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MES, crisi governo in estate? Conte resisterà ma la minaccia è ‘il suo ego’. A settembre momento verità con test elezioni

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Un gioco di parole che riflette le recenti indiscrezioni e il titolo di una famoso brano degli U2 per spiegare la situazione politica sempre più intricata dall’Italia: “Italy: Con-Te (With You) or Without?”. Tradotto: “Italia: Con-te (con te) o senza di te?”. Il gioco di parole si spiega con i rumor secondo cui il presidente del Consiglio avrebbe registrato un nuovo partito battezzandolo “Con Te”. Il titolo è quello di una nota scritta da Wolfango Piccoli della società di consulenza Teneo.

Questa estate una nuova crisi di governo? I timori di Luigi Di Maio e il rischio Conte
(COMBO) This combination of pictures created on September 05, 2019 shows (Clockwise From Top L) Italy’s Foreign Minister Luigi Di Maio, Italy’s Prime Minister Giuseppe Conte, Italy’s Interior Minister Luciana Lamorgese, Italy’s Secretary of the Council of Ministers Riccardo Fraccaro, Italy’s Finance and Economy Minister Roberto Gualtieri and Italy’s Defence Minister Lorenzo Guerini in Rome on September 5, 2019. – Prime Minister Giuseppe Conte on September 4 unveiled Italy’s new government, a coalition of the anti-establishment Five Star Movement (M5S) and centre-left Democratic Party (PD). Conte, who remains at the helm after 14 months at the head of the outgoing populist government, presented 21 new ministers to be sworn in on September 5. (Photos by Filippo MONTEFORTE and Andreas SOLARO / AFP) (Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE,ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

A dispetto delle ambizioni del centro destra – Matteo Salvini e Giorgia Meloni in primis – secondo Teneo “il rischio di elezioni anticipate nel secondo semestre rimane molto basso, se non vicino allo zero. Nonostante questo, il contesto politico previsto per il resto dell’anno dovrebbe farsi più instabile, addensando ulteriori nubi sulle prospettive economiche del paese. A prevalere saranno l’inerzia politica e  iniziative mal concepite, lanciate allo scopo di riguadagnare la popolarità” (dei vari partiti).
La conseguenza sarà che “il governo M5S-PD sarà distratto da un intenso ciclo elettorale, dalla necessità di stilare una nuova legge di bilancio e da possibili tensioni sociali”. I rischi, per Conte? “Il proprio ego e mettersi in rotta di collisione con il M5S”.

Rinchiuso in questi giorni – a parte qualche veloce informativa al Parlamento– tra gli splendori e le magnificenze degli stucchi di Villa Pamphili, in occasione degli Stati Generali – il presidente del Consiglio continua a essere preso di mira dalle opposizioni, seminando però suo malgrado pesanti malumori nel partito che lo ha sempre appoggiato: il M5S.

Tensioni MES. crisi di governo entro fine luglio?

