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Risiko banche: per ora niente Promessi Sposi Mediolanum-Mediobanca. Focus su Carige e a chi è entrato in data room (entusiasmo non pervenuto)

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Banche italiane, europee, americane, globali, in grande fermento in un momento di annunci vari delle banche centrali e di continue speculazioni, soprattutto nel caso degli istituti del made in Italy, su eventuali mosse di risiko bancario, operazioni varie di M&A, insomma fusioni e acquisizioni. Una precisazione a tal proposito è arrivata oggi, dalle pagine di Mf-Milano Finanza, dall’ad di Banca Mediolanum Massimo Doris che, oltre a illustrare la crescita boom della raccolta – la banca ha tagliato il traguardo dei 100 miliardi di euro di masse – si è espresso anche sul report di Citi, che ha identificato I Promessi Sposi Renzo e Lucia in Banca Mediolanum e Mediobanca.

Alla domanda sulla possibilità di un matrimonio, se un deal del genere sia davvero possibile, Doris ha risposto con le seguenti parole:

“Per le banche reti come noi non ci sono i problemi di redditività di cui soffrono le banche commerciali, quindi non abbiamo necessità di aggregarci. Mediolanum e Mediobanca sono complementari, l’unione avrebbe senso da un punto di vista teorico. Ma non ne vediamo la necessità: siamo in salute, stiamo crescendo e siamo redditizi”.

Insomma, una fusione, al momento, non serve.

Oggi i titoli bancari sono sotto pressione, zavorrati da diversi catalyst negativi, tra cui l’affievolirsi delle speranze di un contesto di tassi di interesse più alti che potrebbero dare una sferzata alle reedditività delle banche soprattutto tradizionali, dopo un lungo periodo di tassi attorno allo zero, o addirittura tassi negativi. A Piazza Affari occhio al tonfo di Banco BPM.

Dagli Stati Uniti un segnale di alert arriva dai tassi sui Treasuries Usa che, nonostante i segnali comunque hawkish trapelati dalle minute della Federal Reserve, sono scesi anche sotto l’1,3%, al minimo dal febbraio.

Altro che reflation trade, qualcuno parla anche di Ticking bond.

L’attesa è inoltre per la rivoluzione della Bce, che potrebbe annunciare la decisione di tollerare un tasso di inflazione anche superiore al 2%, se necessario. Focus a tal proposito sul trend dello spread BTP-Bund a 10 anni.

Il target ufficiale del tasso di inflazione dell’area euro, finora ufficialmente “al di sotto, ma vicino al 2%”, dovrebbe essere alzato secondo le indiscrezioni al 2%, con la possibilità, per l’appunto, di superarlo.

E questo non farebbe altro che confermare la politica ultra-accomodante di Christine Lagarde & Co.

Banche italiane, rumor: Banco BPM e Credem in data room Carige

Tornando al risiko bancario, oggi il Messaggero parla di altri dossier, riferendosi al “sasso nello stagno lanciato da Ignazio Visco“, numero uno di Bankitalia, in occasione dell’assemblea annuale dell’Abi, laddove ha affermato che “siamo impegnati nelle possibili soluzioni di casi di crisi di alcuni intermediari medio-grandi”.

Il riferimento ovviamente è a Mps e Carige.

Nella data room della banca genovese, viene segnalato – che vede come regista Deutsche Bank, advisor del Fondo Interbancario di tutela dei depositi, che si appresta per l’appunto a vendere la sua partecipazione in Carige pari all’80% – sono entrati Banco BPM e Credem.

“Per metà luglio sono attese le offerte non binding, ma allo stato da parte dei due competitor c’è molta freddezza“. Tra l’altro la stessa Bankitalia “ha un filo diretto con i pretendenti ed è consapevole che non c’è grande entusiasmo”.

Il nodo, viene spiegato, sono le società prodotto, praticamente “la convenienza a realizzare l’acquisizione in termini di sinergie”. Viene ricordato che Carige “ha in piedi contratti su alcuni business: nelle polizze di Amissima con Apollo, nel credito al consumo di Creditis con Chenavari e poi nel risparmio gestito di Arca, controllata da Bper e Pop Sondrio”.

Ora, il Messaggero ricorda che sia Banco BPM che Credem hanno proprie società prodotto.

Il punto è che, affinché si creino sinergie, le due banche dovrebbero disdettare questi contratti con un onere notevole.

Su Mps il dossier è al momento ingessato, tra il silenzio del governo Draghi, la freddezza evidente sia di UniCredit di Andrea Orcel che di Banco BPM di Giuseppe Castagna.

Piuttosto, nelle ultime ore è tornata l’ipotesi di un’Opa di UniCredit su Banco BPM.

Insomma, tanti rumor e pochi annunci ufficiali. E per le banche non finisce neanche qui.

Oliver Wyman: banche europee si giocano 25% ricavi su ripresa post Covid

Occhio al comunicato stampa in cui Oliver Wyman annuncia la pubblicazione del suo European Banking Report, intitolato “Ready To Lead: How Banks Can Drive the European Recovery”.

