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Gli italiani investono poco e odiano rischiare, consigli di amici e parenti battono i consulenti

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Gli italiani applicano il ‘fai da te’ nelle scelte d’investimento, seguendo più i consigli di amici e parenti che quelli degli operatori professionali. E’ l’evidenza che emerge dal Rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane.  Solo il 20% si affida a un consulente finanziario o a un gestore che consulta anche per monitorare il proprio portafoglio. Gli altri invece si muovono per vie diverse: il 40% degli investitori ricorre alla cosiddetta consulenza informale, ossia ai consigli di amici e parenti (talvolta attivi nel settore finanziario), e altrettanti decidono in autonomia.
Chi si affida al consulente, nota la ricerca, stabilisce una relazione solida e solo il 18% dichiara di averlo cambiato in quanto insoddisfatto dal servizio. Le raccomandazioni ricevute vengono seguite nel 60% dei casi, meno del 20% si documenta consultando fonti informative alternative e meno del 5% chiede sempre una seconda opinione ad altro esperto. La ricerca Consob nota poi come la remunerazione della consulenza, tema di attualità dopo la Mifid2, sia poco considerata: la maggioranza del campione ritiene che sia prestata a titolo gratuito e inoltre emerge come la disponibilita’ a remunerarla sia molto bassa anche tra gli investitori assistiti da un esperto.

Più del 50% degli investitori non è in grado di identificare i tratti distintivi del servizio di consulenza in materia di investimenti.
Conti correnti, oltre 30% degli italiani non sa cosa sono

Dal survey 2019 condotto dalla Consob emerge che il 30% del campione non conosce nessuno dei dei 5 prodotti finanziari proposti (conto corrente, azioni, obbligazioni, fondi comuni e Bitcoin); solo il 20% risponde correttamente a tre domande su cinque; solo il 4% ottiene il punteggio massimo. La conoscenza dei prodotti, rimarca la Consob, risulta più elevata tra gli intervistati più abbienti, residenti nelle regioni centro-settentrionali, con un livello maggiore di istruzione e maggiori abilità di calcolo; emerge, inoltre, una correlazione positiva con l’auto-efficacia e la propensione a essere ottimisti e una correlazione negativa con la tendenza alla procrastinazione e all’ansia finanziaria.
Investimenti: italiani terrorizzati dal rischio azionario 
Si conferma la forte avversione al rischio da parte degli italiani che vedono l’investimento in azioni come fonte di preoccupazione. Dal survey condotto dalla Consob su ‘L’approccio alla finanza e agli investimenti delle famiglie italiane’ emerge in riferimento alla cosiddetta risk literacy, ossia la capacità di riconoscere in astratto il livello di rischio associato ai prodotti finanziari, che il 50% degli individui indica le azioni come il prodotto più rischioso, associandovi una maggiore volatilità, un maggior rischio di liquidità e un maggior rischio di perdita del capitale e, nel 70% dei casi circa, la possibilità che tale forma di investimento alimenti disagio e preoccupazione. Con riferimento a un’ipotetica scelta di investimento, prosegue la Consob, le attività immobiliari sono spesso preferite a impieghi di natura finanziaria “a prescindere dall’orizzonte temporale e dagli obiettivi di rendimento; il 40% degli intervistati inoltre non è in grado di individuare un’opzione di investimento adeguata a nessuno degli scenari proposti”.
Come evidenziato dalle Survey precedenti, gli intervistati indicano l’educazione famigliare come una delle principali fonti della propria cultura finanziaria, insieme a fattori quali interesse personale ed esperienza.
Lo scorso anno le attività finanziarie lorde delle famiglie italiane hanno registrato una contrazione del 3,1%, decisamente peggio rispetto al -0,5% nell’area euro, a fronte di una crescita delle attività reali del 2,7% e una diminuzione delle passività pari allo 0,7% (rispettivamente, +1,3% e +3,6% nell’area euro. Nel complesso, la ricchezza netta delle famiglie italiane in rapporto al reddito disponibile rimane superiore al dato dell’Eurozona (rispettivamente, 8,2 e 7,7 a fine 2018), mentre il tasso di risparmio lordo domestico, pari al 10% circa e in lieve crescita per la prima volta dal 2014, continua a essere inferiore al valore registrato nell’area euro. “Il tradizionale divario nella composizione delle attività finanziarie delle famiglie in Italia e nell’Eurozona continua ad assottigliarsi – rimarca il rapporto Consob – anche per effetto della riduzione del peso dei titoli obbligazionari nei portafogli dei risparmiatori italiani e del contestuale aumento delle attività assicurative e previdenziali e della liquidità. Per contro, si conferma la distanza tra il nostro Paese e l’Eurozona con riguardo all’incidenza del debito delle famiglie sul Pil (a fine 2018 pari rispettivamente al 40% e al 60%.