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Oggi verdetto Ue su Italia, XX settembre esulta. Ma già si parla di rischio manovra correttiva

Il monito dell’ex ministro Padoan: “La verità è che personaggi come Giorgetti, Garavaglia, Buffagni sono avvertiti dei rischi che corriamo. Anche loro sono consapevoli che mancano tre miliardi all’appello”.

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Via XX settembre festeggia già, parlando di un accordo sulla manovra M5S-Lega che avrebbe ricevuto l’approvazione di Bruxelles. Palazzo Chigi frena l’entusiasmo di Giovanni Tria & Co, in attesa dell’annuncio ufficiale di Bruxelles, atteso per la giornata di oggi mercoledì 19 dicembre.

“Fino all’ultimo serve prudenza”, dicono da Palazzo Chigi, dove l’irritazione per Tria e i festeggiamenti anticipati è malcelata. L’agenzia di stampa Ansa fa notare, d’altronde, che una delle condizioni “essenziali” del governo giallo-verde per un esito positivo è la “riservatezza” nella trattativa.

“Una trattativa che ha un passaggio fondamentale tutto interno alla Commissione Ue proprio tra colombe e Falchi, i più morbidi, come Moscovici e Dombrovskis, e i duri e puri dei paesi del Nord. Perciò il premier sarebbe molto irritato dall‘uscita “assai maldestra” del ministro: il timore, spiegano dal governo, è che i falchi Ue blocchino Juncker e l’intesa informale salti”.

Tria, sempre secondo le fonti, alla fine si adegua. Via XX settembre precisa così che l’accordo è “solo informale” e che “verrà ufficializzato solo domani (oggi per chi legge) dopo il via libera di Bruxelles”.

E’ verso la fine della giornata di ieri, che anche Palazzo Chigi sembra guardare con ottimismo all’annuncio che arriverà oggi, che dovrebbe sostanziarsi in quel messaggio su cui il governo Conte ha puntato: l’Italia riuscirà a sventare la procedura di infrazione Ue.

In ogni caso, si sa che la lettera di Conte-Tria a Bruxelles è partita in tarda serata. Si tratta di una missiva che contiene gli impegni formali dell’Italia nei confronti di Bruxelles volti a evitare la procedura.

Tra questi, il nuovo target sul deficit-Pil al 2,04%, dal 2,4% precedente.

Oggi si conosceranno anche gli impegni sul fronte cruciale del deficit strutturale. 

A questo punto, alta è la trepidazione per l’annuncio che arriverà dal collegio dei commissari europei, che si riunirà stamattina sotto la guida di Jean-Claude Juncker.

Intanto nell’articolo che porta la firma di Augusto Minzolini, il Giornale rivela il retroscena che vede protagonista il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, riportando le sue dichiarazioni «Alla fine chiuderemo perché a nessuno conviene rompere. Poi ognuno lo interpreterà a suo modo… All’italiana».

Praticamente, scrive Minzolini, “si spera nelle valutazioni politiche, nella voglia di tutti i contendenti di non farsi male che potrebbe portare ad un rinvio con il rischio che la Ue ci imponga una manovra correttiva tra qualche mese, o magari nel senso di opportunità (…) di una Commissione europea già alle prese con la Brexit e con la rivolta dei gilet gialli in Francia. Solo che di speranza si può morire, specie quando i numeri non tornano. E su questo nessuno ha grossi dubbi. Non per nulla, alla stessa ora, il ragioniere dello Stato, Daniele Franco, offre ad un amico questa fotografia della situazione: «Il governo resta fermo su un rapporto deficit-Pil al 2,04%, ma la Ue non si fida».

Ancora Il Giornale:

“Ormai Salvini e Di Maio si sono innamorati di quel 2,04%, corredato da ciò che resta del reddito di cittadinanza e di quota 100 sulle pensioni, e non sentono ragioni. Magari per una ragione di marketing o perché quel 2,04% pronunciato da chi subisce la zeppola o il birignao può sembrare un 2,4%. «Una trovata geniale», si esalta da giorni il portavoce di Palazzo Chigi, Rocco Casalino, che ne rivendica il copyright.

Il quotidiano riporta anche l’incontro tra il sottosegretario grillino Stefano Buffagni e l’ex ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. Che dice: “La verità è che personaggi come Giorgetti, Garavaglia, Buffagni sono avvertiti dei rischi che corriamo. Anche loro sono consapevoli che mancano tre miliardi all’appello. Ma i capi politici da questo orecchio non ci sentono, non vogliono fare un passo indietro. Addirittura preferiscono che la Commissione ritorni sull’argomento a gennaio, con il rischio di una manovra correttiva in corsa. Sono stati presi da un delirio di onnipotenza, dalla sindrome del balcone, che in questo Paese in passato ha già provocato tanti guai”.