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Mps, scripta manent. Senza assist UniCredit o altri spettro doppio: ricapitalizzazione Tesoro bis e ristrutturazione stile Alitalia

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Cercasi disperatamente partner per rinviare l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro. Che sia UniCredit – che non ne avrebbe affatto voglia, come rimarcato più volte – o Banco BPM – idem – Mps non si arrende e insiste sulla ‘soluzione strutturale’, a cui ha detto più volte di voler dare la priorità.

Mps rischia nuova ricapitalizzazione precauzionale da parte del Tesoro, dopo quella di 5,4 miliardi del 2017?La vicenda della banca senese sta diventando quasi donchisciottesca, ma forse davvero qualche novità sulla storia infinita arriverà nelle prossime ore: oggi è infatti la giornata in cui si riunisce il cda dell’istituto. Una riunione ordinaria, da cui si spera possa emergere, magari, qualche decisione straordinaria.

Fabrizio Massaro del Corriere della Sera illustra alcuni scenari possibili, mettendo in evidenza comunque la determinazione del Tesoro- che, a seguito della ricapitalizzazione precauzionale del 2017, detiene il 64% del capitale della banca senese – a trovare uno sposo per l’istituto.

Il problema è che la banca è a corto di capitale e che, tra meno di un mese, la Bce pubblicherà i risultati degli stress test, che molto probabilmente confermeranno il Monte di Stato al “fondo della classifica europea”.

Viene segnalato come, dai dati che sono stati diramati dallo stesso istituto, risulta – scrive il Corriere – che “Mps avrà a fine anno una carenza di capitale ‘inferiore’ al miliardo di euro. Per questo necessita di un aumento di capitale da 2,5 miliardi entro aprile 2022”.

Non per niente, proprio su questa esigenza di ricapitalizzazione, la Bce si è mossa giorni fa inviando una lettera a Mps con una richiesta di chiarimenti. Monte dei Paschi ha risposto, indicando un’ipotesi di tempistica dettagliata che prevede’ l’emissione delle nuove azioni entro marzo/aprile 2022″.

Il titolo oggi segna un rialzo di mezzo percentuale circa, a fronte del trend negativo delle banche UniCredit, Banco BPM, Mediobanca e Bper.

Mps: verso la conferma di un destino da Alitalia del credito?

Verba volant, scripta manent, si dice. E’ dunque bene che Mps, se vuole trovare un acquirente, si sbrighi, visto che ha parlato di aumento di capitale entro aprile 2022: anche perchè, scrive Fabrizio Massaro, in assenza di un acquirente – e finora, situazione a dir poco imbarazzante anche per il governo Draghi, di potenziali acquirenti non si vede neanche l’ombra – il Tesoro dovrebbe “aprire una trattativa con l’Europa”, e la “Bce potrebbe chiedere un aumento più accelerato”. Il punto, tuttavia, è che il Mef “non può sottoscrivere (un aumento di capitale) se non con un privato”.

Di conseguenza, emerge la possibilità di una ricapitalizzazione precauzionale bis, una “‘nuova ricapitalizzazione precauzionale’ legata all’esito dello stress test”. Il che implicherebbe “un burden sharing” e negoziati con Bruxelles che potrebbe a sua volta “richiedere un piano di ristrutturazione più severo, stile Alitalia”.

E così si torna alla definizione che molti analisti trovano inevitabile fare: Mps Alitalia del credito.

Continua nel frattempo la girandola di indiscrezioni: qualcuno ha sfoderato negli ultimi giorni dalla cartella pesante dei rumor anche la possibilità di un nuovo maxi regalo di stato per convincere l’AD di UniCredit Andrea Orcel a dire finalmente sì alle nozze con Mps, dopo alla mancata dote fiscale più ricca nel Decreto sostegno bis:

è saltata infatti nella versione finale del decreto l’idea di spostare al primo semestre del 2022 la scadenza per le operazioni M&A da attuare tramite gli incentivi; no anche a una modifica che avrebbe fatto salire la soglia delle DTA convertibili in crediti fiscali dal 2% al 3% del totale degli attivi del soggetto minore coinvolto nella fusione.

Il governo Draghi ci ha magari ripensato? Di certo qualcosa deve succedere, per rendere fattibile la soluzione strutturale prima dell’aumento di capitale: peccato che il Monte si confermi sempre più la banca che nessuno sembra volere, e che al più molti potrebbero volere a pezzi (si è ipotizzato anche lo scenario di una cessione di Widiba a Poste Italiane).