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Telecom ruggisce dopo trimestrale e accordo con Google, analisti vedono tanti segnali positivi. Titolo ai massimi da marzo

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Un nuovo trimestre in calo per Telecom Italia che però scatta in avanti in Borsa all’indomani della diffusione dei numeri relativi al periodo luglio-settembre 2019. Il titolo è arrivato a guadagnare il 4,66% a 0,5566 euro, livello che non vedeva dallo scorso marzo. Dai minimi del 14 agosto il titolo è risalito del 25%.
Il trimestre di Telecom ha visto una nuova contrazione del business con ricavi ed ebitda in calo. Gli analisti rimarcano come i ricavi da servizi fissi di Telecom Italia sono stati più deboli del consenso, eppure ci sono importanti elementi positivi. Deutsche Bank rimarca infatti che la riduzione del debito netto è migliore rispetto alle aspettative, molto bene gli abbonati alla banda larga che crescono di 118mila unità (rispetto a +60.000 nel secondo trimestre) e anche i ricavi del servizio mobile retail sono stati migliori del previsto.

I numeri del terzo trimestre

Nel terzo trimestre dell’anno il colosso tlc italiano ha riportato un un ebitda organico di gruppo pari a 2 miliardi di euro (-4,5% a/a), con un margine sui ricavi del 44,6% grazie alle azioni di contenimento dei costi. Battute di poco le attese di consensus che erano ferme a 1,97 miliardi. L’ebitda della business unit Domestic è stato pari a 1,6 miliardi di euro (-6,9% a/a) mentre l’ebitda di TIM Brasil è cresciuto del 6,8% a/a (+6,3% a/a nel secondo trimestre).

I ricavi totali nel terzo trimestre sono stati pari a 4.429 milioni di euro (-6,1% a/a su base organica). I ricavi da servizi sono stati pari a 4.061 milioni di euro, registrando un calo di 244 milioni di euro rispetto al terzo trimestre 2018 (-5,7% a/a) influenzato dalla consistente riduzione dei contratti relativi a servizi di Wholesale Internazionale a marginalità bassa o nulla avviata a inizio anno. Al netto di quest’ultimo effetto, l’andamento dei ricavi da servizi, rispetto all’anno precedente, si è attestato a -4% annuo a livello di Gruppo e -6,1% per il Domestic. In Italia, nel mobile prosegue il trend di incremento dell’ARPU (ricavi medi per cliente) cresciuto rispetto al trimestre precedente da 12,5 euro per linea/mese a 12,9 euro. “Un ulteriore segnale di miglioramento del mercato si legge nell’attenuazione del fenomeno della Mobile Number Portability, che ha registrato una flessione del 42% su base annua nonostante la persistente elevata competizione nel segmento di mercato più sensibile al prezzo”, si legge in una nota di Tim. Il numero complessivo delle linee mobili di TIM si è attestato a 31,3 milioni a fine settembre, in leggera flessione rispetto al trimestre precedente e con un tasso di disconnessione (churn) in miglioramento rispetto al terzo trimestre dello scorso anno (5,4% rispetto a 7,6% del 3Q 2018). La decisione di ridurre la vendita di device mobili (142 milioni di euro, -45% a/a) con marginalità nulla o negativa ha comportato significativi benefici a livello di ebitda.

Guidance confermata, debito scende

Il gruppo presieduto da Salvatore Rossi ha confermato la guidance sull’intero 2019. Indicazioni interessanti da flusso di cassa  e debito. Nei primi nove mesi del 2019 Telecom Italia TIM ha registrato un flusso di cassa della gestione operativa positivo per 2,25 miliardi di euro, rispetto agli 1,46 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. L’indebitamento finanziario netto rettificato era pari a 24,31 miliardi di euro, in calo rispetto ai 25,27 miliardi di inizio anno. L’indebitamento finanziario netto contabile al 30 settembre 2019 era pari a 28,45 miliardi di euro e recepiva l’impatto dei nuovi principi contabili. Il consensus vedeva il debito netto a 24,523 miliardi rispetto ai 24,731 miliardi al 30 giugno 2019.

Accordi con Google nel Cloud e Santander nel credito al consumo

“La flessione dei ricavi rappresenta un’area di attenzione, ma pensiamo che oggi possa prevalere il newsflow sulle operazioni inorganiche alla luce anche dei messaggi su costi e cassa”, rimarca Equita che si sofferma quindi sugli accordi annunciati con con Santander nel consumer credit e con Google per il Cloud.
Accordo con Google Cloud. TIM ha siglato un MoU con Google Cloud per ospitare Google Cloud presso nuovi data centers Tier IV e offrire servizi di Google Cloud attraverso la propria rete commerciale corporate. TIM costituirà una NewCo che controllerà 22 data centers, personale formato da Google e altri asset, e che consentirà di accelerare lo sviluppo di servizi di private, public e hybrid cloud per la clientela corporate e di servizi ICT/system integration. La newco avrà 500 milioni di ricavi al 2020 e un obiettivo di 1 mld di vendite e 400 mln di ebitda al 2024. “La newco potrà essere valorizzata con la cessione di una minoranza a un fondo o sul mercato. Ipotizzando prudentemente un multiplo di 10-15x EV/EBITDA 2020 (in assenza di informazioni dettagliate sul mix di ricavi), su un EBITDA nell`area 150-200 mn al 2020, si potrebbe avere un`emersione di valore significativa per TIM (almeno 10%)”, sottolinea Equita.
Accordo con Santander per la gestione del credito al consumo per gli apparati fissi e mobili. L’accordo prevede la costituzione di una joint venture che vedrà TIM al 49% e Santander al 51% a cui saranno conferiti crediti commerciali esistenti e che gestirà i credi futuri, oltre allo sviluppo di opportunità di business sulla clientela TIM. La joint venture sarà costituita a inizio 2020 e sarà operativa dal secondo semestre. L’obiettivo è liberare capitale per 500 mln e ridurre il costo del bad debt per 50 mln, dando visibilità alle guidance di riduzione di costi del piano.
Infine su Open Fiber la negoziazione prosegue e TIM sta individuando fondi infrastrutturali con cui intraprendere l’operazione. “Nel complesso, le operazioni inorganiche sono interessanti e sensate industrialmente e possono far emergere valore per il gruppo e migliorare il ritorno sul capitale”, conclude Equita.