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Petrolio, l’AIE abbassa le previsioni sulla domanda nel 2024

12 Aprile 2024 12:30

L’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) ha rivisto al ribasso le previsioni per la crescita della domanda di petrolio nel 2024. L’AIE ha citato alcuni fattori come le consegne nei paesi OCSE “eccezionalmente deboli”, il rimbalzo post-Covid-19 in gran parte già completato secondo l’agenzia e la forte espansione dei veicoli elettrici (EV).

I future sui Brent con consegna a giugno viaggiano in rialzo dell’1% a 90,62 dollari al barile, mentre i futures del West Texas Intermediate (WTI) statunitense con consegna a maggio si aggirano attorno agli 86,07 dollari al barile.

L’AIE vede la domanda di petrolio in calo

Nel suo ultimo report sul mercato petrolifero, l’AIE ha dichiarato di aver rivisto al ribasso le previsioni di crescita della domanda di petrolio per il 2024 di circa 100.000 barili al giorno (bpd) a 1,2 milioni di bpd.

L’agenzia basata a Parigi ha dichiarato di aspettarsi che il ritmo di espansione rallenterà ulteriormente fino a 1,1 milioni di barili al giorno l’anno prossimo “visto che la ripresa post-Covid 19 avrà fatto il suo corso”.

“Stiamo assistendo a un aumento delle vendite di veicoli elettrici, soprattutto in Cina e in Europa, che deprime la domanda di benzina”, ha dichiarato Toril Bosoni, capo della divisione industria petrolifera e mercati dell’IEA, in un intervista alla CNBC. “Si è parlato molto del fatto che le vendite non sarebbero aumentate quanto forse ci si aspettava, ma le vendite di veicoli elettrici e la maggiore efficienza dei consumi nel parco auto stanno riducendo la domanda di benzina, almeno nelle economie avanzate e in particolare in Cina”.

L’impatto delle tensioni nel Medio Oriente

Il report dell’AIE arriva in un contesto di rialzo dei prezzi del petrolio dovuto alle tensioni nel Medio Oriente in particolar modo tra l’Israele e l’Iran. Gli operatori del mercato energetico temono delle interruzioni dell’approvvigionamento dalla regione produttrice di petrolio.

L’Iran, membro dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, ha promesso di rivendicarsi dopo il raid israeliano all’ambasciata iraniana a Damasco in Siria, che ha ucciso 11 persone tra cui anche alcuni militari dell’Iran. L’attacco ha innescato le tensioni in una regione già alle prese con la guerra in corso tra Israele e Hamas. Tensioni che si aggiungono già alla situazione ben complessa nel Mar Rosso ovvero i continui attacchi degli Houthi alle petroliere occidentali che tentano di transitare lo stretto.

“I continui attacchi alle petroliere nel Mar Rosso sono motivo di grande preoccupazione, ma anche l’escalation delle tensioni tra Iran e Israele, e poi vediamo che le tensioni tra Russia e Ucraina continuano, con attacchi alle raffinerie russe”, ha proseguito Bosoni. “Quindi, ci sono diversi punti di tensione nel mercato petrolifero oggi che stiamo osservando molto da vicino e che potrebbero avere impatti importanti.