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Mps, accantonamenti in rialzo per rischi legali. Tesoro spinge per aumento capitale fino a 2,5 miliardi, ma M5S frena

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Più che di un’M&A e di qualsiasi operazione di risiko bancario, MPS ha bisogno di capitale. Lo sa benissimo il Tesoro, maggiore azionista della banca dal 2017: come riporta oggi il quotidiano il Messaggero, il Mef starebbe facendo “pressing per un aumento di capitale tra 1,5-2,5 miliardi necessario per ripristinare gli indici patrimoniali, a seguito della scissione di NPL ad Amco e dei nuovi accantonamenti relativi alla sentenza di condanna per falso in bilancio dei vecchi vertici”.

Pressing del Tesoro per un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi
A street seller stands outside a branch of the Monte dei Paschi di Siena bank in downtown Rome on February 09, 2017.
Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (BMPS) is the oldest surviving bank in the world and the third largest Italian commercial and retail bank by total assets. Founded in 1472 by the magistrates of the city state of Siena, as a “mount of piety”, it has been operating ever since. In 1995 the bank, then known as Monte dei Paschi di Siena, was transformed from a statutory corporation to a limited company called Banca Monte dei Paschi di Siena (Banca MPS). Since the end of 2016, the bank is struggling to avoid a collapse. / AFP / FILIPPO MONTEFORTE (Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)

L’obiettivo fa fronte tuttavia al no dei cinque stelle Riccardo Fraccaro e Carla Ruocco, “che spingono per la nazionalizzazione”.
Viene menzionato anche Stefano Buffagni, anch’egli M5S, che “preferirebbe utilizzare i benefici delle Ddta per favorire un’aggregazione, evitando di mettere i soldi pubblici’.
Il titolo ovviamente risente delle indiscrezioni sulla necessità di procedere a una nuova ricapitalizzazione, cedendo a metà giornata circa più del 2,5%.
Così riassume quanto è accaduto nelle ultime ore a Siena Equita SIM:
“La stampa riporta l’indiscrezione in base a cui il Cda starebbe discutendo con il MEF (azionista al 65%) la possibilità di aumento di capitale da 1,5 miliardi. L’operazione si renderebbe necessaria per far fronte a nuovi accantonamenti su rischi legali che si potrebbero rendere necessari in seguito alla classificazione – annunciata ieri dal Cda relativamente alla sentenza di condanna dell’ ex presidente Alessandro Profumo ed ex AD Fabrizio Viola– di una parte di rischi legali da ‘possibili’ a ‘probabile’. In base ai nostri calcoli, post deconsolidamento degli 8 miliardi di NPL, il CET1 fully phased di Monte Paschi di Siena scenderebbe a 9,7% con un buffer vs lo SREP di 82 punti base (330 punti base vs CET1 phased-in).”.
“Ad oggi – si legge ancora – l’ammontare dei rischi legali che grava sulla banca (richieste stragiudiziali e controversie) ammonta a 10 miliardi di euro, a fronte dei quali sono stati effettuati accantonamenti per 800 milioni. I rischi riguardano: – 1,9 miliardi relativamente ai bilanci 2008-2015, componente company specific;- 3,8 miliardi di richieste stragiudiziali ricevute dalla Fondazione MPS, di cui 3,6 miliardi ritenute a rischi di soccombenza probabile; – 4,3 miliardi, a fronte di rischi sector-specific (revocatorie, ecc)”.
“Nei giorni scorsi – proseguono gli analisti di Equita – i quotidiani riportavano (v. IlSole24Ore) la necessità di 5-700 milioni di nuovi accantonamenti, cifra che secondo noi consentirebbe di coprire i rischi company specific relativamente ai procedimenti legati sui bilanci 2008-15 al 50% e il totale dei rischi legali al 16% (vs una media di sistema al 9%). Un aumento di capitale da 1,5 miliardi consentirebbe di riportare il buffer CET1 fully phased vs lo SREP a 265 punti base con un CET1 di 11,2%. L’operazione potrebbe essere realizzata senza burden sharing visto che è in vigore – fino a settembre 2021 – il temporary framework sugli aiuti di Stato: il MEF ha inoltre già stanziato con un decreto 1,5 miliardi di risorse per sottoscrivere, come richiesto dalla Bce, ‘strumenti di capitale a condizioni di mercato’. Il deal potrebbe quindi essere realizzato attraverso una ricapitalizzazione plain-vanilla sul mercato nella quale il MEF sottoscrive la sua quotaparte e l’eventuale inoptato. E’ scontato che, vista l’entità dell’eventuale aumento rispetto alla capitalizzazione di mercato attuale del titolo (1,2 miliardi), si crea un notevole overhang sui prezzi di mercato: l’operazione potrebbe essere realizzata entro il primo trimestre del 2021, allontanando – nel breve periodo – eventuali opzioni di M&A (vedi Unicredit)”.
Da segnalare che il cda di ieri non ha fornito numeri sugli accantonamenti effettuati, precisando nella nota che la decisione è stata presa coerentemente con quanto già fatto in passato. L’impressione è che comunque non solo l’uscita dello Stato dal capitale, in assenza di pretendenti, potrà slittare a oltre la fine del 2021 ma, anche, che i problemi di capitale della banca, siano ben lungi dall’essere stati risolti. Del ritorno dell’ipotesi di aumento di capitale parla anche il Sole 24 Ore:
“Secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore – si legge nell’edizione odierna del quotidiano finanziario -si tratterebbe di qualche centinaio di milioni e alcuni documenti possono aiutare a capire l’ampiezza della misura decisa dal consiglio presieduto da Patrizia Grieco che sul tema dei contenziosi ha deciso di muoversi con approccio diverso rispetto al board che lo ha preceduto e già nella semestrale aveva indicato un accantonamento di 317 milioni. Il Monte dei Paschi al 30 giugno aveva classificato come rischio probabile un petitum pari a 6.569 milioni e la copertura era di 931 milioni, 14% del petitum, secondo i numeri contenuti nella relazione fatta alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche in occasione dell’audizione dell’ad Guido Bastianini, ascoltato il mese scorso. La banca nella fotografia scattata nella semestrale aveva poi altri contenziosi con rischio possibile per 2.246 milioni e con rischio remoto per 1.413 milioni per un totale, appunto, di poco superiore ai 10 miliardi”.