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Salasso conti correnti, Castagna (BPM) spiega batosta correntisti. E in Italia primo caso tassi negativi ai retail

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Prima lo shock Fineco, poi la lettera di UniCredit ai clienti: le ultime notizie che riguardano i conti correnti degli italiani sono tutto fuorché confortanti e, accanto allo spettro prelievo forzoso in un paese assediato dal problema del debito pubblico monstre, i correntisti italiani ora temono sempre di più da qualche anno anche la minaccia dei tassi negativi, ovvero di trovarsi un giorno costretti a pagare per depositare i propri soldi in banca.
Cosa che accade e anche da qualche anno già in alcuni paesi europei.

Della questione e della preoccupazione dei correntisti italiani ha parlato Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco BPM, nel corso di una puntata della Zuppa economica di Nicola Porro, interpellato oltre che dal conduttore Porro anche da Leopoldo Gasbarro, Direttore Responsabile Wall Street Italia.
Vale la pena fare una premessa. Finora l’Italia, il pericolo tassi negativi sui depositi retail, l’ha sventato (anche se proprio nelle ultime è arrivata una notizia che conferma che in un caso, una banca tedesca ha introdotto i tassi sotto zero anche in Italia leggi sotto)
Ma gli ultimi annunci arrivati dal mondo da Fineco & Co hanno insinuato il dubbio che, seppur non ufficialmente, i correntisti italiani alla fine questo scotto dei tassi al di sotto dello zero, inaugurati dalla Bce, lo stiano pagando eccome.
Come potrebbe essere diversamente, d’altronde, visto che per le banche, come ha confermato Fineco con il suo annuncio shock, i depositi e la troppa liquidità presente sui conti sono diventati un costo, in alcuni casi difficile da sostenere?

Fineco ai grandi depositanti: Non investi? Ti chiudo il conto

L’annuncio di Fineco, che ha sconvolto il mondo dei correntisti italiani, è stato il seguente:
“A partire dal prossimo 18 maggio, la banca (Fineco) avrà il diritto di rescindere il rapporto di c/c qualora al momento del recesso e nei 3 mesi precedenti vi siano contemporaneamente tre condizioni: 1) presenza sul conto di una giacenza media di liquidità per un controvalore uguale o superiore a 100 mila euro; 2) assenza di qualsiasi forma di finanziamento, anche se già concesso ma non utilizzato, a eccezione delle carte di credito; 3) assenza di qualsiasi forma di investimento in prodotti di risparmio gestito o amministrato”.
La scelta è legata ai costi derivanti dai tassi di interesse interbancari sempre più bassi e il conseguente incremento della liquidità in giacenza.
Il messaggio è chiaro: o investi o ti chiudiamo il conto. Spiegazioni più puntuali sul perchè di una mossa senza precedenti sono state fornite alla fine di marzo dall’AD stesso di Fineco, Alessandro Foti, in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore.
Foti si è trovato costretto a precisare quanto già scritto nel comunicato della banca, ovvero che “la sua battaglia è solo contro i grandi depositi. Fermo restando che, ha ricordato, “il motivo per cui la Bce ha portato i tassi di interesse in negativo è per rendere costosa la liquidità e dunque per favorire il suo travaso verso l’economia”.
Dunque, che senso ha tenere grandi somme impantanate nei conti? Si potrebbe rispondere che magari per qualche italiano – non pochi – il senso ce l’ha ancora visto che, in tempi di pandemia, diversi depositanti hanno preferito – come dar loro torto – tenere i soldi parcheggiati nei conti correnti, piuttosto che investire.
Ora magari le cose cambieranno, con la riapertura dell’economia post lockdown da Covid, possibile grazie all’aumento delle vaccinazioni.
Ma come poter condannare chi nel 2020 ha tenuto i soldi in banca, decidendo di non effettuare alcun investimento, non potendo prevedere come le cose sarebbero andate a finire?
Dall’altro lato ci sono però le banche, stremate dalla nuova era di tassi negativi, costrette a erogare prestiti – anche se con la protezione delle garanzie statali  – in era di pandemia, disincentivate a depositare i loro soldi presso la Bce, visto che la banca centrale ha deciso, proprio per far fluire più facilmente il credito nell’area euro, di imporre un tasso negativo dello 0,50%.
Della serie: le banche vogliono depositare somme di denaro presso la Bce? Facciano pure, al costo dello 0,50%.
Una situazione sempre più insostenibile. Il risultato è che Fineco non è certo un’eccezione, se si considera che, dopo qualche settimana dal suo shock, “un’altra batosta sui correntisti è arrivata da UniCredit, che ha aumentato i costi di alcuni conti fino a +70%“, sempre ‘grazie’ al mix tassi negativi e boom depositi da Covid-19.
Della questione dei costi più alti dei conti correnti ha parlato Giuseppe Castagna, numero uno di Banco BPM, con il direttore di Wall Street Italia Leopoldo Gasbarro, che ha riassunto la situazione in cui le banche, e di conseguenza i correntisti italiani, si sono trovare invischiate. Castagna e Gasbarro sono intervenuti nella trasmissione Zuppa economica di Nicola Porra, di domenica 25 aprile:
Dopo i vari annunci sui conti correnti, ha detto Gasbarro, “abbiamo cercato di spiegare ai risparmiatori che cosa sta succedendo al mondo delle banche, perché tante banche stanno comunciando a chiedere ai risparmiatori addiritttura di chiudere i depositi quando ci sono troppi soldi. Ma che sta succedendo? Voi prima cercavate come il pane i depositi dei risparmiatori, adesso invece succede il contrario?”.

