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New Normal dividendi banche in tempi di Covid? Bce toglierà veto, ma con tagli imponenti. Doccia fredda per azionisti Intesa?

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Un sì alle banche e alle società finanziarie, affinché tornino a erogare i dividendi ai loro azionisti, a partire dall’anno prossimo. Ma un sì condizionato, con un probabile tetto massimo all’ammontare stesso delle cedole. Potrebbe essere questa la decisione delle autorità europee, il cui annuncio è atteso per la giornata di domani martedì 15 dicembre, sui dividendi del settore, bloccati lo scorso marzo.

Gli azionisti di Intesa SanPaolo avevano scommesso su una doppia razione di dividendi. Si teme delusione, con arrivo decisione sulle cedole: tetto massimo?
Italian bank Intesa Sanpaolo Chief Executive Officer (CEO) Carlo Messina gestures during a press conference after the presentation of the 2017 results and a new business plan on February 6, 2018 in Milan. (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP) (Photo by MARCO BERTORELLO/AFP via Getty Images)

Come riporta il Financial Times, “lo scenario più probabile è di permettere ad alcune istituzioni di pagare i dividendi, ma soltanto a certe condizioni che, probabilmente, saranno più restrittive rispetto a quelle imposte dalla Bank of England”.
Il riferimento è a quanto ha deciso giovedì scorso l’autorità di regolamentazione britìannica PRA (Prudential Regulation Authority), che ha stabilito che gli istituti del Regno Unito potranno tornare a distribuire i dividendi, e che ha affermato di ritenere che le banche versino in una condizione solida, tale da poter affrontare una crisi economica anche più grave di quanto atteso.
Anche la Bank of England aveva intimato alle banche lo stop alle cedole durante la primavera, al fine di incentivare le banche a preservare capitale per erogarli non agli shareholders ma all’economia reale, con prestiti alle famiglie e alle imprese in crisi di liquidità a causa degli effetti del Covid sulle loro finanze.
Il risultato è stata la cancellazione di dividendi per un valore di 7,5 miliardi di sterline.
Lo scongelamento è finalmente arrivato nel Regno Unito giovedì scorso, ma con l’imposizione di un tetto massimo: i dividendi dovranno avere un valore massimo rappresentato dal 25% degli utili conseguiti nel 2019 e 2020 in via cumulativa, esclusi i pagamenti dei dividendi precedentemente effettuati, o pari allo 0,2% del valore dei loro asset più rischiosi.
La PRA ha anche comunicato di prevedere che le banche “adottino un elevato grado di cautela e prudenza nel determinare l’ammontare di qualsiasi bonus in cash allo staff senior, vista l’incertezza dell’outlook e la necessità che le banche dispieghino capitali per sostenere l’economia”.
La decisione della Vigilanza bancaria della Bce è attesa per la giornata di domani, e tre fonti vicine al dossier hanno rivelato al Financial Times che le condizioni e i limiti che saranno annunciati da Francoforte saranno più severi rispetto a quelli stabiliti dalla Bank of England.
Le reazioni non si sono fatte attendere: sono mesi che i bankers dell’Eurozona chiedono alla banca centrale di reintrodurre l’autorizzazione al pagamento degli azionisti. Proprio la dieta inflitta agli azionisti ha allontanato, d’altronde, gli investitori dai titoli rispettivi.
“Credo che (le autorità) guardino alle banche come a un settore privilegiato, quando è chiaro che è vero il contrario, se si guarda ai prezzi dei titoli – ha commentato il presidente di una banca, aggiungendo di ritenere che le autorità stiano adottando un approccio “ideologico” alla questione. E di fatto, il sottoindice delle banche dell’area euro Eurostoxx è precipitato quest’anno del 22%, sottoperformando il mercato.
La Bce non ha rilasciato ancora alcun commento, ma gli analisti di Citigroup hanno fatto notare che le banche dell’Eurozona dispongono di cuscinetti di capitali superiori ai minimi stabiliti dalle autorità, come nel caso della belga KBC e della finlandese Nordea.
Si spera dunque in una maggiore clemenza da parte delle autorità che si esprimeranno domani che, nello specifico, saranno il board di supervisione della Bce presieduto da Andrea Enria e dal Board sul rischio sistemico (ESRB) capitanato dalla presidente della Bce, Christine Lagarde.
I board annunceranno raccomandazioni separate nella giornata di domani. L’FT rivela che alcuni esponenti del board di supervisione della Bce sono rimasti irritati dalla decisione dell’ESRB – che vigila sul sistema finanziario dell’Unione europea nel complesso e non solo di quello dell’Eurozona – , che lo scorso luglio ha esteso lo stop alle cedole fino alla fine dell’anno.

Bce più severa di Fed e BoE: si rischia fuga da banche Eurozona?

In realtà, nella giornata di domani, sarà la Vigilanza della Bce a riunirsi per prima. Tuttavia, la sua decisione potrebbe essere annunciata dopo quella dell’ESRB anche stavolta, in quanto dovrà essere autorizzata dal Consiglio direttivo della Bce, nell’ambito della procedura di non obiezione. Detto questo, i funzionari interpellati hanno sottolineato che stavolta le decisioni dovrebbero essere condivise dai diversi esponenti e che, di conseguenza, è improbabile che non combacino.
Questa situazione non scatenerebbe  il rischio di un fuggi fuggi dalle banche dell’Eurozona a favore di quelle UK e ancora di più Usa, dove la Federal Reserve non è stata mai così severa con le cedole delle banche, come la Bce e la Bank of England. Alimentando, così facendo, il dibattito opposto
In ogni caso, già il fatto che la Bce abbia deciso almeno di non estendere il divieto per altri sei mesi è, di per sé, un fattore positivo. Ma nessuna decisione è stata ancora presa e, a essere note, sono al momento solo alcune indiscrezioni.
Sta di fatto che tra le banche italiane, in caso anche di via libera selettivo, UniCredit e Intesa SanPaolo sarebbero le meglio posizionate a ricevere l’ok allo scongelamento delle cedole; allo stesso tempo, se davvero le autorità decidessero di fissare un tetto massimo, come pronosticato dagli analisti di Credit Suisse, gli azionisti di Intesa SanPaolo, che già stavano pregustando una doppia razione di cedole, potrebbero rimanere delusi, e non di poco: in aggiunta alla prevista distribuzione di dividendi cash da utile netto del 2020, l’istituto guidato da Carlo Messina aveva espresso infatti l’intenzione di chiedere alla Bce l’approvazione per una distribuzione cash da riserve nel 2021 alla luce dell’utile netto 2019 allocato a riserve nel 2020.
Intesa aveva confermato un pay-out ratio del 75% dell’utile per il 2020 e del 70% per quello 2021. La doccia fredda sarebbe totale se la Bce consentisse alle banche di erogare dividendi per un ammontare compreso tra appena il 15% e il 25% degli utili.