000 punti e che ora, invece, secondo alcuni analisti, sarebbe vicino addirittura ad azzerarsi.