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Paura inflazione azzanna Draghi Effect, tassi BTP a 10 anni raddoppiati da febbraio. Ma attenti ai Bund dopo outlook Bce su inflazione Germania

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La paura dell’inflazione si mangia l’effetto Draghi: oggi lo spread BTP-Bund non è particolarmente mosso ma, attorno a quota 110, viaggia ben al di sopra dei minimi a 90 testati il 12 febbraio, quando i mercati brindavano al Draghi Effect.
Il tasso decennale è in crescita allo 0,98%, ai massimi dalla metà di settembre, quando a pilotare l’Italia era ancora il governo Conte: il tasso è più che raddoppiato rispetto al minimo storico testato l’11 febbraio allo 0,45%.

Althea Spinozzi, strategist del reddito fisso di Saxo Bank, fa notare come i tassi sui BTP decennali stanno puntando dritti alla soglia dell’1% per la prima volta da settembre.
Ma, anche, che la Bce non darà importanza alla cosa, dal momento che lo spread BTP-Bund viaggia ai minimi dal 2018.
“Il problema – per  la strategist di Saxo – rimane piuttosto l’accelerazione dei rendimenti dei Bund“.
Nel post pubblicato su Twitter, la strategist mette comunque in evidenza il brutto dato relativo alla produzione industriale italiana che, nel mese di marzo, ha fatto peggio delle attese.
A proposito di Bund, un allarme è lanciato anche da Holger Zschaepitz, analista dei mercati per Welt che, nel pubblicare un grafico altrettanto evidente, ha sottolineato come la paura dell’inflazione stia crescendo in Germania, dopo che Isabel Schnabel, esponente del Consiglio direttivo della Bce, ha riferito nel corso di una intervista rilasciata all’emittente tedesce RTL/NTV di ritenere che l’inflazione tedesca potrebbe balzare oltre il 3% quest’anno.
Immediato il boom dei tassi breakeven tedeschi a 10 anni schizzati all’1,42%, al record dal 2018.
Le rassicurazioni di Schnabel sul fatto che la Bce chiuderà un occhio di fronte a un tale balzo dell’inflazione non sono servite a calmare i nervi dei trader.
I tassi sui Bund decennali sono saliti fino a -0,192%, al record in quasi una settimana.
“Stiamo assistendo a fluttuazioni molto pronunciate nell’inflazione, che sono emerse a causa della pandemia (Covid) – ha detto l’esponente della Bce -La nostra strategia di politica monetaria guarda al medio termine, e questo significa che guarderemo oltre queste fluttuazioni di breve termine”.
La Bce rimane insomma accomodante nella sua politica monetaria e, così sembra almeno per ora, non ha alcuna intenzione di ritirare gli stimoli anti-Covid che ha lanciato, e che hanno preso forma soprattutto nel piano PEPP, noto anche come QE pandemico.
Nelle ultime ore è stato lo stesso governatore della Banca di Francia e altro esponente del board della Bce, Francois Villeroy de Galhau, a bollare come frutto di “pura speculazione” quei rumor secondo cui la banca centrale guidata da Christine Lagarde starebbe valutando l’opzione di ridurre gli acquisti dei bond, prima della scadenza del PEPP nel marzo del 2022.

Spettro inflazione gela i mercati, tassi Bund ancora più alti?

Fatto sta che è stato l’intero azionario globale, nelle ultime ore, a scontare lo spettro dell’inflazione, che ha innescato un sell off sui titoli tecnologici, ma anche sui Bitcoin e le altre criptovalute. Spettro dell’inflazione che oggi si è fatto più reale con i dati arrivati dalla Cina, in particolare con la notizia del boom riportato dall’indice dei prezzi alla produzione.
Il dato non ha fatto altro che confermare il crescente impatto che il rally delle commodities continua ad avere nella vita reale delle aziende e delle persone.
Dalla borsa di Tokyo che è scivolata di oltre -3% ai cali di Piazza Affari e delle borse europee, fino alla nuova ennesima caduta del Nasdaq, il market mover è sempre quello: la paura di un’impennata dei prezzi che costringa le banche centrali a intervenire. Il cosiddetto “taper tantrum”: non l’habitat ideale per il reddito fisso.
Ritornando al Bund Antoine Bouvet, strategist senior dei tassi di ING, ha confermato che gli analisti concordano sul rischio di “tassi più alti per i Bund, e noi concordiamo”. Ma non sono certo soltanto i Bund in pericolo.
“Visibile è il nervosismo sui mercati dei debiti della periferia (dell’Eurozona) che la Bce rallenti gli acquisti (di asset). E siamo sorpresi che il mercato non abbia ancora scontato questo scenario”, ha detto Bouvet.
D’altronde, con le vaccinazioni che proseguono in tutto il mondo, era ovvio che le prospettive sulla crescita delle economie migliorassero, e con esse anche l’outlook sull’inflazione.
Detto questo, sia la Bce che la Federal Reserve continuano a insistere sul fatto che il rialzo delle pressioni inflazionistiche sarà solo temporaneo, mettendo in evidenza come le componenti core dell’inflazione siano ampiamente sotto controllo. Ma investitori, aziende e consumatori, guardano invece al trend dei prezzi al consumo, e alla produzione, che si sta rafforzando, anche e soprattutto sulla scia del boom delle commodities come petrolio, rame, minerale di ferro (leggi consiglio di Goldman Sachs). E c’è chi, come il ceo e fondatore di Berkshire Hathaway, Warren Buffett, sicuramente non uno qualunque, che sottolinea come la crescita dell’economia sia rovente. E come l’inflazione sia significativa.