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Stephen Roach: ‘crash dollaro inevitabile, rischio stagflazione. Combinazione letale in Usa’

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“Il crash del dollaro è praticamente inevitabile”. Lo ha detto Stephen Roach, l’ex presidente di Morgan Stanley Asia, nel corso dell’intervista rilasciata alla trasmissione “Trading Nation” della Cnbc. “Il dollaro scenderà in modo molto, molto violento”.
Ovvero? Del 35% rispetto alle altre principali valute. E il crash potrebbe verificarsi l’anno prossimo, o tra due anni.

Insomma – e non solo secondo Stephen Roach – l’era del dollaro forte sarebbe arrivata al capolinea, a dispetto di quanto dice il presidente americano Donald Trump. E questo per colpa della crisi da coronavirus che ha investito il mondo intero e per un problema che accomuna gli Stati Uniti a tanti altri paesi: quello del deficit massiccio.
Stephen Roach“La situazione andrà di male in peggio, visti i deficit fiscali che esploderanno nei prossimi anni – ha spiegato l’economista, che ora insegna alla Yale University  .

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Nelle ultime due settimane, lo US Dollar Currency Index ha recuperato terreno, salendo di oltre +1%. Su base annua, il trend è praticamente piatto. Ma nessuna tentazione, Roach fa notare che non è questo il momento per diventare compiacenti, anche perchè ci sono altri campanelli di allarme che non possono essere ignorati. Come “il tasso nazionale dei risparmi”, per esempio, “che scivolerà ancora di più in territorio negativo, più di quanto sia mai accaduto negli Stati Uniti o in qualsiasi altra grande economia nella storia dell’economia”, ha detto l’ex Morgan Stanley.
Insomma, Stephen Roach non intravede motivi più o meno grandi per credere in una ripresa del dollaro. Piuttosto, il contrario. Al punto che quello che è noto come una delle voci più ascoltate di Wall Street, e anche da tanti anni, fa notare la presenza di una “combinazione letale”.
“Allo stesso tempo – spiega – l’America si sta allontanando dalla globalizzazione ed è concentrata a prendere le distanze dal resto del mondo”.
L’effetto domino del crash ‘inevitabile’ del dollaro non può essere escluso: “In generale, l’implicazione è negativa per gli asset finanziari Usa, visto che (un crollo della valuta) rende più probabile l’inflazione, dal momento che significa importare beni stranieri dall’estero a costi più alti. Fattore negativo per i tassi di interesse” che, a quel punto, la Fed potrebbe essere costretta ad alzare.
Per questi motivi, Stephen Roach teme che il crash dollaro possa scatenare una stagflazione simile a quella della fine degli anni ’70, quando i prezzi salirono in modo significativo, a fronte di una crescita dell’economia a dir poco pervenuta. E lo scenario non sarebbe diverso neanche se ci fosse un cambio di leadership alla Casa Bianca con le elezioni presidenziali di novembre, in quanto il Congresso continuerà a fare di tutto per rendere il più possibile indolore l’impatto economico della crisi da pandemia di coronavirus.
“Le autorità, bisogna dirlo, non si sono trovate mai neanche in una situazione vicina a quella crisi che stiamo vivendo”.
L’outlook di Stephen Roach sul dollaro fa traballare ancora di più la speranza-profezia di Donald Trump che, qualche settimana fa, si è mostrato sorprendentemente bullish sul biglietto verde, dopo aver attaccato vari banchieri centrali, incluso l’ex della Bce Mario Draghi, accusandoli di aver lanciato politiche monetarie atte a far deprezzare le proprie valute di riferimento, per renderle più competitive.
E invece a metà maggio, contraddicendo anni di dichiarazioni diametralmente opposte, Trump ha così detto: “E’ un grande momento per avere un dollaro forte”.