Castagna: ma lasciare soldi su conto corrente non conviene molto

Così il numero uno di Banco BPM : “E’ una situazione particolare, in effetti. A me piace incominciare col dire che, sotto il nome banca, ahimé, mettiamo tante, forse troppe, entità. Ci sono le banche che raccolgono per investire in prodotti di finanza, in fondi pensione, in fondi di investimento; ci sono banche che invece fanno le banche d’affari, e quindi magari non raccolgono nemmeno, raccolgono per portare magari le aziende in Borsa; e ci sono banche invece, quelle cosiddette commerciali, come quella che mi trovo a dirigere io, che invece sono banche che hanno sempre fatto della raccolta e del finanziamento ai privati e alle imprese la loro fonte di sostentamento principale”.
In quest’ultimo caso, ha ricordato l’AD Castagna, si parla di “intermediazione finanziaria: raccogliamo soldi dal risparmio degli italiani e lo prestiamo o alle stesse persone che magari comprano il mutuo o che cambiano la macchina o alle imprese che realizzano i loro progetti imprenditoriali”.
Ora, “su tutte e due le cose la banca era abituata fino a qualche anno fa a guadagnare qualcosina, e questo qualcosina si chiamava lo spread. Oggi questo spread sulla raccolta non esiste più, perchè il denaro costa sotto zero: questo vuol dire che teoricamente le banche possono raccogliere a -0,50, oggi addirittura a -0,60, che è il costo effettivo del denaro che va sotto il nome di Euribor, dovendo invece remunerare i conti correnti almeno a zero, perchè non possiamo remunerare a un tasso negativo”.
Il che significa che, “per le banche che fanno come loro attività principale quello di investire in fondi , quindi fare quello che si dice asset management, ovvero per le banche che comprano fondi per conto della clientela, è evidente che questa raccolta diventa troppo costosa”.
Diverso il caso di Banco BPM:
“Banche che come la nostra, invece, che impiegano, dunque finanziano le imprese e le famiglie hanno un po’ di possibilità in più nel continuare a gestire questa situazione, quindi non arrivano a queste forme così esasperate di dire: ‘o ci fate investire o investite in qualche fondo o vi chiudiamo i conti correnti’. Però è un tema che oggettivamente c’è – ha fatto notare Castagna –  è un tema che bisogna affrontare. Le norme italiane non consentono di pagare i privati tassi negativi sul conto corrente quindi dovremo continuare a pagare zero, quindi le banche si stanno attrezzando per far costare un po’ di più i servizi di conto corrente, in modo da rifarsi di quella perdita di margine di interesse che perdono sulla raccolta”.
Insomma, “le banche hanno deciso in questo caso di perderci anche sugli impieghi, purché il differenziale tra l’Euribor -0,60 e quello che il cliente ti pagava, -0,20 magari, dunque un tasso negativo, ma magari migliore di quello a -0,60, desse un po’ di vantaggio economico. E’ chiaro che questo per me è un moral hazard quindi tu istighi le persone a indebitarsi riconoscendogli un margine di interesse. E ovvio che a mio avviso non si va da nessuna parte con queste strategie”.
Il punto è che “quando i tassi globali di mercato sono negativi e quando si vuole cercare attraverso tassi bassi di far crescere l’inflazione – sappiamo tutti che uno degli obiettivi della Bce ma di tutte le banche centrali è quello di tenere sotto controllo l’inflazione – è ovvio che si tende a tenere i tassi bassi”.
Cosa fare in questa situazione:
“intanto oggettivamente lasciare i soldi sul conto corrente non conviene molto, perché è vero che le banche ci perdono, ma il risparmiatore non ci guadagna, perché comunque prende zero e rischia semplicemente con il tempo di vedere depapeurato il potere di acquisto, sebbene ci sia oggi un’inflazione molto bassa, ma comunque superiore allo zero”.
Ma oggi c’è  una possibilità che può vedere nei prossimi mesi una grande ripartenza dell’economia. In questi giorni siamo tutti in attesa di vedere l’ufficialità del nostro Recovery Fund di Mario Draghi, è evidente che sono già uscite molte indiscrezioni, ci saranno 220 miliardi da mettere al lavoro, questo significa immessi nell’economia soltanto dal pubblico. Anche i privati evidentemente metteranno soldi nell’economia, e questo significa iniziare a far girare i motori, perché la Borsa può ricominciare a ricrescere, gli investimenti ricomunciare a portare frutti a chi investe, per cui oggettivamente è un momento quasi magico per poter riflettere, enza fare nessun azzardo, a ricominciare a investire anche nell’economia”.