In questo report, Oliver Wyman fa un’analisi sulla situazione finanziaria delle banche europee e su come queste abbiano tutti i requisiti per guidare la ripresa nell’era post Covid, ma devono prima riuscire a superare alcune sfide che si troveranno davanti Tra i dati più rilevanti contenuti nel report, emergono:

  • La riuscita o meno sul superamento della crisi dovuta al Covid, determinerà fino al 25% dei ricavi delle banche
  • Il CET1 ratio è salito al 15,4%; nel 2019 era al 14,4%
  • Nel 2020 si stimavano perdite per 200 miliardi di euro nel settore bancario; in realtà attualmente ammontano a 110 miliardi
  • Il 30% degli istituti bancari hanno rilasciato gli accantonamenti, in media il 12% ognuna

Colpisce il fatto che le banche si giocano praticamente il 25% dei ricavi sulla ripresa post Covid.

In dettaglio:

“Dopo aver resistito a un crollo del Pil tra i più drastici della storia, il settore bancario si gioca fino al 25% dei suoi ricavi (160 miliardi di euro), mentre si prepara a contribuire al superamento delle nuove sfide portate dalla pandemia. Il sistema bancario si trova in una posizione ottimale per poter svolgere un ruolo di primo piano nella ripresa economica europea, grazie ai robusti margini sul capitale, in gran parte dovuti agli accantonamenti sui crediti inferiori alle attese, e ai dividendi bloccati. Il CET1 ratio medio del settore, ovvero il rapporto tra capitale ordinario versato (Tier 1) e attività ponderate per il rischio, si attesta al 15,4%, in crescita rispetto al 14,4% del 2019; per comprendere meglio il significato di questa misura, si consideri che meno dell’1% del capitale totale risiede in istituti bancari con un CET1 ratio inferiore al 12%. Lo scorso anno, l’opinione più diffusa all’interno di questo comparto era che le perdite annuali sui crediti sarebbero state di circa 200 miliardi di euro tra le banche nel panel della European Banking Authority (EBA), ma, alla fine, le cifre effettive hanno totalizzato 110 miliardi – comunque più del doppio rispetto al 2019. Da allora, il 30% degli istituti bancari hanno rilasciato gli accantonamenti, in media il 12% ognuna.Tuttavia, all’orizzonte si prospettano delle prove ben più difficili da superare, con alcune bolle finanziarie che si stanno gonfiando a causa dell’eccesso di liquidità sui mercati e dei bassi tassi d’interesse uniti a una ‘esuberanza’ speculativa sugli asset digitali, e lo spettro di un ritorno dell’inflazione”.

Ancora, il report sottolinea che “le nazioni che hanno adottato le misure di lockdown più severe e con le economie più esposte hanno visto un crollo dei ricavi dell’11%, mentre il valore degli asset aggiustati al rischio è calato del 5%”.

Rapporto Oliver Wyman: le 5 sfide per le banche europee

Il report mette in risalto cinque sfide che le banche europee devono affrontare se vogliono riprendere un percorso virtuoso:

  1. Prepararsi alla fine delle misure di emergenza;
  2. Supportare la Capital Market Union e il fondo Next Generation dell’Unione Europea.
  3. Finanziare la transizione verso fonti energetiche sostenibili;
  4. Accelerare la transizione digitale dei pagamenti, dei prestiti e degli altri servizi;
  5. Sviluppare le infrastrutture finanziarie di domani, a partire dall’euro digitale.

Matthew Austen, Managing Partner per i Servizi Finanziari in Europa di Oliver Wyman, ha dichiarato:

Le banche europee hanno un’opportunità unica per supportare la ripresa post pandemia e per contribuire a risolvere alcune delle grandi problematiche che l’economia europea deve affrontare. Con un quarto delle proprie entrate in gioco, all’uscita dalla pandemia il sistema bancario dovrà confrontarsi con i policy maker, consolidare il suo ruolo chiave nell’economia e rafforzare la fiducia dei clienti. Altrimenti le banche dovranno affrontare le conseguenze dell’aver deluso le aspettative della società, dei governi e degli azionisti”.

Claudio Torcellan, responsabile dei Servizi Finanziari per Oliver Wyman nel Sud Est Europa, ha aggiunto:

“In Italia, le banche avranno un ruolo chiave nel rilancio dell’economia del Paese. Nell’immediato futuro, da un lato agendo proattivamente per mitigare l’impatto della fine dei meccanismi transitori di supporto all’economia – come le moratorie – che in Italia sono stati rinnovati più a lungo che negli altri paesi europei per il duro impatto del COVID; dall’altro prendendo un ruolo attivo nell’implementazione del Recovery Plan – considerando che l’Italia, oggi il maggiore beneficiario dei fondi comunitari, ha storicamente avuto grandi difficoltà nell’utilizzo di questi fondi -, attraverso la concessione di ulteriore finanza e la facilitazione della trasmissione dei fondi destinati direttamente alle PMI. In un’ottica di più ampio respiro, le banche potranno farsi parte attiva nello sviluppo dei mercati dei capitali in Italia, dove il rapporto tra le società quotate e il Pil è uno dei più bassi d’Europa, anche nel contesto dell’operazione Euronext-Borsa Italiana”.

Da segnalare che “lo European Banking Report di Oliver Wyman ricorre a modelli proprietari per stimare l’andamento economico futuro delle banche, prendendo in considerazione i tassi di default della clientela corporate e retail, gli accantonamenti, gli attivi ponderati per il rischio, i guadagni e altri parametri fondamentali. I risultati ottenuti sono espressi a livello europeo, ma vengono forniti insight anche sull’impatto sugli utili e sui bilanci delle banche dei singoli paesi esaminati: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito”.