Secondo alcuni rumor riportati da La Repubblica, il ministro degli Esteri ed ex leader del M5S Luigi Di Maio avrebbe confidato ai suoi il rischio di una crisi di governo entro la fine di luglio. Una nuova estate all’insegna di una nuova crisi di governo, dopo quella del 2019 che siglò la fine dell’esecutivo gialloverde M5S-Lega, facendo sorgere il nuovo sodalizio M5S-PD?
Così il quotidiano La Repubblica:
“Nelle ultime ore Di Maio ha confidato ai suoi il rischio di una crisi politica entro fine luglio. Per salvare il governo, è il suo ragionamento, serve un’azione decisa che metta ordine in un Movimento frammentato e litigioso. Sarebbe utile anche posticipare l’attivazione del Mes a settembre. E poi, non è solo un problema della “corrente Dibba”, di quel drappello per ora ristretto di parlamentari pronti a seguire Alessandro Di Battista in un’eventuale scissione. Si saldano posizioni critiche diverse, mosse da ragioni diverse. Sono altamente a rischio di un voto contrario Barbara Lezzi, Gianluca Ferrara, Matteo Mantero, Mattia Crucioli e Cataldo Mininno. Alla Camera, poi – dove è più facile sfilarsi perché la maggioranza non rischia – si metteranno di traverso parecchi deputati – ad esempio, Cabras, Reduzzi e Maniero – come minaccia il sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa: «Serve uno strumento diverso dal Mes. Se passasse, mi dimetterei? Sicuramente ci andrei molto vicino»”.
Insomma, la strategia su cui, secondo alcuni rumor, il presidente del Consiglio starebbe lavorando rischia di fare un grande flop: revoca della concessione ad Autostrade per ottenere il sì del M5S al MES? Per qualcuno improbabile, anche perchè, pur in versione non condizionata, il MES rappresenta uno dei cavalli di battaglia del Movimento. E il no deciso di Alessandro Di Battista dà coraggio ai 5 stelle che non sanno ancora come esprimersi:
“Io sono contrario perché si aggancia a un vincolo esterno che non fa l’interesse nazionale, ma il vero problema è il Patto di Stabilità, va cambiato”, ha detto qualche giorno fa Di Battista a Mezz’ora in più, su Raitre.
L’Ansa riporta un grafico che presenta molto bene la scissione in atto nel M5S (alle prese ora anche con la notizia bomba dei presunti finanziamenti ricevuti dal Venezuela):
Ci sono così i contiani, seguaci di Conte (che comunque, ricorda Di Battista, non è un M5S, visto che non è iscritto al Movimento); e ci sono  i puristi, leali ai diktat grillini. In mezzo c’è appunto lui Conte.
Che starebbe pensando, con un suo proprio partito, di recidere il cordone ombelicale che lo lega al M5S.
Così commenta la caotica situazione politica italiana Wolfango Piccoli, Co-President di Teneo Intelligence:
“Nel corso della crisi COVID-19, la popolarità di Conte è salita, tanto che i recenti sondaggi suggeriscono che un suo partito (che si chiamerebbe Con-Te, With You) potrebbe assicurarsi il 12-14% dei consensi, principalmente (il 60% circa) a spese del M5S e del PD. Se poi Conte diventasse leader del M5S, il partito guadagnerebbe in popolarità, con il tasso di approvazione che salirebbe dal 19% al 29%“. Piccoli ricorda però la volatilità dei sondaggi, consigliando di prendere questi numeri con le pinze.
Detto questo, lo scenario appare fosco sia per il PD che per il M5S.
Visto il quadro politico, Teneo ritiene che “sarà cruciale per la tenuta di Conte assicurarsi il sostegno degli gruppi industriali, come Confindustria (e al momento il numero uno Carlo Bonomi è tutto fuorché soddisfatto) ma anche dei sindacati. Se ricevesse questo endorsement, (il presidente del Consiglio) potrebbe rimanere al suo posto almeno fino a settembre, avendo il pretesto di lavorare su un Recovery Fund per l’economia (italiana) che, negli ultimi giorni, ha promesso di lanciare proprio a settembre”.
Certo, la questione del MES è alquanto spinosa, visto che il Fondo salva stati “è diventato un aspetto tossico per la politica italiana”. E un eventuale ok al piano di aiuti di circa 36 miliardi al tasso di interesse dello 0,1% potrebbe secondo Piccoli provocare fratture ancora più insanabili in seno al M5S. “Vista l’alta posta in gioco, Conte farà decidere così, probabilmente, il Parlamento”.

A settembre, test elezioni regionali

La calma apparente potrebbe durare al massimo fino a settembre:
“Alla fine di settembre – scrive Piccoli – gli elettori (italiani) avranno la prima opportunità di esprimere un giudizio sugli interventi lanciati dal governo durante la crisi. Le elezioni (con il primo round previsto per il 20-21 settebre) in sette regioni (Campagnia, Puglia, Marche, Toscana, Liguria, Veneto, Valle d’Aosta) e in più di 1000 Comuni, così come il referendum confermativo per ridurre il numero dei parlamentari, rappresenteranno un momento delicato per il premier e i partiti della coalizione”.
Ancora, “la confluenza di diversi fattori fa pensare al rischio di tensioni sociali dopo l’estate. Diverse scadenze fiscali sono state spostate a settembre a causa della crisi; sempre in quei giorni scadrà la sospensione dei pagamenti degli interessi al MES su prestiti per un valore di 220 miliardi di euro circa. Le tutele sul lavoro dovrebbero scadere anch’esse, precisamente il 31 ottobre”.
E’ in questo contesto che gli elettori italiani saranno chiamati a dare il loro voto. E “mentre i costi economici e sociali della pandemia diventeranno drammaticamente chiari in autunno, una tempesta si sta già formando (in Italia), a causa dell’incapacità della burocrazia di erogare gli aiuti che sono stati promessi dallo stato, sia agli individui che ai lavoratori”.
Piccoli conclude la sua nota ricordando che, nel report dello scorso 15 giugno, l’Istat ha indicato che soltanto un terzo delle aziende che hanno chiesto aiuti finanziari li ha poi effettivamente ricevuti”. E’ più che possibile, di conseguenza che la pazienza di molti di quegli elettori che si recheranno alle urne a fine settembre, sarà arrivata ormai al limite.