N26: banca tedesca prima in Italia a lanciare tasso negativo privati

L’argomento della raffica di rincari in arrivo è stato affrontato anche dal Corriere della Sera, in un articolo firmato da Pieremilio Gadda, nell’inserto L’Economia: “Conti, pagheremo così i tassi negativi”.
“Preparatevi alle penali sulla liquidità paercheggiata sopra una certa soglia. L’hanno già deciso cinque istituti di credito su 12 nel nostro sondaggio: UniCredit, Bnp, Mps e Bpm per le imprese, N26 per i privati”.
Ecco quanto è emerso da un’indagine realizzata dall’Economia del Corriere della Sera su un campione rappresentativo di 12 banche italiane:
Dal 1° marzo UniCredit trattiene lo 0,5% ai nuovi clienti – riguarda solo le imprese – che tengono ferma sul conto una liquidità superiore a 100.000 euro.
Il 25 marzo Mps ha fissato un’aliquota analoga sui conti delle aziende, per depositi infruttiferi da un milione di euro in su.
La mobile bank tedesca N26 è stata la prima in Italia a introdurre un tasso negativo dello 0,5% per i privati, sopra i 50.000 euro. (un annuncio in realtà di già qualche mese fa)
A luglio, toccherà al Banco BPM: andrà a colpire la liquidità delle imprese sopra i 100.000 euro.
Bnl, a sua volta, ha introdotto nuove spese forfettarie per la gestione della liquidità, pari a 400 euro ogni 100.000 euro di giacenza liquida media, fino a un massimo di 4.000 euro per ogni milione cash.
C’è anche poi Fineco- per l’appunto – con una lettera inviata il 18 marzo ai suoi clienti, ha annunciato l’intenzione di chiudere i conti dei clienti che nei tre mesi precedenti hanno registrato un saldo medio di liquidità superiore a 100.000 euro, in assenza di finanziamenti o investimenti di qualsiasi natura.
Nello stesso articolo sono state menzionate anche le eccezioni: “Intesa SanPaolo, Widiba, Ing, CheBanca!, Banca Sella e Poste Italiane, ad esempio, non sono intervenute sulle giacenze”.
Ma “resta il fatto che, da qui in avanti, molti correntisti dovranno prestare più attenzione a non eccedere nella liquidità depositata sul conto.”