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Stati Generali, la parola a Bonomi (Confindustria): ‘maxi debito rende Italia paese Ue più esposto a venti di crisi’

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Il fisco dovrebbe essere sottoposto a una riforma pluriennale, affinchè sia “una leva e non un ostacolo allo sviluppo”, e si dovrebbe agire, in particolare sulla “zavorra del cuneo” visto che, se prima si è intervenuti “giustamente” a favore dei lavoratori, ora “occorre pensare da subito a ridurre la quota a carico delle imprese”. E’ quanto scritto nella prefazione del libro “Italia 2030. Proposte per lo sviluppo”, che il presidente di Confindustria Carlo Bonomi consegnerà oggi al presidente del Consiglio, nell’incontro a Villa Pamphili.

Carlo Bonomi, numero uno di Confindustria, incontrerà il premier Conte in occasione degli Stati Generali
Foto Claudio Furlan – LaPresse
10 Gennaio 2020 Milano (Italia)
cronaca
Firma protocollo d’intesa tra Confindustria e Confimprese presso la sede di Assolombarda
Nella foto: Carlo Bonomi

La frustrazione degli industriali verso il governo Conte e verso la gestione della crisi più forte dal Dopoguerra esplosa con la pandemia da coronavirus è incisa nero su bianco nella prefazione del volume.
Già ieri, nell’intervista pubblicata dal quotidiano francese Les Echos, Bonomi aveva detto chiaramente che “l’Italia sta scegliendo di favorire l’assistenza anziché liberare l’energia del settore privato”.

Nella premessa del volume “Italia 2030. Proposte per lo sviluppo” si legge, inoltre, che “ogni tentativo di perseguire soluzioni nel breve periodo attraverso bonus a tempo, interventi a margine nel sistema fiscale, o nuova spesa sociale con improvvisati nuovi strumenti che si sommano confusamente alla congerie esistente, si è rivelato un’illusione negli anni alle nostre spalle”.
“Un’illusione molto onerosa (tra l’altro), considerando le risorse di finanza pubblica disposta tali fini, senza mai conseguire gli effetti annunciati d’innalzamento del Pil potenziale. E anche tale da continuare ad accrescere l’ingentissimo debito pubblico italiano”.
A tal proposito, Bonomi ha auspicato che prosegua la lotta al debito pubblico, che secondo le stime è destinato a volare fino al 160%, 60 punti in più rispetto alla media europea.
Il punto è che “il Def non dice nulla in proposito”, mentre “l’Italia dovrebbe per prima porre sul tavolo una proposta di accordo pluriennale”: ciò renderebbe più forti le istanze italiane sull’intero pacchetto delle proposte su cui si muove la Commissione Ue. Per non parlare del fatto che “il maxi debito italiano ha continuato a renderci il paese Ue più esposto ai venti di ogni crisi. E che ci vede colpiti dal virus con molta minor capacità d’intervento rispetto agli altri grandi paesi europei”.
Per Bonomi sarà fondamentale “riorientare il Paese verso la crescita del lavoro, del reddito, della produttività e dell’innovazione”, per fare in modo che l’Italia recuperi la perdita del Pil: perdita pari a -10 punti nel 2020, che si aggiunge a quella di tre punti che, ancora a fine 2019, “ci separavano dal livello del 2008”.
L’affondo di Bonomi va oltre. Il presidente di Confindustria attacca infatti Conte anche sulla gestione di questa Fase 3 della crisi da coronavirus.
“E’ mancata finora una qualunque visione sulla Fase 3, da far seguire a chiusure e riaperture. La fase cioè in cui definire sostegni immediati alla ripresa di investimenti per il futuro, riprendendo e potenziando in toto l’impianto d’Industria 4.0” e “affiancandovi un grande piano Fintech 4.0”.
In particolare, “é stato un errore non avere approfittato dei due mesi di lockdown e di emergenza sanitaria per definire una metodologia di prevenzione, basata sulla raccolta di dati ricavati da tamponi e test sierologici di massa, da convogliare con tecnologie digitali a presidi di medicina territoriale per la diagnostica precoce, così da rendere possibili eventuali restrizioni ma solo su base microgeografica”.
Ancora: “E’ impensabile continuare ad accumulare nuove forme di cassa integrazione e di sostegno al reddito sommandole ai troppi ed eterogeni strumenti già esistenti. Col risultato che i fondi sono tardi e lenti nel tradursi in trasferimenti, esattamente come si sono rivelati inadeguati i tempi per il sostegno di liquidità alle imprese”.
Bonomi ha affermato anche che “non è una grande idea chiedere alle imprese di indebitarsi mentre devono continuare a pagare le imposte”.
Sul Recovery Fund, l’auspicio è che le risorse europee vadano utilizzate tutte “in modo rapido e massivo”, visto che ci sono più di 110 miliardi “impegnabili a breve”. I fondi dovrebbero servire anche per riequilibrare il welfare con strumenti che “l’ordinamento Ue offre per misure energiche di finanza pubblica volte alla crescita”.
L’Italia – emerge ancora dal testo della prefazione del volume – ha infine bisogno di una “democrazia negoziale” costruita su una “grande alleanza pubblico-privato”, in cui chi è al timone “non ha delega insindacabile per mandato elettorale, ma dialoga incessantemente attraverso le rappresentanze del mondo dell’impresa, del lavoro, del terzo settore, delle professioni, ricerca e cultura”.
Insomma, il nuovo presidente di Confindustria Carlo Bonomi boccia in toto l’operato del governo.
Dal canto suo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non rimane zitto e, in intervista rilasciata al direttore di Fanpage.it, Francesco Piccinini, nella terza giornata degli Stati generali a Villa Pamphili.
“Mi dicono che quando c’è un nuovo insediamento c’è una certa ansia da prestazione politica. Io dal dottor Bonomi e da tutti gli associati mi aspetto un’ansia da prestazione imprenditoriale, è questo il loro scopo”.
“Noi comunque – ha aggiunto Conte – ci siamo e saremo al loro fianco per promuovere il Made in Italy anche all’estero, per sostenere l’export, per aiutarli anche per quanto riguarda la domanda interna, che è in forte calo”.